Visionari – PUNTO DI VISTA: risponde ANNA FERRUTA

PUNTO DI VISTA
VISIONARI – 21 APRILE 2014- RAI 3
Trasmissione condotta da CORRADO AUGIAS
Il giorno 21 aprile nella trasmissione “Visionari” Corrado Augias, introducendo la serata con una breve intervista a Freud, affrontava il tema della nascita della psicoanalisi descrivendo lo spirito dell’epoca, insieme con l’accoglienza che fu riservata alle sue scoperte, e si chiedeva che cosa ne sia ora.
Augias, coadiuvato da Galimberti (filosofo e psicoanalista junghiano), Guerreschi (psicologo), Cancrini (psichiatra,), Bucchi (filosofo della scienza), Corni (storico), esaltava la “visionarietà” del fondatore della psicoanalisi in maniera intelligente e interessante, anche se ha lasciato in ombra la dimensione della psicoanalisi come cura della sofferenza psichica. La conoscenza della psiche per la psicoanalisi nasce nel vivo della relazione di cura: questo avrebbe richiesto anche la presenza di uno psicoanalista che avesse al centro della sua attività il lavoro clinico da cui Freud era partito, con Charcot e la talking cure di Berta Pappenheim e degli altri celebri casi clinici (il piccolo Hans, l’uomo dei lupi, ecc.).
Il PUNTO DI VISTA clinico è rimasto in stand by.
La trasmissione ha sollecitato l’interesse di numerosi psicoanalisti, lettori di Spiweb, il sito internet della Società Psicoanalitica Italiana che fa parte dell’International Psychoanalytical Association fondata da Freud stesso nel 1910, di cui attualmente è Presidente un italiano, Stefano Bolognini.
Di seguito, uno dei commenti, a cura di Anna Ferruta. (Silvia Vessella)
ALCUNE NOTE DAL PUNTO DI VISTA PSICOANALITICO

La trasmissione Visionari si apre con un’intervista ‘immaginaria’ a Sigmund Freud che mette a fuoco felicemente alcuni elementi chiave che la sua visionarietà ha introdotto nella comprensione e nella cura del soggetto umano:

  • nel nostro inconscio abitano sentimenti e pulsioni sconosciute (Augias potrebbe ospitare impulsi omicidi!);
  • la cura analitica ha l’intento, come ogni terapia medica, di alleviare l’infelicità umana;
  • la meta non è scoprire segreti oscuri ma fare un percorso di sviluppo con l’aiuto di un altro.

Nel corso del dialogo con alcuni esperti di discipline di confine, tale felice centralità è andata disperdendosi in molti altri filoni, distanti da questo promettente inizio ( il filosofo e psicoanalista junghiano Galimberti attento al costume sociale pubblicitario, lo psicologo Guerreschi interessato alle dipendenze, lo psichiatra Cancrini con i suoi profili diagnostici, il filosofo Bucchi con la sua ottica extraclinica, lo storico Corni con le vicende sociali dell’Istituto di Berlino).

Le domande che vengono alla mente a uno psicoanalista riguardano proprio i motivi della diluizione a cui l’intuizione visionaria di Freud sembra essere andata incontro nel corso della trasmissione, un suo diventare più ‘mondana’ e meno apertura ad altri mondi. Forse è qualcosa di connesso proprio alla natura della disciplina psicoanalitica: nessuno desidera venire in contatto con verità scomode, che costringono ad abbandonare convinzioni consolidate per incontrare nuovi modi di pensare. Ma i visionari fanno proprio questo.
Ecco dunque alcune note intorno ai temi proposti:

Sessualità e relazionalità del soggetto umano
Nella trasmissione la sessualità viene collocata nell’ambito di patologie di dipendenza o perversione, ma Freud, a cominciare dalla scoperta della sessualità infantile illustrata nei Tre saggi sulla teoria sessuale del 1905, considera la sessualità una forza propulsiva che muove il soggetto umano all’incontro con l’altro, a conoscere e a creare altri soggetti e altri mondi. Non quindi un aspetto patologico, ‘torbido’, ma il motore di ogni investimento libidico. Oggi nei nostri studi incontriamo giovani spesso bloccati nel loro sviluppo, relazionale e intellettuale, in difficoltà a utilizzare il desiderio che muove il mondo.
Che cosa pensiamo oggi della sessualità come aspetto del funzionamento del soggetto umano? Ha troppo spazio? Troppo poco? Come considerarla nella sua rigogliosa presenza nei bambini? Che nuovi orizzonti ha davvero aperto la scoperta freudiana? Non riguarda forse la radicale relazionalità originaria del piccolo dell’uomo e il suo desiderio dell’altro? Non riguarda forse la nascita della psiche come forma che ciascuno dà alle esperienze del sentire con il corpo, come avviene nei sogni? Freud ha fondato la sua visione dell’attività psichica nel legame inscindibile mente/ corpo di un soggetto in relazione con l’altro.

L’inconscio e la cura
La dimensione dell’esistenza di una vita psichica inconscia è nota da sempre, come è illustrato nel bel libro di Ellenberger “La scoperta dell’inconscio”. E allora qual è il contributo di Freud che ha reso l’inconscio una dimensione da tutti riconosciuta? Freud nella sua visionarietà ha tratteggiato un modello di funzionamento dell’apparato psichico, ha mostrato l’inconscio al lavoro in tutte le istanze (nell’Es, nell’Io, nel Superio): ha fatto capire come gli individui possano sviluppare aspetti imprevedibili, produrre opere d’arte straordinarie, amare persone diverse da loro.
Freud ha indicato la dimensione inconscia della psiche come un aspetto che entra a fare parte del modello di funzionamento psichico e che quindi può essere utilizzato nella cura e la rende efficace, non è solo una nozione cognitiva o intellettuale. Ecco perché è importante la scoperta freudiana del funzionamento inconscio: per la cura. Oggi la cura analitica si estende ai bambini piccoli, ai casi gravi e borderline, a tutte le situazioni nelle quali lo sviluppo del soggetto in relazione con l’altro è andato incontro a blocchi o distorsioni. La dimensione dell’inconscio è strettamente collegata al metodo di cura con le libere associazioni che l’ha iniziata (vedi il caso esemplare di Berta Pappenheim/Anna O. citato).
Quante terapie oggi aggravano le patologie proprio con i loro eccessi di ammaestramento intellettuale, di soffocamento della spontaneità creativa del bambino in cerca di un interprete? Quanti disturbi del respiro e del sonno si diffondono per effetto di un soffocamento del funzionamento inconscio?

Visionarietà e Scientificità della psicoanalisi
Ogni scienza è visionaria: nessuna scienza descrive il mondo come è, nemmeno la fisica, ma ogni disciplina scientifica tenta di comprendere come funziona il mondo e costruisce modelli. Così pure la psicoanalisi: basandosi sulla conoscenza di soggetti in cura e non, crea modelli su come funziona l’apparato psichico, in interfaccia con il funzionamento globale psicosomatico. La psicoanalisi è una disciplina di confine, ma forse non più di altre che studiano aspetti limitati del mondo. Ha una teoria del funzionamento psichico, un metodo, una esperienza pratica che li mette alla prova nella cura. Scienza e arte sono visionarie e ci insegnano qualcosa sul mondo, dandoci la possibilità di guardarlo con occhi nuovi per comprendere la complessità e la bellezza di ciò che ancora non conosciamo e per trasformare ciò che ci procura dolore.

22 aprile 2014