Corriere della Sera – 19 maggio 2011

LILLI  GARRONE

PARIOLI IN VIA LISBONA, VICINO ALLA SEDE DELLA SOCIETÀ
PSICANALITICA

Giardino «Sigmund Freud», testimone di un amore antico

I soggiorni Sette i viaggi compiuti da Freud a Roma, tra
il 1901 al 1923: «Lo spettacolo più bello del mondo»

 

Un giardino per Sigmund Freud. Il padre della
psicanalisi da domani mattina a mezzogiorno – quando la targa sarà scoperta
dall’ assessore alla Cultura del Campidoglio Dino Gasperini – avrà finalmente
uno spazio della città a lui dedicato: sono le aiuole centrali di via Lisbona,
nel cuore dei Parioli, vicino alla sede della Società psicanalitica Italiana. E
proprio qui, in via Panama numero 48, nel pomeriggio (ore 18) si parlerà di «La
psicanalisi: radici memorie costruzioni» con il presidente della Spi Stefano
Bolognini e con il giornalista e scrittore Eugenio Scalfari.
Un giardino a
testimonianza dell’ antico amore di Freud per Roma, anche se l’ area prescelta
è per il momento una fascia di aiuole e ghiaia, tra le facciate di belle
abitazioni e due corsie stradali, arredata con alberi e cespugli e panchine:
avrebbe bisogno, in realtà, di qualche intervento di manutenzione, per ora ci
si può accontentare dei biancospini in fiore. Ma, se si troveranno i fondi, le
aiuole verranno risistemate e la striscia alberata al centro di via Lisbona
verrà aiutata a diventare un vero giardino.
E come afferma l’ architetto del
paesaggio Sofia Varoli Piazza «l’ intervento potrebbe costituire un modello di
collaborazione, anzi di progettazione partecipata, oggi attuale, tra un ente
pubblico e una prestigiosa società privata, con la collaborazione di esperti e
di tecnici in paesaggistica, parchi e giardini».
Per adesso, oltre la targa
«Giardino Sigmund Freud» ci saranno frasi e scritti a ricordare quanto il
grande psicanalista ha apprezzato la capitale che l’ affascinava con il suo
straordinario passato archeologico. Freud soggiornò a Roma, per lo più in
settembre, per ben sette volte, dal 1901 al 1923, data dell’ ultimo viaggio in
compagnia della figlia Anna. Colto, borghese illuminato, nutrito di cultura
classica, sulle orme di Goethe e di tanti viaggiatori dell’ ottocento,
interpretò, infatti, la visita a Roma come occasione di conoscenza e
formazione, di nutrimento spirituale e di arricchimento conoscitivo. Ma,
accanto a questo aspetto, Freud visse la capitale anche come un normale
turista: dalla sua corrispondenza con la famiglia traspare la preoccupazione
per la ricerca di un alloggio comodo e accogliente o di un ristorante dove
mangiar bene. Nei suoi primi soggiorni scese all’ hotel Milano che dava su
piazza Montecitorio, e proprio durante la prima visita – si può leggere fra i
suoi scritti – lo colse «un temporale così violento e smisurato quasi l’ avesse
fatto Michelangelo».
Ma, infaticabile, ha visitato la nostra città spostandosi
fra San Pietro, la Sistina, pinacoteche e musei, rovine archeologiche. «Oggi
sul Palatino – è sempre lui che racconta – fra le rovine imperiali con un
magnifico panorama, a passaggio fra pini, oleandri, aranci, ho avuto di nuovo
la tentazione di dichiararlo lo spettacolo più bello del mondo».