Mashable Italia 12/1/2020. Braccialetti smart e amore digitale. A. Lucattini

12/01/2020

Mashable Italia

 I braccialetti smart quando l’altro è lontano e le nuove frontiere dell’amore digitale

 Intervista a Adelia Lucattini di Livia  Liberatore

 

Introduzione:

Nella digitalizzazione dell’amore che caratterizza la “società ipermoderna” la tecnologia si può sostituire alla relazione, al corpo, ai cinque sensi. Cosa succede nello psichico quando i dati si sostituiscono agli affetti? Adelia Lucattini, Psichiatra, Psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana, esperta di  Psicoanalisi bambini adolescenti, illustra alcuni rischi rappresentati dall’eccesso di tecnologia sulle relazioni (Maria Naccari Carlizzi).

 

12/01/2020

Mashable Italia

I braccialetti smart quando l’altro è lontano e le nuove frontiere dell’amore digitale

Intervista a Adelia Lucattini di Livia  Liberatore

“I braccialetti smart per quando l’altro è lontano e le nuove frontiere dell’amore digitale”

 

Una coppia di braccialetti smart pensati per quando gli innamorati si trovano lontani. Basta un clic e l’altro riceve un leggero tocco sotto forma di vibrazione che gli mostra che il proprio compagno gli sta rivolgendo un pensiero. Sono l’ultima frontiera dell’amore digitale, indossati anche da persone famose, come Shawn Mendes e Camila Cabello.

Un conforto per chi vive una storia a lunga distanza e desidera sentire una vicinanza più fisica all’amato rispetto alle parole scritte in un messaggio. Un modo veloce e “caldo” di comunicare all’altro “sono con te da lontano e ti sto pensando”.

Questi braccialetti, commercializzati per esempio da Bond Touch e da Hey, negli Stati Uniti sono diventati il regalo preferito degli adolescenti, che li usano per inviarsi un contatto fisico virtuale quando non possono scrivere al telefono, come durante le lezioni.

 

Alcuni ragazzi hanno anche inventato una sorta di alfabeto Morse di coppia con questi braccialetti per dare un significato ai loro tocchi: “Quando ho davvero bisogno dell’attenzione del mio ragazzo gli invio quasi dieci touch di seguito”, racconta la youtuber HeyItsTay in un video.

Gli strumenti digitali ci permettono di essere vicini anche da lontani. Se prima dei telefonini marito e moglie non si parlavano fino a sera quando tornavano a casa dal lavoro, magari con solo con una chiamata dal fisso in pausa pranzo, adesso sono in continuo contatto durante il giorno, fra messaggini, e-mail e telefonate.

 

Quali saranno le prossime tappe della digitalizzazione dell’amore? Arriveremo ad amarci senza vederci mai, ad interagire solo attraverso la tecnologia? Sarà possibile abbracciare l’ologramma del proprio amato? Sentire il suo odore con la realtà virtuale?

 

“Nessuna esperienza d’amore sana, matura, naturale può prescindere dal contatto fisico, poiché toccarsi e comunicare attraverso e con il corpo, è una componente fondamentale e imprescindibile degli esseri umani”, commenta la psichiatra e psicoanalista Adelia Lucattini, “in questi ultimi anni è stato dato molto spazio alla possibilità che possa esistere una componente puramente virtuale delle relazioni umane, causando dei fraintendimenti”.

 

La tecnologia e i cinque sensi

 

Una chiamata o un messaggio vocale per ascoltare la voce dell’amato, una call su Skype per vedere il suo volto, un braccialetto per simulare il suo contatto fisico. Udito, vista, e adesso (quasi) anche il tatto. La tecnologia va sostituendo i cinque sensi, protagonisti dell’innamoramento. Non è ancora possibile intrappolare in una bottiglietta il profumo della pelle del proprio amato. Ma l’Internet dei sensi, con gli scienziati che stanno lavorando già per farci sentire gli odori in realtà virtuale, va in questa direzione.

 

“È ormai entrato nell’uso comune il vedersi sullo smartphone o anche sul computer tra familiari lontani, tra genitori e figli, tra nonni e nipoti, tra fidanzati e partners e anche tra amici”, sottolinea Adelia Lucattini, “anche nel vedersi esiste una componente sensoriale, quella visiva che è prevalente nella comunicazione umana oltre che quello uditiva, cioè il parlarsi”.

 

“Il braccialetto sembra essere una sorta di upgrade attraverso la possibilità di evocare non solo con la mente ma anche  grazie al corpo, la presenza dell’altro che si sa essere lontano e attutire così il senso di perdita, di lontananza, di solitudine, di tristezza”, continua Lucattini, “può essere anche un modo per sentirsi rassicurati, dolcemente accarezzati come da bambini, attivando stati della mente molto arcaici che si formano fin da prima della nascita e maturano nei primi due anni di vita ma che, contrariamente a quanto comunemente creduto, hanno una loro funzione e attività specifica e costante in tutte le età della vita”.

 

L’amore solo virtuale

 

Fino al braccialetto non c’è nessun problema: innocuo, anche utile e sano. Ma che dire di quelle innovazioni tecnologiche che invece di aiutare i nostri sensi provano a sostituire il mondo reale? Finiremo ad avere relazioni con intelligenze artificiali? Fino a dove si spingeranno i nuovi device?

 

Negli Stati Uniti è un caso la piattaforma VRLFP – Realtà virtuale in cerca di partner – si pubblicizza come la soluzione perfetta per i daters che preferiscono non affrontare le seccature del flirt di Tinder e incontrarsi soltanto attraverso la realtà virtuale. “Prendi un caffè, visita un parco di divertimenti o vai sulla luna senza uscire di casa e senza spendere un centesimo”, si legge nel sito VRLFP.

 

Il tema dell’uso degli strumenti tecnologici è molto dibattuto in psicoanalisi, ci racconta Adelia Lucattini. Non è che non si possano utilizzare, è però importante l’uso che se ne fa. “È indispensabile essere coscienti che sono solo uno strumento, un medium, ma che quello che conta è la relazione”.

 

Il problema non è soltanto etico ma è anche psicologico e investe la questione del bisogno primordiale, genetico e psichico, delle persone di essere in relazione con altri esseri umani con cui avere scambi affettivi, intellettuali ed anche inconsci.

 

“Oggi alcuni prodotti vengano sempre di più spinti e pubblicizzati come capaci di risolvere dei problemi relazionali, quando i problemi interpersonali si risolvono invece attraverso il contatto umano”, commenta Lucattini.

 

Il problema potrebbe essere ancora più grave per gli adolescenti “che hanno già di per sé un limite abbastanza sfumato tra realtà e fantasia, tra sogno, fantasticheria, immaginario e mondo reale e hanno bisogno più degli altri di fare esperienze reali, di incontrarsi e di vivere insieme ai loro coetanei”.