La repubblica – 17 maggio 2011

ALESSANDRA ROTA

IL PERSONAGGIO

Freud e il suo amore per Roma
un giardino per il padre della psicanalisi

Sei le sue visite alla capitale, ogni volta più
appassionate. E oggi la città gli dedica un angolo verde: venerdì in via
Lisbona, accanto allla sede della Società psicanalitica italiana. Doppia
cerimonia: alle 12 nella piazzetta fiorita e alberata e alle 18 nella sede della
Spi, con Eugenio Scalfari e Stefano Bolognini

Sigmund Freud come Stendhal, cento anni dopo: il padre della psicoanalisi a
Roma è venuto sette volte, tra il 1901 e il 1923. Per ricordare la passione
romana dell’autore dell’Interpretazione dei sogni la capitale gli
dedica un giardino al centro di via Lisbona, a poca distanza dalla sede della
Società Psicoanalitica Italiana.

Venerdì 20 maggio, con una doppia cerimonia, alle 12 nella piccola
"square" fiorita e alberata e alle 18 nella palazzina della SPI, in
via Panama 48 (intervengono Eugenio Scalfari e Stefano Bolognini, presidente
della Società) l’ amore di Freud per questa città sarà ricordato e non solo
ufficialmente.

Fu un viaggio molto tormentato quello del celebre neurologo verso la capitale,
ci mise sei anni per programmarlo. Visitò l’ Italia ma evitò Roma: scrisse
infatti che si sentiva un po’ come Annibale che attraversò l’Italia dalle Alpi
a Canne, senza mai vedere le mura capitoline.

E’ il 1901 quando in treno, di notte, Freud finalmente scende a Roma: ed è
innamoramento a prima vista. Ci tornerà nel 1907, nel 1910 e l’ ultima volta
nel ‘23 con la figlia Anna. "Le romane sono stranamente belle, anche
quando sono brutte" scrive alla moglie Martha. Alloggia a piazza
Montecitorio nell’ hotel Milano (oggi Colonna Palace), poi all’Eden di via
Ludovisi. Mangia al ristorante la Rosetta, mette la mano nella Bocca della
Verità, visita tutto, infaticabile e curioso.

Dice: "Mai ho vissuto così tanto senza lavoro e seguendo solo capricci e
desideri". Sulle orme di Stendhal dedica le sue giornate alle opere
d’arte: vede San Pietro, la Sistina, Castel Sant’Angelo; va al Pincio,
sull’Appia, sul Gianicolo (a settembre del 1912 partecipa alle celebrazioni per
la presa di Roma sul monumento a Vittorio Emanuele II).

Ogni giorno entra dentro San Pietro in Vincoli per osservare il Mosè di
Michelangelo, una vera ossessione. Passeggia per Villa Borghese, al teatro
Quirino assiste alla Carmen: "Non si ha mai tempo a Roma, sempre troppo da
fare… Peccato che non si possa sempre vivere qui". Si mette anche in
cerca di un alloggio perché "il mio progetto per la vecchiaia è sicuro:
non un cottage, ma Roma". Nel 1925, tre anni dopo il suo ultimo giro
romano ammette: "Sono così diventato un appassionato pellegrino di
Roma".