Lo Jonio 13/6/20 Recensione a “L’inconscio e l’ambiente” di C. Schinaia

“L’inconscio e l’ambiente” di C. Schinaia. Recensione di S. Vessella

Lo Jonio, 13/6/2020

Recensione a “L’inconscio e l’ambiente”

di Cosimo Schinaia

Lo Jonio,13 giugno 2020

 

Introduzione: Una recensione al libro di Cosimo Schinaia ‘L’inconscio e l’ambiente. Psicoanalisi e ecologia’ che affronta  le problematiche relative all’equilibrio uomo-ambiente, con particolare attenzione al superamento del conflitto tra salute e lavoro e tra ambiente e lavoro e alla diffusione di una cultura rispettosa del luogo in cui abitiamo.

(Maria Antoncecchi)

 

Cosimo Schinaia è psichiatra, psicoanalista membro ordinario AFT della Società Psicoanalitica Italiana e full member dell’IPA.

 

Lo Jonio, 13 giugno 2020

Recensione di Mario Pennuzzi

Quale rapporto ha l’uomo con il suo ambiente? Il tema è stato affrontato un numero infinito di volte e trattato in modi diversi condizionati dagli aspetti storici, geografici, culturali e relativi alla  specifica sensibilità  di chi osserva e studia il fenomeno. Il libro di Cosimo Schinaia  : L’inconscio e l’ ambiente uscito in queste settimane  affronta questo tema da un punto di vista psicoanalitico. Cosimo Schinaia è uno psichiatra tarantino, (nato in via Duono come orgogliosamente ricorda) da molti anni vive ed opera a Genova e da qualche anno ha concentrato i suoi studi e riflessioni sul l’influenza dell’ambiente nella vita umana.

L’argomento è di stringente attualità ed in fatti questo XXI è emerso anche lo stretto legame esistente tra la psiche dell’uomo e l’ambiente che lo circonda, non solo nel senso dell’equilibrio che l’uomo può raggiungere nei confronti di una natura amica ed accattivante , (quando essa è così) o  angosciante nemica, o meglio indifferente alle sorti di questa scimmia nuda che è l’uomo: nella psiche dell’uomo sono presenti entrambi gli aspetti e sensazioni aggiunti ad una pretesa che è quella di essere l’unico essere vivente sulla terra in grado di modificare le condizioni naturali, di imporre alla natura, ma è più corretto dire all’ambiente, la propria legge, ed apportare modifiche profonde. Non è un fenomeno nuovo nella storia  l’essere umano è un organismo di successo si è diffuso ed affermato su tutta la terra , in tutte le condizioni e climi andando al di là della madre terra africana da cui proviene. Avanzando ha trasformato il mondo intorno a se, foreste sono state disboscate per far posto ai campi, montagne scavate per ricavare materiali, specie animali si sono estinte mentre l’uomo occupava il pianeta, alcune specie vegetali e animali si sono affermate perché legate all’uomo sia come specie addomesticate sia come commensali parassitari. E’ sempre stato difficile per l’uomo mantenere un equilibrio mentale tra se e le trasformazioni rapide che l’esistenza stessa dell’uomo ha operato, ma che per molti versi non era, e non è, in grado di controllare.

Le trasformazioni, non solo sociali e culturali, ma naturali si sono fatte sempre più rapide aumentando sempre più il senso di incertezza, di liquidità del mondo circostante. Il senso di potenza dell’uomo sull’ambiente, che è capace di condizionare, ha prodotto il senso di angoscia rispetto alla prospettiva del futuro. Persino la letteratura, la cinematografia  si sono riempita di distopie e di scenari apocalittici. Ma anche senza essere travolti dal senso dell’angoscia è cresciuta la certezza che le scelte spesso non pienamente consapevoli e determinate da calcoli sul breve periodo hanno determinato trappole storiche dalle quali non è possibile tornare indietro semplicemente ripartendo da ciò che eravamo un attimo prima. Lo sanno bene i cittadini di quelle realtà attraversate da processi prima di industrializzazione forzata e successivamente di dismissioni: lo sanno bene i cittadini di Napoli, che hanno visto prima la grande industria siderurgica occupare un tratto pregevole del suo territorio, poi lasciare una ferita forse  incurabile. Lo sanno i cittadini di Genova, lo sanno i cittadini di Taranto. Gli abitanti dell’isola di Pasqua scelsero di andare per mare e costruirono canoe, per farlo abbatterono alberi, col tempo gli alberi prima diminuirono poi scomparvero e gli abitanti dovettero rinunciare al mare rimanendo prigionieri della loro piccola isola. Gli errori ambientali possono essere irreversibili. In tutto questo in cosa può essere utile la psichiatria? Certamente nell’ affermare principi di equilibrio e di razionalità che consentano la ricerca di nuove strade. Da cittadino di Taranto, che vive a Genova ,  Schinaia ha potuto conoscere  la contraddizione sin ora esistente tra lavoro e salute, tra ambiente e lavoro. Qual è la soluzione? Dismettere, tornare indietro, lottare per la conservazione di posti di lavoro? Taranto proprio in questi giorni deve riaffrontare questo tema in un passaggio molto stretto. Non è la psichiatria che deve e può dare risposte che spettano alla politica ed alla economia ma può contribuire alla serenità ed alla razionalità delle scelte. Non a caso la parte di questo libro dedicata a Taranto (- stranamente il libro esce oggi in Italia dopo essere stato già tradotto in spagnolo e pubblicato all’estero -)si conclude con l’aggancio agli studi di due importanti studiosi tarantini lo storico Salvatore Romeo e lo scrittore Alessandro Leogrande entrambi fautori del superamento del conflitto lavoro salute, per la ricerca di soluzioni che tenendo conto delle condizioni date (un tempo si sarebbe detto storicamente determinate) si possa salvaguardare entrambe le necessità vitali.