la Repubblica 21/04/20 Come ripensare spazi pubblici e privati e usare meglio il verde C.Schinaia

la Repubblica,21/04/2020

Come ripensare spazi pubblici e privati e usare meglio il verde

 

la Repubblica ed. Genovese

21/04/2020

 

Introduzione: Possiamo immaginare un ambiente più adatto alle nostre esigenze ? A partire dall’epidemia il nostro modo di vivere gli spazi è cambiato  e nuove necessità si sono affacciate all’orizzonte. Il dottor Cosimo Schinaia insieme all’architetto Enrico Pinna riflettono su un modello di sviluppo capace di mettere in relazione luoghi e spazi fino ad oggi lontani creando una mobilità diversa e  ridefinendo un rapporto uomo-ambiente più sostenibile e più in linea con i tempi.(Maria Antoncecchi)

 

Cosimo Schinaia, psichiatra e psicoanalista, autore di “Interno esterno. Sguardi

psicoanalitici su architettura e urbanistica”, ed. Alpes, Roma.

Enrico Pinna, architetto e presidente AMS

 

la Repubblica ed. Genovese

21/04/2020

 

Come ripensare spazi pubblici e privati e usare meglio il verde

 

 

Articolo comparso sull’edizione genovese del quotidiano “La Repubblica” il 21/04/ 2020 p. 7

 

Come ripensare spazi pubblici e privati e usare meglio il verde

 

Pur essendo l’epidemia da coronavirus percepibile come una novità di straordinaria intensità che rompe le usuali relazioni, è però accompagnata da aspetti di continuità con alcune situazioni del recente passato. La globalizzazione dell’economia, la presenza di Internet, la compressione dello spazio e la modificazione del tempo nelle comunicazioni, nonché l’inquinamento ambientale, sono alcuni dei fenomeni che hanno preceduto e accompagnato questa fase e che, avendo penetrato nel nocciolo duro dell’esperienza psichica, hanno cominciato a ristrutturare le transazioni inconsce tra gli esseri umani. Dobbiamo riconoscere la transitorietà ed evitare di trarre conclusioni catastrofiche del tipo “tutto è cambiato” o, per converso, conclusioni consolatorie del tipo “sostanzialmente nulla è cambiato”.

Sono molte le interrogazioni sia in termini di vivibilità che di modello di sviluppo, evitando di fare salti idealistici. I cambiamenti necessitano di fasi intermedie, in cui l’audacia e la cautela vadano a braccetto. La prima domanda è: quali cambiamenti possiamo apportare al nostro modo di costruire e abitare, evitando di farci corrodere dal sospetto del contagio, fabbricando l’anonimato e distanziando i corpi? Diverse sono le proposte di ospedalizzare gli spazi domestici, dotandoli di apparecchiature, che potrebbero via via scomparire dopo la comparsa del vaccino anti-Covid-19. Ragioniamo, però, in termini prospettici e preventivi, non in stato di guerra contro un misterioso virus.

Si devono pensare appartamenti con meno open space e più spazi per preservare l’intimità: rivalutare sia i corridoi, ordinatori delle funzioni spaziali, sia il genovesissimo poggiolo che durante l’epidemia ha permesso l’incontro non virtuale di suoni e voci. E provvedere a condizioni più degne per gli anziani non indipendenti, quelli che potrebbero stare in famiglia, se le case fossero più adatte ad ospitarli.

In tal senso la soluzione che hanno attuato Lacaton e Vassal a Parigi e Bordeaux è semplicissima. Aggiungendo un pezzo all’edificio hanno dato circa 30 mq a ciascuna delle mille abitazioni esistenti. Ogni famiglia ha potuto decidere di adoperarlo come terrazzo, giardino pensile, stanza per giovani o anziani.

Queste ristrutturazioni sono l’occasione per adeguarsi alle norme antisismiche.

Spazio privato e spazio pubblico debbono quindi essere flessibili. Nel tempo sono stati trasformati gli anfiteatri romani, le chiese e le fabbriche. Dobbiamo continuare a riconvertire, anche negli ambiti storici facendo spazio a nuovi usi e più vegetazione.

In una cartolina postale inviata  alla moglie nel 1905, Freud evidenzia la mancanza di verde a Genova: “Tutto pietra, solo vie… e piazze con palazzi, inoltre il porto, fortezze, il mare, il cimitero, tutto estremamente elegante”. In realtà Genova ha spazi verdi ne ha, ma sono male o per niente collegati fra loro. E in tempi di necessario “distanziamento sociale” sono poi scarsamente fruibili. Occorre quindi connetterli fra loro e averli sul nostro cammino per raggiungere il lavoro, la scuola, gli uffici pubblici, gli ospedali. La mobilità entro un ambiente più sano è il tema che sta impegnando città grandi e piccole quali Parigi, Copenhagen, Vienna, Melbourne, Barcellona, Grenoble, riducendo il traffico automobilistico a favore di tragitti percorribili a piedi o in bicicletta (ca 20min). È una sorta di Green New Deal che prevede un sensibile decentramento, tema caro ai cittadini della Lanterna. A Genova riqualificando il verde e concatenandolo, si formano corridoi ecologici che si innestano nel sistema delle vie e delle piazze e ogni quartiere può averne almeno uno che va dai monti al mare: da Coronata a Villa Bombrini, dal Righi all’Hennebique, dai Forti alla Foce etc. Strategie come questa sono state adottate in Europa tramite  adeguati finanziamenti e hanno prodotto performance economiche.

Lavorando sulle piccole cose si può ottenere più qualità – dell’aria e non solo – per quel nostro palinsesto imprevedibile di traiettorie, sguardi e pensieri che abbiamo nella mente e nelle gambe e ci accompagna nella giornata.

 

Enrico Pinna, architetto e presidente AMS

Cosimo Schinaia, psichiatra e psicoanalista, autore di “Interno esterno. Sguardi

psicoanalitici su architettura e urbanistica”, ed. Alpes, Roma.