D-Repubblica.it 15 maggio 2018. Perchè è importante educare i figli a un consumo consapevole. Intervista a A. Lucattini

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15 Maggio 2018

Shopping: perché è importante educare i figli al consumo consapevole

Intervista ad Adelia Lucattini di Federico Biserni

Introduzione: La psicoanalisi si interroga da Freud in poi, su come aiutare i bambini e gli adolescenti a porre un limite e un contenimento all’eccesso e paradossalmente alla carenza  di oggetti,  di sensazioni, di agiti, di emozioni. Come sviluppare, oggi, nei genitori, nelle metacornici culturali e nelle istituzioni sociali una funzione contenitiva, di mediazione, simbolizzante che favorisca la crescita del pensiero e si opponga alla diffusione delle patologie del narcisismo e del legame intersoggettivo, prevalenti nella nostra società? Adelia Lucattini, Psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana, facendo riferimento a miti moderni e con un linguaggio  scevro da ogni intellettualismo per dialogare con tutti, spiega  perché è importante educare i figli al consumo consapevole (Maria Naccari Carlizzi)

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15 Maggio 2018

Shopping: perché è importante educare i figli al consumo consapevole

Intervista ad Adelia Lucattini di Federico Biserni

Per evitare che lo shopping diventi un rifugio dai problemi bisogna educare bambini e ragazzi a un consumo consapevole. Ne abbiamo parlato con la psichiatra e psicoanalista Adelia Lucattini: bisogna ridare valore, non solo economico, agli oggetti, e guardare a modelli positivi come Kate Middleton.

Comprare fa bene, lo dice la scienza. O meglio, lo dicono dei ricercatori di Taiwan e Australia con una pubblicazione sulla rivista specializzata “Journal of epidemiology and community health”.

Ma se tra gli effetti benefici dello shopping ci sarebbe anche quello di far dimagrire, il rischio di diventare ingordi non è del tutto scongiurato. Forse non di leccornie e manicaretti, ma di acquisti sì, soprattutto in un periodo delicato come quello del passaggio dall’infanzia all’età adulta. Ecco perché ai compiti dei genitori si aggiunge quello di monitorare il comportamento dei figli in fatto di acquisti e di educarli a uno shopping attento e ragionato.

 

Durante l’infanzia le richieste riguardano soprattutto i giocattoli, ma crescendo è facile che l’attenzione dei ragazzi passi all’abbigliamento e alla tecnologia. Le regole però non cambiano: si cercano sempre i prodotti di tendenza. “Gli status symbol e le marche sono molto importanti per bambini e ragazzi perché sanciscono un’appartenenza a un gruppo, non importa se sia reale o immaginario”, ci spiega Adelia Lucattini, psichiatra e psicoanalista, “il valore anche economico di questi oggetti attribuisce un valore anche a chi lo possiede e lo indossa. Quando lo status symbol o il prodotto di marca è associato al suo vero valore i ragazzi ne vanno orgogliosi, imparano a sceglierlo con cura e si avvicinano a quello che viene chiamato consumismo consapevole: gli oggetti che vengono acquistati, anche se economicamente impegnativi, sono apprezzati sia per la loro bellezza che per il loro valore intrinseco”.

 

Andiamo con ordine però: che rischi possono correre i nostri figli?

 

“Durante l’adolescenza le cadute depressive sono frequenti. Lo shopping in questi casi va a riempire la sensazione di vuoto e di solitudine tipica della depressione adolescenziale.

L’educazione al consumo consapevole permette di non cadere nello shopping compulsivo e compensativo, disturbi dai quali sono affetti oggi molti adolescenti”.

 

Cosa possono fare dunque i genitori per educare al consumo consapevole?

 

“I genitori devono aiutare i figli ad attribuire un valore all’oggetto, sia materiale che non. Per prima cosa bisognerebbe far comprendere ai ragazzi il valore reale degli oggetti acquistati:  educandoli alla bellezza e, quando possibile, spiegando loro il processo creativo e produttivo che sta dietro. Si può ad esempio raccontare la differenza tra un capo di un prontista e la creazione di uno stilista, o quella tra un giocattolo a basso costo prodotto in serie e uno fabbricato con materiali migliori e con un design più curato. O ancora: sottolineare con l’aiuto del tatto e della vista la differenza tra un tessuto di buona qualità e un filato scadente.

In secondo luogo poi bisognerebbe preoccuparsi della parte immateriale: ogni acquisto ha un valore transizionale, come teorizzato da Donald Winnicott, che lo rende rappresentazione delle persone a cui si vuole bene. Il problema è che quando questo valore viene meno, l’oggetto viene ‘reificato’, perde ogni significato e diventa un prodotto di cui non si riesce a prendersi cura, a indossare con piacere, a utilizzare con soddisfazione. È dunque compito dei genitori facilitare la conservazione di questo valore transizionale creando, per esempio, delle occasioni speciali che giustifichino regali più preziosi. Come fanno anche i Brangelina”.

 

Intende Brad Pitt e Angelina Jolie?

 

“Sì, esatto. Se si dà un’occhiata alle fotografie delle uscite pubbliche della ex-coppia con i figli si può vedere come tutta la famiglia alterni look curati e griffati dalle migliori maison di moda quando sono sul red carpet, con abiti semplici, economici e spesso no-logo quando escono per una passeggiata, vanno in palestra o a fare acquisti. I due legano quindi l’uso di abiti costosi e preziosi, per se stessi e per i figli, a occasioni particolari2.

 

Ci sono altri esempi simili da cui trarre spunto?

 

“Certo: una su tutte Kate Middleton. La moglie del Principe William ha fatto scuola riuscendo ad essere impeccabile con abiti da pochi euro nelle uscite pubbliche più soft, usati anche più occasioni, per poi indossare creazioni di Alexander McQueen o Jenny Peckham in presenza della Regina Elisabetta”.