Chi ha paura di Freud?

 

Sull’ultimo numero della rivista Diogene. Filosofare oggi (n.23, anno 6, giugno-agosto 2011, pp 67-82), un interessante dossier è dedicato, nello spazio dedicato in ogni numero a un illustre pensatore (tra gli altri, Kant, Sartre, Gramsci, Wittgenstein, Foucault, Barthes), a Sigmund Freud.
Titolo del dossier, curato dal direttore di Diogene Cesare Del Frate, è: "Chi ha paura di Freud?", a indicare quanto, ancora oggi, "Quella di Freud è senza dubbio una teoria perturbante, prendendo a prestito il concetto da lui stesso riformulato: ancora oggi la sua esplorazione della sostanziale estraneità dell’uomo a se stesso, il nostro non conoscere fino in fondo i moventi inconsci dell’agire e delle scelte lascia una traccia d’inquietudine nei lettori, e sicuramente ha lasciato una traccia indelebile nella cultura e nel modo in cui noi moderni rappresentiamo la psiche."
E continua: "Freud a questo proposito dice esplicitamente che il perturbante (noi aggiungeremmo: la psicoanalisi) frantuma l’illusione del libero arbitrio: ‘Vi sono anche i futuri non adempiuti, ma possibili, cui ci piace ancora attaccarci nella nostra fantasia, tutti gli sforzi dell’Io che circostanze esteriori avverse hanno reso vani, tutte le azioni volitive soppresse che alimentano in noi l’illusione del libero arbitrio’. "
Anche gli articoli successivi, come potrete vedere, disegnano una mappa del pensiero psicoanalitico che si dimostra ancora estremamente attuale, a partire dalle prime pazienti, Anna O. e Dora, figure, all’epoca, deboli in quanto donne, da cui Freud per primo, come intellettuale, si è lasciato guidare in una scoperta che avrebbe trasformato il modo di pensare l’uomo, come ben dimostra il premio Gradiva della SPI Silvia Vegetti Finzi.
Non a caso, come sottolinea Peter Gay, "La fierezza e l’ostinazione dei suoi detrattori sono un involontario tributo alla potenza delle sue idee."

Daniela Scotto di Fasano