Il Lavoro, 16 novembre 2018. “Medici e psicoanalisti costretti a lasciare Genova dopo le leggi razziali del ‘38”  di Cosimo Schinaia

Il Lavoro, ed.genovese di “la Repubblica”

 16 novembre 2018

Medici e psicoanalisti costretti a lasciare Genova dopo le leggi razziali del ‘38

 di Cosimo Schinaia

 

Introduzione: Per non dimenticare rievocare la memoria di quegli eventi e ricordare: “ Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre”. Primo Levi

Cosimo Schinaia, Psichiatra, Psicoanalista Ordinario, aft, rende onore ai medici e agli psicoanalisti costretti a lasciare Genova, dopo le leggi razziali del 38. (Maria Naccari Carlizzi)

 

Il Lavoro, ed.genovese di “la Repubblica”

16 novembre 2018

Medici e psicoanalisti costretti a lasciare Genova dopo le leggi razziali del ‘38

 Cosimo Schinaia

La memoria è spesso oggetto di contese e divisioni e può essere declinata in tanti modi quanti sono i testimoni, gli interpreti, gli esegeti, perché è materia viva che si intreccia con le nostre esistenze, con il nostro modo di vedere il presente e il futuro. Un conto però è prendere atto delle diverse possibili declinazioni, un altro è negare le pulsioni razzistiche che hanno caratterizzato la nostra storia e specificamente quanto avvenne in Italia con le leggi razziali del 1938. Oggi questa operazione falsificante è impossibile anche per il più incallito dei negazionisti.

Le separazioni a cui sono stati obbligati i professionisti ebrei con le leggi del ’38 sono state violente, traumatiche, brutali, profondamente non desiderate. Hanno dovuto nascondersi, patire ingiustamente l’allontanamento dai loro interessi scientifici ma hanno portato anche in alcuni casi passaggi, transizioni da un paesaggio culturale all’altro, passaggi d’idee, trasposizioni di concetti, di modelli da un mondo all’altro.

Le sofferenze che questi professionisti costretti ad emigrare, in fuga dalla loro terra, hanno sperimentato, li hanno spinti ad accogliere con più sensibilità le sofferenze dei nuovi pazienti che hanno incontrato.

Sono tre i professori ordinari della facoltà di Medicina e Chirurgia di Genova, che hanno dovuto lasciare l’insegnamento perché ebrei, tutti di alto profilo scientifico.

Amedeo Dalla Volta, Ordinario di Medicina legale. Dopo l’espulsione si rifugia probabilmente nella sua Mantova. Il reinserimento del docente avviene lentamente, perché la sua cattedra è occupata. e il problema è risolto con la creazione di una cattedra per una nuova disciplina, Psicologia, cui egli è assegnato. La soluzione in questo senso, sostenuta da padre Agostino Gemelli, della Università Cattolica, permette al Dalla Volta di continuare una intensa attività universitaria, conclusasi con il suo collocamento a riposo nel 1967.

Ugo Lombroso, figlio di Cesare Lombroso, il noto criminologo positivista  esponente di spicco della fisiognomica, la disciplina che pretendeva di dedurre i caratteri psicologici di una persona attraverso l’aspetto fisico, è Ordinario di Fisiologia Umana. Ha studiato nei principali laboratori europei, in Germania, Olanda, è accademico dei Lincei etc. È soprattutto uno scienziato più che un clinico. E, ancora, può essere considerato il fondatore della Chimica biologica in questa università, dove fonda una scuola di livello internazionale. Non è però iscritto al partito fascista, per cui viene cacciato. Reintegrato nel 1945, dopo avere vissuto anche di nascosto a Torino, torna a Genova. In questa università termina la sua carriera e conclude la “fondazione” della sua scuola. Muore il 20 maggio 1952.

Angelo Rabbeno, è professore ordinario di Farmacologia, farmacologo di grande prestigio sul piano nazionale e internazionale. Anch’egli verrà reintegrato nel 1945 nell’Università di Genova. Muore a Torino nel 1956.

Oltre i tre professori bisogna ricordare anche tre medici genovesi espulsi dall’Ordine dei Medici: Iso Friedmann, Imre Gottlieb e Aldo Luzzatto.

Furono espulsi anche tre psicoanalisti genovesi, che non ritornarono e fecero però fortuna altrove.

Emilio Servadio, nato nel 1904 a Sestri Ponente, noto perché fu l’unico italiano a pubblicare nel 1935 un lavoro scientifico sulla rivista Imago, diretta da Freud, perché rifondò la Rivista di psicoanalisi nel 1945 e perché nel 1947 ricostituì ufficialmente la Società Psicoanalitica Italiana, diventandone presidente. Nel 1938 emigrò in India, dove svolse il suo lavoro pionieristico di analista a Bombay. Morì a Roma nel 1995.

Ettore Rieti nacque da una famiglia ebrea sefardita il 17 agosto del 1900 ad Alessandria d’Egitto e morì il 14 ottobre del 1968 a New York. Psicoanalista freudiano, criminologo e psichiatra infantile, fondò il Metropolitan Center for Mental Health di New York. Venne in Italia nel 1916 per studiare come pianista concertista, ma si diede poi agli studi psichiatrici ed esercitò come psichiatra nell’Ospedale Psichiatrico di Quarto e dal ‘32 al ‘39 in quello di Cogoleto. Fu tra gli aderenti alla prima Società Psicoanalitica Italiana, fondata nel 1925. Nel 1932 fu fra i fondatori della Rivista Italiana di Psicoanalisi, la cui pubblicazione fu soppressa dal fascismo due anni dopo. In conseguenza delle leggi razziali fasciste, emigrò prima Parigi e poi negli Stati Uniti, dove prese il nome di Hector Joseph Ritey e visse gran parte della sua vita professionale, ottenendo ampia fama. È morto nel 1968. In suo onore è stato piantato un boschetto nella foresta Kennedy in Israele a cura dello Jewish National Fund.

Stefano Fajrajzen nacque a Lodz nel 1910, da padre ebreo e commerciante di legname che si trasferì a Genova (suo fratello Aleksander fu il drammaturgo, attore e regista Alessandro Fersen, amico di Emanuele Luzzati e Giorgio Colli).  Si laureò in Medicina a Genova e si specializzò in Neuropsichiatria. Dopo le leggi del ’38, emigrò in Svizzera e poi a Londra. Nel 1940, come altri cittadini italiani che risiedevano in Inghilterra, fu internato nel campo di concentramento dell’isola di Man. Rientrato a Londra lavorò come pediatra per guadagnarsi (poco) da vivere. Ritornò a Genova, ma poi ripartì per gli Stati Uniti e lavorò all’Hillside Hospital di Long Island a New York. Fajrajzen tornò definitivamente a Roma nel 1961 e divenne didatta della Società Psicoanalitica Italiana. Morì nel 1994.