PUNTI DI VISTA: commento di SILVIA VESSELLA

Farwest a Milano

(Silvia Vessella- Società psicoanalitica italiana) 

Non c’è da stupirsi per quello che è avvenuto al tribunale di Milano, ma da inorridire. E da riflettere; Ancor più chi ha responsabilità nella società e tra loro anche gli psicoanalisti, interessati agli aspetti patologici individuali e collettivi e coinvolti nella cura.

Gli ultimi periodi ci hanno abituati a fatti di sangue eclatanti per l’intensità di una violenza tanto esagerata quanto esibita sia di singoli che di gruppo e spesso in nome di una supposta giustizia.

Sono diventati più cattivi i violenti? Sono in aumento  le patologie psichiatriche e divenute più gravi?

Credo che parte in causa sia l’atmosfera sociale che si respira . Nello specifico del pluriomicida del tribunale di Milano la domanda è come  un vissuto di insicurezza sociale possa intervenire nell’equilibrio di taluni individui  tanto da portarli a agiti  così distruttivi?

Uno dei pericoli sta negli aspetti imitativi che, in situazioni di precarietà emotiva, tali fatti possono  produrre.  Le fragilità poi e i cambiamenti  caotici nella società, che fa da sfondo all’agire e anch’essa fonte di sicurezza per l’individuo, confluiscono nella riflessione. 

Certo l’amministrazione della giustizia è lenta, farraginosa e spesso porta ad esiti contraddittori e da più fonti molte sono le lamentele.  Deve essere riformata. Ma alle lungaggini e alle difficoltà di tale operazione si accompagna, cosa ancor più grave,  una diffusa e profonda sfiducia nella bilancia della giustizia e  nello Stato di Diritto

Quest’ultimo  ai molti sembra latitante e spesso assente, mentre appare vincente l’appartenenza a caste, gruppi che “proteggono” e di questo ci vengono offerti esempi quotidiani.

Altro punto qualificante è il fatto che  la finanza assume per molti la valenza di  un totem religioso. Ad essa finanza però oggi manca delle religioni, comprese quelle laiche, quel corredo di principi credenze e regole  che imbrigliano le energie sociali in un sistema coeso in cui riconoscersi, collegando così l’essere umano all’Umanità.  Il  Dio denaro sembra porre sempre meno vincoli,  scollegato dal Lavoro come competenza, partecipazione sociale, dignità, di cui il compenso economico è strumento di riconoscimento.

Questo non giustifica minimamente gli eventi di cui parliamo.  Fornisce invece la descrizione del terreno emotivo, il clima di incertezza e precarietà nel quale il singolo vive le sue esperienze.

A livello poi più specificamente individuale siamo in un mondo in cui anche il paracadute familiare spesso non funziona, le sue coordinate riconoscibili e condivise stanno cambiando e intanto risultano  incerte e più sfuggenti.

Senza pretesa alcuna di un’impossibile diagnosi, le personalità che fondano  la sicurezza di sé e l’autostima prevalentemente sul ruolo  che rivestono nella società, nei momenti di crisi , può capitare che non trovino nel mondo interno altro di più profondo, che sostenga o restituisca valore e fiducia in sé.

Tali persone pertanto non sono in grado di prescindere dalla posizione sociale e quindi dalla ricchezza che possano esibire, principalmente a se stessi.

Allora a riempire il vuoto di senso può sopravvenire la metamorfosi nel personaggio del “giustiziere solitario”, l’attore del selvaggio west, eroe solitario, al di sopra e al di fuori di tutto e di  tutti.  Questo rovesciamento  spesso “imitativo” , contrapposto al sentirsi solo in un deserto, può apparire a taluni l’unica soluzione, in una risposta perversa che  vincola al ruolo, apparenza ma non sostanza di funzionamento umano, creando per di  più un pericoloso precedente.