La Repubblica 15 maggio 2018. Dr Freud e Mr Tablet. Interviste a G. Fiorentini, M. Longo, P. Boccara

la Repubblica, 15 maggio 2018

PSICOANALISI

Dr Freud e Mr Tablet

Di Paola Emilia Cicerone

Si diffonde la terapia via Skype. Secondo i primi studi sarebbe efficace. L’abbiamo provata con l’aiuto di un esperto

Introduzione alle interviste a Giuseppe Fiorentini e a Marco Longo:

Cosa avrebbe pensato  Freud, lo scienziato positivista, il ricercatore che ha scoperto l’inconscio, della terapia via Skype? Freud non era freudiano e probabilmente, avrebbe valutato con attenzione la possibilità di un setting flessibile con le sedute virtuali, quando è impossibile la presenza del paziente in studio. Giuseppe Fiorentini e Marco Longo, entrambi Psicoanalisti della Società Psicoanalitica Italiana ed esperti di comunicazione on line, oltre a presentare il codice di comportamento, sancito dall’IPA per questo tipo di sedute online, ne sottolineano  le differenze rispetto alla cura classica, caratterizzata dalla relazione diretta fra analista e paziente e  da una più immediata comunicazione fra i due inconsci (Maria Naccari Carlizzi)

la Repubblica, 15 maggio 2018

PSICOANALISI

Dr Freud e Mr Tablet

Di Paola Emilia Cicerone

Si diffonde la terapia via Skype. Secondo i primi studi sarebbe efficace. L’abbiamo provata con l’aiuto di un esperto

“Che cosa facciamo se cade la connessione?”.  Forse ci sarebbero domande più intelligenti da fare, mentre mi preparo a sperimentare le modalità e il setting dell’analisi on line, ma non mi vengono in  mente.  Eppure sto per incontrare un’esperienza innovativa: è solo da qualche anno che si sta diffondendo la pratica delle sedute virtuali che sostituiscono lo studio dell’analista con una connessione Skype.  Tanto che l’IPA, l’associazione internazionale degli psicoanalisti freudiani, ha stilato un codice di comportamento per gestire una modalità che, almeno per ora non è destinata a sostituire le tradizionali sedute in studio. “Le sedute virtuali si organizzano quando è impossibile fare altrimenti, perché il paziente si deve allontanare, o per altri motivi. E se ne valutano le motivazioni per capire se si tratti di un’esigenza reale del paziente o di un inconscio tentativo di fuga“, spiega Giuseppe Fiorentini, lo psicoanalista SPI che ha accettato di guidarmi in questa esperienza. E comunque le sedute virtuali – oggi diffuse soprattutto in paesi in cui ci sono grandi distanze, negli Stati  Uniti o in America Latina – devono alternarsi ai tradizionali incontri in studio. E la possibilità offerta da alcuni analisti di fare analisi solo on line, magari collegandosi col paziente che guida o passeggia, è vista con un certo scetticismo.

In effetti la seduta virtuale ricalca quella reale, a partire dal fatto che è il paziente a stabilire il collegamento con la web cam del pc o del tablet, sostituendo la scampanellata con cui di solito si accede allo studio. E la seduta riprende per quanto possibile il setting classico, col paziente sdraiato sul divano e lo schermo dietro la testa – nel mio caso, un tablet in precario equilibrio su uno sgabello – in modo da poter intravedere, girandosi, il viso dell’analista.

“Prima di cominciare questo tipo di sedute ci si accorda sugli strumenti da usare- spiega Fiorentini – si può videochiamare con un software come Skype oppure telefonare, e in questo caso ci si concentra sulla voce, e sui messaggi che ne arrivano, anche al di là del contenuto”. Così come ci si accorda sugli orari, sulla necessità di fare appena possibile sedute in studio e sul prezzo, “lo stesso applicato per le sedute in studio, in modo da non banalizzare o svalorizzare questa esperienza”.

Al paziente spetta il compito di organizzare il setting, scegliendo una stanza tranquilla e silenziando i telefoni: “ sarebbe meglio fare tutte le sedute nello stesso luogo, anche se a volte non è possibile perché i pazienti si spostano, e magari si collegano da una camera di albergo – spiega Fiorentini – in ogni caso è l’analista a collegarsi sempre dal suo studio, in modo da dare una stabilità, un filo  conduttore alle sedute“. Io, però, sono nel salotto di casa, e posso immaginare che non sia facile staccarsi dal quotidiano, pensare che il teatro dell’analisi, che potrebbe vedere lacrime e momenti dolorosi, sia lo stesso divano su cui ci si rilassa guardando la televisione. “Rispetto alle sedute in studio, entrare nello spazio privato del paziente è comunque diverso -spiega Fiorentini – la stanza scelta, il modo in cui è collocata la webcam, gli spazi che il paziente mostra hanno comunque un significato, entrano a far parte dell’analisi. Ci sono pazienti che usano lo stesso letto in cui hanno sognato i sogni che raccontano” .

Anche il dialogo virtuale ha un suo linguaggio e caratteristiche proprie: “Entriamo in relazione grazie alla tecnologia che ci permette di annullare le distanze, ma entrambe siamo in una stanza virtuale, una cyber room che è anche un altrove in cui s’incontrano i nostri doppi”, spiega Fiorentini.  Ed è facile percepire che qualcosa “manca”: la psicoanalisi è una terapia della parola, ma la corporeità ha un ruolo importante. ”In studio c’è la presenza fisica del paziente, a volte una traccia di profumo che si sovrappone alla seduta seguente – osserva l’analista – e poi il modo di muoversi che trasmette informazioni, magari impercettibili ma che entrano a far parte del lavoro analitico“. In realtà la comunicazione video non è neutrale, ci sono rumori e crepitii con cui fare i conti. E i silenzi che inevitabilmente punteggiano una seduta di analisi acquistano una profondità diversa, è difficile capire se siano dovuti a un momento di distrazione, si sia interrotta la connessione emotiva o sia realmente caduta la linea: “I problemi tecnici in genere si risolvono con una telefonata, ma il senso di smarrimento che può derivarne è un tema su cui lavorare – osserva Fiorentini – che può far emergere ricordi di precedenti abbandoni. Come avviene in studio se la seduta è interrotta da un evento esterno”. Anche per questo l’analisi on line non è per tutti: “Occorre un minimo di competenze tecniche, ma non è quello il problema – spiega Fiorentini – per lavorare così ci vuole un analista esperto, che non cada nella trappola di ‘innamorarsi”’ di questo strumento tecnologico”.  E comunque l’analisi on line non è adatta a pazienti per cui potrebbe servire l’intervento di un altro specialista, un internista o uno psichiatra.” E può succedere – conclude lo psicoanalista – che un paziente chieda le sedute on line per poi scoprire che non si trova  bene e preferisce tornare in studio”.

L’evento. Dentro il lato oscuro

Se la rete ha anche un “lato oscuro”, allora la psicoanalisi, che da sempre si confronta con ciò che è nascosto e sotterraneo, ha gli strumenti per dire qualcosa in proposito.  Come ha fatto il Centro Milanese di Psicoanalisi, col convegno La psicoanalisi all’epoca della rete. Un’occasione, spiega il presidente del Centro Ronny Jaffè, “per capire che cos’è l’oggetto rete, e soprattutto cos’è il soggetto dentro la rete, quali sono i limiti in cui si può muovere”.

Interrogandosi su come la realtà virtuale modifichi il modo in cui costruiamo la nostra identità, gli psicoanalisti non ne sottolineano solo i rischi ma anche le potenzialità. Quelle legate ai rapporti di cura mediati dalle nuove tecnologie – dall’email allo smartphone – ma anche il valore comunicativo che la rete assume per gli adolescenti.

L’efficacia Così la rete ti dà una mano

Usiamo sempre di più la rete per chiedere e ottenere sostegno psicologico, con strumenti diversi, dalle app dedicate alle consulenze, r a vere e proprie terapie in videoconferenza. Ma è possibile rinunciare del tutto alla presenza fisica del terapista?  “Sempre più spesso anche gli psicoterapeuti utilizzano un sito web per promuovere la propria attività, ma la rete può anche favorire un primo contatto con dei pazienti, per valutare l’opportunità di una terapia di durata adeguata, o piuttosto proporre un lavoro di consulenza e/o di sostegno a termine”, spiega Marco Longo, psicoanalista SPI ed esperto di uso e abuso della comunicazione digitale. Si possono organizzare quattro o cinque incontri su un tema definito, “ma non penso che una relazione terapeutica virtuale possa funzionare per un rapporto continuo, in questo modo è difficile che si aprano le autostrade dell’inconscio”, prosegue Longo .

Anche se i pochi studi disponibili sulle sedute on line danno risultati incoraggianti: due rassegne che analizzano le ricerche su esperienze di terapia cognitivo comportamentale on line mostrano che i risultati ottenuti sono analoghi, e a volte anche superiori, a quelli assicurati dalle terapie tradizionali.  E lo stesso vale per una ricerca, uscita su Jama  Psychiatry, su un servizio di supporto on line per medici appena laureati. Anche se in genere, osservano gli autori, si tratta di studi a breve termine, per cui è difficile dire se risultati siano duraturi. “Il problema è che le domande di aiuto dei pazienti sono spesso ambigue e parziali, perché nascondono domande più profonde, per far emergere le quali serve una relazione diretta e de visu in cui passino sia elementi verbali che non verbali – osserva Longo – alcuni primi incontri on line possono semmai aiutare a capire se c’è la possibilità di creare un’alleanza di lavoro, da proseguire poi nello studio”.

Il che non vuol dire che la rete non possa venire in aiuto di chi ha problemi, con percorsi diversi, dai test psicologici – accertandone provenienza e validità scientifica – alle app che propongono esercizi di rilassamento, e ai diari cha aiutano a soffermarci sui momenti felici della vita. Oltre a strumenti più tradizionali come Telefono Amico, che oggi accanto alle telefonate consente chiamate web e mail, o servizi come 7 Cups of Tea che offrono in inglese supporto emotivo anonimo o terapia a pagamento.

Realtà virtuale E adesso faccio l’avatar 

Anche la realtà virtuale può essere usata per le nuove forme di psicoterapia: “Ho lavorato per anni in realtà immersive come Second Life proponendo incontri di gruppo su temi psicologici, come aggressività, narcisismo relazioni di coppia – spiega Marco  Longo  psicoanalista SPI- non parlo di terapia, ma di un’opportunità per far incontrare e dialogare le persone lavorando sul gruppo”. In un mondo virtuale i partecipanti sono nascosti dietro un avatar, ma possono usare la voce: “Attivando un gruppo si possono spingere ad affrontare temi sensibili, intercettare delle necessità, far emergere una domanda, che altrimenti resterebbe nascosta e inespressa”, spiega Longo. Ed è successo infatti che alcuni, dopo aver frequentato per un certo tempo i gruppi, abbiano chiesto il riferimento di un terapeuta nella loro zona cui rivolgersi.  Senza contare che la rete può essere di aiuto per la formazione: “ la usiamo abitualmente per un lavoro di formazione e supervisione tra terapeuti – conclude Longo – ma in questo caso si tratta di persone con una formazione adeguata, e che già si conoscono”.

 

 

R.it salute  15 maggio 2018

In studio Paolo Boccara

conduce  Paola Pini

Dr Freud e Mr Tablet

Introduzione : Cos’è oggi la psicoanalisi, o meglio cosa sono le psicoanalisi, 100 anni e più dopo Freud e come si costruisce la relazione terapeutica, anche in condizioni diversificate rispetto al modello classico? Di fronte alle trasformazioni sociologiche, all’accelerazione del tempo vissuto e all’ampliamento dello spazio soggettivo “dell’ipermodernità “ gli analisti si stanno attrezzando mantenendo, però stabile il loro setting interno e il loro sguardo privilegiato sulla logica dell’inconscio.  Paolo Boccara, Psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana, con un linguaggio accessibile a tutti, risponde a questi interrogativi e sottolinea che il rapporto online è una delle opzioni possibili se esiste un impedimento alla presenza fisica del paziente in studio. (Maria Naccari Carlizzi)

R.it salute  15 maggio 2018.

In studio Paolo Boccara

conduce  Paola Pini

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