Il Messaggero 15/04/20 Quanti sogni strani nell’era dell’epidemia

Il Messaggero

15 aprile 2020

Riccardo De Palo

 

Quanti sogni strani nell’era dell’epidemia

 

Stress da quarantena, timori di contagio:  crescono gli incubi e le situazioni oniriche ansiogene e insolite. Paura di andare a  dormire? La ricercatrice  Deirdre Barrett spiega come”pilotare” le immagini notturne.

 

Introduzione: Come dare senso al fiorire dell’attività onirica al tempo del coronavirus?  Si possono davvero pilotare le immagini notturne come alcuni ricercatori paradossalmente suggeriscono o  bisogna limitarsi a interpretare i sogni all’interno di una più complessa funzione onirica come gli psicoanalisti, a loro volta,  propongono? La prof.ssa Anna Maria Nicolò, neuropsichiatra infantile, membro ordinario AFT della S.P.I e dell’I.P.A.,  Presidente della Società Psicoanalitica Italiana,  e il dottor Stefano Bolognini, psichiatra, membro ordinario AFT della S.P.I e dell’I.P.A.,  Past President della S.P.I. e dell’I.P.A  analizzano la drammatica realtà emotiva odierna e i sogni a questa connessi(Maria Naccari Carlizzi).

 

Il Messaggero

15 aprile 2020

Riccardo De Palo

 

Quanti sogni strani nell’era dell’epidemia

 

Stress da quarantena, timori di contagio:  crescono gli incubi e le situazioni oniriche ansiogene e insolite. Paura di andare a  dormire? La ricercatrice  Deirdre Barrett spiega come”pilotare” le immagini notturne.

 

Quanti sogni all’epoca del coronavirus, immagini oniriche vivide, cinematografiche, spesso opprimenti  come in un  romanzo di Orwell; oppure incubi terrificanti, che ci svegliano di soprassalto. Molti psicologi – in  tutti i paesi interessati dall’epidemia – hanno notato che, in questo periodo, le persone sognano più del solito, e spesso ricordano tutto,  in maniera vivida persistente. Questo, perché, spiegano, dobbiamo elaborare la realtà che ci circonda, renderla accettabile, farcene una ragione oppure- è il caso degli incubi – non ci riusciamo, poiché il ricordo del trauma che abbiamo vissuto è ancora troppo potente.

La tecnica

Il New York Times ha raccontato il fenomeno  in un  lungo articolo, in cui si spiega anche come cercare di “ scegliere” cosa sognare. Deirdre Barrett è una psicologa e ricercatrice dell’Harward Medical School, che ha studiato questi temi per decenni, e che sta raccogliendo dati sugli effetti della pandemia sulle nostre menti. Molti americani, ha notato, hanno subito un – cambiamento significativo- nelle loro vite; e questo non può che ripercuotersi sulla qualità (e sulle immagini) del sonno.

Paura di spegnere   la luce del comodino? Per la dottoressa Barrett, è possibile decidere, entro certi limiti, cosa sognare, seguendo una certa tecnica. Lei  la chiama ”incubazione”.  Vediamo come funziona.

Bisogna scegliere, anzitutto, quale esperienza vogliamo vivere: un volo, per esempio:- Se siete bravi a visualizzare un’immagine, pensate di librarvi nell’aria- ha detto Barrett al quotidiano americano. Se invece avete difficoltà a mettere a fuoco un’immagine col pensiero, prendete una foto, o un oggetto relativo al tema prescelto, contemplatela e lasciate che sia  l’ultima cosa che vedete, prima di spegnere la luce -.

Bisogna poi continuare a concentrarsi su quella stessa immagine nel dormiveglia, finché non si cede al sonno. Secondo l’esperta, questo sistema ha una buona possibilità di riuscita; anche se non sempre va a buon fine. – Vale comunque la pena di provare -, dice.

Anche gli psicologi italiani hanno notato l’incremento di lavoro onirico, in questi giorni. – Io stessa- dice Anna Maria Nicolò, presidente della Società Psicoanalitica Italiana – che ieri ha avuto una giornata complicata di lavoro, ho sognato che mi trovavo a un concerto con degli amici; e mi sono detta: ma come è possibile che io sia qui, in un tale assembramento di persone, proprio ora che c’è il coronavirus? –

– Il sogno – dice Nicolò – serve alla nostra mente per elaborare gli aspetti conflittuali, di tensione, attingendo alla realtà quotidiana, ai residui diurni- . Quando un paziente sogna, dice, è un fatto positivo: – Vuol dire che sta trasformando le angosce in pensieri – . Per capire l’importanza di questo processo, basti citare gli schizofrenici, che – non sognano e hanno piuttosto manifestazioni psicotiche come le allucinazioni -. L’incubo è – un sogno interrotto- , è il segnale che – non siamo riusciti a portare avanti questa attività di trasformazione importante -.

Nicolò nota anche alcuni fenomeni interessanti, nei gruppi familiari o nelle coppie, costretti alla separazione, oppure alla convivenza forzata:- Può succedere che uno si faccia avanti come il portavoce di tutti, attraverso un sogno, dando espressione a contenuti fantasmatici comuni a tutti gli altri; oppure- è il caso delle coppie – ci sono contenuti condivisi, per cui uno sogna un aspetto, e il partner ne sogna un altro -.

Spettacolare

Anche Stefano Bolognini, psicoanalista e psichiatra,  ex presidente dell’International Psychoanalitical association, ha notato il fenomeno:- Molti miei colleghi hanno rilevato che stiamo sognando molto, che stiamo ricordando molto i nostri sogni: i contenuti onirici hanno inoltre una qualità sicuramente traumatica-. Anche senza un riferimento diretto alla pandemia ,- ci sono però situazioni che sarebbero assolutamente adatte a film di fantascienza con atmosfere di qualità persecutorie, angoscianti, pervasive, cinematografiche -.

Un esempio? – Situazioni in cui un gruppo di persone deve correre ai ripari perché c’è una minaccia incombente. Si preparano situazioni protettive, oppure si fugge su una montagna; ma con una modalità molto spettacolare -.

Insomma, come accade nei casi traumatici, – la nostra mente non realizza completamente che tutto ciò che stiamo vivendo è proprio vero -; c’è ancora bisogno di un lavoro onirico per  – renderci conto- di cosa stiamo vivendo, e che fino a poco prima – non ci aspettavamo assolutamente -.

Una volta terminata l’emergenza, moti, soprattutto gli operatori sanitari impegnati in prima linea – avranno bisogno di un lungo periodo per metabolizzare – quanto accaduto. Sarà come aver vissuto una guerra un po’ fantascientifica, metafisica: non vediamo il nemico davanti a noi, ma sappiamo che serpeggia, invisibile, dappertutto-   Riccardo De Palo