Andrè Green – Le Monde e Repubblica 24.01.2012

INTRODUZIONE: La psicoanalisi ha perso un grande interprete: André Green. E’ stato uno degli esponenti più creativi e autorevoli del panorama psicoanalitico internazionale, un ricercatore convinto e appassionato. Dal 1965 è stato membro titolare della SPP (Società Psicoanalitica di Parigi). Ha diretto l’Istituto di psicoanalisi di Parigi. Dal 1975 al 1977 è stato vice-Presidente IPA. Ricordiamo tra le sue pubblicazioni l’elaborazione del concetto di "narcisismo di morte", le tematiche del "discorso vivente", i lavori sui concetti di "stati-limite", di "psicosi bianca" , il lavoro del negativo. Non dimenticando i suoi lavori sulla letteratura. Ha raccolto le sue idee in una ventina di libri. (Silvia Vessella)

 

 

André Green

Da "Le Monde" –  traduzione di Ermanno Doninotti.

 

Nato il 12 marzo 1927 a Il Cairo lo psicoanalista André Green è morto nel suo domicilio parigino domenica 22 gennaio.

Non è stato uno psicoanalista come gli altri, non si accontentava di essere un grande clinico, un terapeuta accorto, un pilastro delle Istituzioni francesi e internazionali. Ciò che caratterizzava André Green era innanzitutto una tenacia inventiva e ostinata per pensare dopo Freud, per fare evolvere quella singolare via che lui ha aperto, proseguendo un dialogo costante, aperto, attento ed esigente con gli interrogativi, i più differenti, delle scienze umane. "La psicoanalisi non può più avanzare nella sua riflessione se non procede a una ricerca sulla nascita e sull’evoluzione dei suoi concetti e sulle loro relazioni con gli altri saperi contemporanei", disse in un’intervista a Le Monde nel 2003. Questi propositi riassumono l’essenziale di ciò che fu, durante più di mezzo secolo, il suo programma di lavoro che lo ha portato alla produzione di circa trenta libri e innumerevoli articoli, conferenze e seminari ed al confronto tra le "Idées directrices" della psicoanalisi e quelle della filosofia, della linguistica, delle neuroscienze, dell’antropologia.

Il lungo percorso di André Green comincia in Egitto, dove passa la sua gioventù e compie i suoi studi al Liceo francese de Il Cairo. Viene a vivere a Parigi a 19 anni, nel 1946, per i suoi studi in medicina ai quali segue un internato in psichiatria nel 1953.

E’ all’ospedale "Sainte Anne" che conosce Henry Ey e successivamente Jacques Lacan al quale fu vicino durante gli anni sessanta. Si distacca da Lacan nel 1967 per disaccordi teorici e pratici che però non gli hanno impedito, al di la delle polemiche, di riconoscere l’apporto di Lacan al rinnovamento della teoria freudiana. Tuttavia è a Winnicott e Bion, le cui teorie ha contribuito a diffondere in Francia, che preferisce essere affiancato.

Nonostante l’ampiezza e la diversità dei suoi lavori siano difficilmente riassumibili, è possibile individuare nella grandezza della sua opera dei fili conduttori.

Il primo concerne la questione dei limiti. Molteplici opere di André Green vertono su questi stati-limite, difficili da classificare, che si collocano tra nevrosi e psicosi, concetti sviluppati soprattutto in L’enfant de Ca. Pour introduire une psychose blanche" scritto con Jean Luc Donnet -ed. Minuit 1973- e in "La folie privée". Psychanalyse des cas-limites" –ed. Minuit 1990, ed. Gallimard Folio 2003-.

La questione degli stati-limite tuttavia non gli ha fatto mettere in secondo piano il problema del potenziale terapeutico della psicoanalisi. Lontano dal trionfalismo come dall’illusione di essere infallibile, Green non ha mai smesso di soffermarsi sulle difficoltà e sui fallimenti della psicoanalisi, come testimonia una delle sue ultime opere "Illusions et désillusions du travail psychanalytique" -ed. Odile Jacob 2010- senza peraltro rinunciare a tracciare delle prospettive per il futuro.

Secondo filo conduttore: la sua messa in luce del lavoro del negativo nella vita psichica. Questa riflessione iniziata sullo studio di casi individuali e proseguita con "Narcissisme de vie. Narcissisme de mort" -ed. Minuit 1983-, "Le travail du négatif" -ed- Minuit 1993, si è estesa alla sfera della cultura con "Pourquoi les pulsions de destruction ou de mort" -ed. Panama 2007, reed. Ithaque 2010-.

Infine è intorno alle specificità della vita psichica, della singolarità dei suoi rapporti con la causalità, con il tempo, con gli affetti, con il Discours vivant, che sono dedicati molteplici altri lavori del Green teorico e si conferma, argomentazione dopo argomentazione, questa evidenza: l’asse centrale della sua ricerca fu sempre quello di circoscrivere ciò che permette la coerenza propria dei processi psichici, spesse volte così differenti dal nostro funzionamento intellettuale quotidiano.

Non si può dimenticare che questo uomo generoso, appassionato e cortese, curioso di tutto, sempre attento alle nuove idee è stato anche un grande conoscitore d’arte, di musica e di letteratura come dimostrano i suoi scritti su Leonardo da Vinci, sulle tragedie greche, su Shakespeare, Joseph Conrad, Henry James. Testimoniano la sua influenza numerosi volumi scritti in omaggio dove si trovano le firme più differenti quali quella dell’antropologo Maurice Godelier, dell’ellenista Jean Bollak, del neurologo Jean-Didier Vincent del poeta Yves Bonnefoy.

In fin dei conti è ai grandi umanisti del Rinascimento che André Green fa pensare. In lui si ritrovano gli stessi loro tratti: desiderio di conoscenza, significato dell’esplorazione intellettuale, gusto del dialogo, delle scoperte e delle polemiche e la volontà di proseguire nella comprensione dell’enigma umano.

Ma questo nuovo umanista ha letto Freud e ha dovuto tenerne conto. Green si è prodigato, impegnato, con un senso pedagogico acuto e con il rigore intellettuale. E’ questo che lo rende più che mai originale e appassionante.

Repubblica 24.1.12

Luciana Sica

 

Il celebre psicoanalista è morto a Parigi all’età di 84 anni .Addio a André Green, L’anti-Lacan francese Ultimo personaggio della stagione psicoanalitica francese, venerato ma anche detestato per quel suo stile più incline al sarcasmo che all´ironia, André Green è morto domenica a Parigi, all´età di 84 anni. Se in molti ambienti era considerato il più grande analista del pianeta, Green disprezzava buona parte dei colleghi come burocrati della psiche privi di ogni passione: "fanno" gli analisti, ne hanno l´aria, ma non lo "sono" – «per lo più – disse una volta in un´intervista – si tratta di aggiungere una piuma al cappello…».

Madre portoghese e padre spagnolo, Green era nato al Cairo nel marzo del ´27 crescendo in una comunità ebraica di segno cosmopolita che lascerà nel ´46 alla volta di Parigi. Dall ´esperienza tra i circoli dell´ospedale Saint-Anne all´incontro con Winnicott, dal rapporto conflittuale con Lacan alla frequentazione di Derrida e Deleuze, Green ha attraversato in pieno l´epoca post- freudiana diventando l´incarnazione di una certa psicoanalisi attenta al dibattito filosofico, alla letteratura, al teatro. Non a caso – tra i suoi scritti – quelli sull´Amleto, su Proust e anche su Dostoevskij non sono marginali. Altri suoi titoli sono ormai dei "classici" come Narcisismo di vita narcisismo di morte, Il lavoro del negativo, La psicosi bianca (usciti da Borla), Il discorso vivente (Astrolabio), i saggi sulla "follia privata" e sulle Idee per una psicoanalisi contemporanea pubblicati da Raffaello Cortina: editore anche dell´ultimo libro di André Green. Di quel suo  "testamento" bellissimo e spregiudicato sui fallimenti terapeutici che è Illusioni e disillusioni del lavoro psicoanalitico.