La Sicilia 22/9/2019 Una società senza la cultura della cura dei bambini SPI Catania

La Sicilia

22 settembre  2019

UNA SOCIETA’ SENZA LA CULTURA DELLA CURA DEI BAMBINI

Riccardo Romano, Alessandra Astorina, Cinzia Carroccio, Angelo Garigliano, Lucia Mongiovì, Nicola Nociforo

 

Introduzione: Il mondo è cambiato e il malessere contemporaneo  ha rimosso la percezione dell’inconscio freudiano con un incremento dei disturbi del pensare e con il prevalere della cultura del narcisismo gruppale, che non garantiscono lo spazio di crescita psichica del cucciolo umano, biologicamente prematuro e indifeso. Gli psicoanalisti della SPI di Catania: Riccardo Romano, Alessandra Astorina, Cinzia Carroccio, Angelo Garigliano, Lucia Mongiovì, Nicola Nociforo commentano l’evento tragico del bambino dimenticato in macchina.  (Maria Naccari Carlizzi)

 

La Sicilia

22 settembre  2019

UNA SOCIETA’ SENZA LA CULTURA DELLA CURA DEI BAMBINI

Riccardo Romano, Alessandra Astorina, Cinzia Carroccio, Angelo Garigliano, Lucia Mongiovì, Nicola Nociforo

Un evento tragico che accade in una comunità cittadina e ne coinvolge l’emotività ha bisogno di essere capito a fondo prima di emettere giudizi che fanno ritenere alla gran parte della gente, falsamente, che è tutto compreso e tutto sotto controllo. La necessità è chiaramente difensiva contro l’angoscia. Questa necessità induce privati e istituzioni a promulgare false verità con l’intento di placare la paura della diffusione e del contagio di drammatici comportamenti di individui o gruppi, ma le conseguenze nella comunità cittadina possono essere deleterie perché annullano l’allarme ansioso e spingono ad assumere certezze false che non inducono a capire la verità e a sfuggire dall’assumere decisioni e azioni inadeguate a risolvere i problemi. C’è stato nella città di Catania un evento tragico esemplificativo purtroppo di quanto si è detto finora. Un padre dimentica il figlio chiuso in macchina che muore. Un evento già avvenuto a Catania e decine di altre volte in diverse città italiane negli ultimi anni. L’evento immediatamente suscita una serie diversificata di reazioni: di commozione, di pena, di angoscia, di turbamento identificatorio, di disinteresse forzato, di giudizio, di non volerci pensare ne parlarne.   Tutto questo quindi richiede una risposta veloce e tranquillizzante. Gli esperti vari, specialisti o tuttologi, cominciano ad emettere diagnosi che come sempre nei casi di allarme sociale hanno il compito di placare l’angoscia dell’ignoto con parole difficili che non consentono di capire veramente il fenomeno. In questo caso sono state prodotte diagnosi di tipo psichiatrico, come quella di amnesia dissociativa o quella di amnesia temporanea. L’amnesia dissociativa è una sindrome psichiatrica molto grave che ha fenomeni di continuità temporale e che quindi in modo evidente non vi rientra il caso in questione; l’amnesia temporanea è negata dal fatto che questi padri hanno chiara in mente l’esistenza del figlio e sicuramente lo pensano con gioia o preoccupazione durante tutto il tempo in cui hanno lasciato chiuso il bambino in macchina, il quale è impotente ad ogni possibile soluzione. Al contrario di cani lasciati chiusi in macchina i quali hanno la possibilità di richiamare l’attenzione esterna con l’abbaiare. Sono state formulate diagnosi di tipo psicologico come quella di disturbo dell’attenzione che è associabile all’amnesia. Infine esiste una possibile diagnosi di tipo psicoanalitico e cioè di dimenticanza. Potrebbe sembrare banale rispetto alla gravità del fenomeno. Il meccanismo della dimenticanza è lo stesso sia per dimenticanze banali, quali lasciare aperta la macchina o non chiudere la porta di casa o per dimenticanze gravi come quella di lasciare chiuso il figlio in macchina. La dimenticanza è inquietante perché può capitare in ogni momento ad ognuno di noi.  La dimenticanza insieme agli atti mancati sono stati i primi sintomi che Freud ha studiato della psicopatologia della vita quotidiana. Freud ci ha chiarito che il protagonista di questo fenomeno è l’inconscio che spesso determina involontariamente di compiere azioni od omettere azioni che avranno nella vita dell’individuo, banali o gravissime conseguenze. Il problema attuale della nostra comunità cittadina come quello di tutte le comunità italiane e oltre, è quello di aver fatto scivolare la presenza consapevole dell’inconscio nella omertà diffusa, che induce a non parlare più dell’inconscio, di non prenderlo sul serio, di deriderlo come una vecchia fissazione della psicoanalisi. Il fatto è che relegando l’inconscio, che è pur sempre presente, nell’area della segretezza omertosa non più tanto nei confronti della mafia, ma nei confronti della conoscenza profonda di sé, l’individuo non è più portato a mantenere un rapporto libero da pregiudizi con se stesso, ma negando l’inconscio costringersi a subirne i condizionamenti alcune volte tragici. Pregiudizi che impediscono di riconoscere la complessità dinamica della nostra mente, per cui si nega l’ambivalenza possibile, ma sempre più diffusa, dei sentimenti. Ambivalenza che può portare ad atti feroci o a dimenticanze o, cogliendo i segnali, a riuscire a pensare gli impulsi negativi dei nostri sentimenti e quindi ad evitare di agirli. La gente non vuole più pensare ed è viva una cultura del fare e dell’apparire piuttosto che dell’essere. Non vogliamo trascurare l’importanza del gruppo che può essere quello della comunità cittadina o del piccolo gruppo familiare o degli amici o dei colleghi.  Gruppi che non portano avanti una cultura della cura dei bambini, ma al contrario esercitano, al di là delle ipocrisie, un attacco nei confronti dei bambini, nei nidi, nelle scuole, in famiglia, nella mancanza di verde, di parchi, di giochi dedicati esclusivamente ai bambini senza appropriazione degli adulti, di mancanza del valore della speranza di cui sono portatori esclusivi i bambini.

Gli psicoanalisti di Catania

Riccardo Romano

Alessandra Astorina

Cinzia Carroccio

Angelo Garigliano

Lucia Mongiovì

Nicola Nociforo