Controtransfert, necessario per la “revisione” dello psicoanalista, IL GIORNALE DI SICILIA, 27 ottobre 2015

IL GIORNALE DI SICILIA- 27 0TT 2015

CONTROTRANSFERT, NECESSARIO PER LA “REVISIONE “ DELLO PSICOANALISTA.

INTRODUZIONE: Antonella Filippi intervista Antonino Ferro, presidente della Società Psicoanalitica Italiana, in occasione dell’VIII colloquio di Palermo sul “Controtransfert”. Ferro conferma l’attualità di tale  strumento di indagine analitica approfondita, cui ha dato profondità Francesco Corrao, che è stato uno dei primi ad esplorare il terreno dei gruppi e la “Teoria del Campo”. I lavori del Colloquio di Palermo sono stati organizzati da Sara Capillo, Alfonso Accursio e Diego Bongiorno e sono stati aperti da Malde Vigneri, presidente del Centro di Psicoanalisi di Palermo. (Silvia Vessella)

IL GIORNALE DI SICILIA- 27 0TT 2015

CONTROTRANSFERT, NECESSARIO PER LA “REVISIONE “ DELLO PSICOANALISTA.

ANTONELLA FILIPPI

Già la locandina di presentazione dell’VIII Colloquio di Palermo, appena concluso e dedicato al “controtransfert”, introduce visivamente l’argomento: grandi rami abbracciati e incroci di profonde radici: “Rimandano al passato, alle radici appunto, mentre nell’intreccio non si può non vedere la rete neuronale, la corteccia cerebrale. Passato e futuro insieme”, è il commento del presidente della Società Psicoanalitica italiana, Antonino Ferro. E tira le somme di due giorni di lavori attorno a un tema caldo della prassi psicoanalitica: “La “manutenzione” dell’analista è fondamentale e il controtransfert può servire da “guardiano”, come le spie della macchina che s’accendono se qualcosa non va.  Un analista deve essere ben “funzionante” e un segnale di buon funzionamento sta nella sua capacità di transitare da uno stato mentale all’altro”. Semplifica il concetto con una metafora: “Sono palermitano ma vivo a Milano: un tassista mi ha detto che la Vucciria ha perso certe sue caratteristiche, invasa com’è  da locali e ristorantini. Questa comunicazione, che mi ha rattristato, mi è tornata alla mente quando nella Sala dei Baroni dello Steri ho visto in un angolo la copia della “Vucciria” di Guttuso. Ecco la mente dell’analista deve saper oscillare tra Palazzo Steri con la sua complessità architettonica, la sua bellezza, la sua eleganza ordinata, e la Vucciria: è il segno di un buon andamento dell’analista, che non deve sostare troppo né nell’una né nell’altra dimensione. Lo stesso vale per il controtransfert, qualcosa di non così definito e che ha a che fare col paziente, con la sua specificità. Occorre però tener conto della soggettività di paziente e analista, che assieme creano un mondo loro, al quale bisogna consentire un’oscillazione, un mondo nel quale entrare ma dal quale sapere uscire”. Il prossimo Colloquio potrebbe essere centrato proprio sulla “teoria del campo”: “Una teoria che, falsamente, si crede sia nata in Sudamerica, invece è nata a Palermo, grazie a Francesco Corrao, uno dei geni assoluti della psicoanalisi, il cui pensiero, spero, presto verrà tradotto in inglese. In sintesi: analista e paziente danno luogo a una realtà nuova costituita dalla specificità del loro incontro, che non è più né l’uno né l’altro ma qualcosa che prende vita a diversi livelli, compreso quello profondo, onirico. E’ il  superamento della dimensione duale. Proprio Corrao diceva che “non c’è analisi che non sia anche un’analisi di gruppo”.  I lavori del Colloquio di Palermo – organizzato da Sara Capillo, Alfonso Accursio e Diego Bongiorno –  sono stati aperti da Malde Vigneri, presidente del Centro di Psicoanalisi di Palermo: “Nel 1910 Freud segnala “una regola importante per l’analisi: mentre il paziente si attacca al medico, il medico è soggetto a un processo simile, quello del    controtransfert, che egli dovrà completamente superare se vuole restare padrone della situazione analitica” e sottolinea la necessità che l’analista continui a chiarire le proprie emozioni,  i propri conflitti e le proprie stesse resistenze con l’analisi personale e con l’autoanalisi”, spiega la Vigneri. Da quel momento il controtransfert si apre a un dibattito psicoanalitico che non accenna a spegnersi: “Si discute molto sull’uso del controtransfert come chiave per ampliare la comprensione della relazione, dell’andamento del percorso terapeutico del paziente stesso. Come strumento “necessario”: o un personale sensore atto al contatto più profondo con il paziente, o un inconveniente da evitare. Il termine tedesco gegen, così come quello italiano, mantiene il senso di questa oscillazione fra contatto e controllo. Tutti e due gli aspetti sono essenziali per evitare errori deontologici di qualsiasi natura e per affinare la propria intima capacità di accostarsi il più possibile all’inconoscibile di una soggettività che resterà comunque altra da noi. Penso che transfert e controtransfert si costituiscano come l’anima, talora la più segreta, talora poetica, talora dolorosa del percorso terapeutico e che ne facciano profondamente parte, determinandone le tappe del procedere e il suo esito, segnando infine quella memoria che a lavoro concluso, perdurerà come bagaglio personale e intenso di quella parte così importante di vita vissuta insieme”.

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