A proposito di Elena Ceste: intervista a Benedetta Guerrini Degl’Innocenti , ANSA 24 ottobre 2014

Quello sulla violenza alle donne è tema purtroppo quotidiano. E che avvenga spesso fra le mura domestiche non è più una sorpresa da quando le donne trovano il coraggio di denunciare. Benedetta Guerrini Degl’ Innocenti, Società Psicoanalitica Italiana,  interviene fornendo una statistica allarmante ed una possibile lettura psicoanalitica del perché avvenga. Il Sito Spiweb si era già occupato in un suo dossier, cui aveva partecipato anche Benedetta Guerrini insieme ad altre colleghe,  del tema della violenza alle donne . Ma certo ogni giorno non manca occasione delittuosa per ricordarcelo. Ed è bene tenerlo a mente. (Silvia Vessella)

Per maggiori informazioni intorno al tema potete leggete questo articolo.

(ANSA) – ROMA, 24 OTT 2014

-”La maggior parte delle violenze più gravi, quelle che si concludono in un omicidio, si scatenano proprio quando la donna cerca di riprendersi la propria vita. Si cerca di eliminare il tentativo della donna di esercitare il proprio diritto di individuo a essere qualcosa di più che una discarica per le emozioni intollerabili del partner”. A spiegarlo Benedetta Guerrini, psichiatra e psicoanalista SPI (Società Psicoanalitica Italiana) e consulente del Centro contro la violenza alle donne e ai minori di Firenze, dopo la notizia che il marito di Elena Ceste, la casalinga di Costigliole d’Asti trovata morta nei giorni scorsi, è indagato per omicidio.
”La violenza contro le donne è la violazione dei diritti umani ad oggi più diffusa – rileva – non riguarda soltanto i paesi poveri o solo ambiti sociali disagiati. I dati Eures ci dicono che tra il 2000 e il 2012 in Italia sono state assassinate 2.220 donne, una media di 171 omicidi l’anno, uno ogni due giorni. E il 70,7% dei delitti è avvenuto nell’ambito familiare o affettivo’”. Spesso, alla base di questi atti violenti, c’è ”la paura, di qualcosa o di qualcuno”. “Da un punto di vista psicoanalitico – continua Guerrini – la paura è un’emozione potente che, se non sufficientemente bilanciata nel primi anni di vita, può arrivare a minacciare l’integrità stessa di un individuo, e ‘colonizzare’ le relazioni affettive’”. Chi maltratta proietta la sua empatia, cioè la capacità di mettersi nei panni di un altro, non verso l’altra persona, ma sulla ‘”parte di sé debole e impaurita che ‘espelle’ sulla partner, e che rivede quando riesce a farla soffrire, supplicare, dibattersi”. Gli uomini che esercitano violenza sulle donne ”provano dopo questi episodi uno strano stato di tranquillità, un repentino calo di tensione – conclude – una calma che è il risultato della riuscita distruzione dell’indipendenza psichica della donna che finisce per essere il veicolo dei processi proiettivi patologici del suo partner. La violenza domestica si caratterizza sempre per la perdita del senso di familiarità, appartenenza e integrità del sé”.(ANSA).