Dal padre primitivo al big brother, IL SOLE 24 0RE, 4 Aprile 2013

Siamo fratelli, quindi nemici 

INTRODUZIONE. Valeria Egidi Morpurgo, psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana, illustra in un momento quanto mai opportuno il tema freudiano del parricidio primitivo in “Totem eTabù”. Prosegue discutendo le successive elaborazioni di René Kaës, che individuano invece nel “complesso fraterno” il prevalere nel gruppo di omologazione o conflittualità, e ne trae interessanti conclusioni. (Silvia Vessella

Il Sole 24 ore 

 4 aprile 2013 

Valeria Egidi Morpurgo 

“Noi proveniamo dal Cyberspace, la nuova casa della Mente. Nell’interesse del Futuro, noi vi chiediamo, uomini del passato, di lasciarci da soli. Voi non siete benvenuti tra noi. Voi non avete alcuna sovranità dove noi ci incontriamo”.

“Noi stiamo creando un mondo dove tutti possono accedere senza privilegi o pregiudizi indotti dalla razza, dal potere economico e militare o dal luogo di nascita”. 

(Dichiarazione di indipendenza del Cyberspace di John Perry Barlow, 1996) . 

Compare, (o ricompare) nel manifesto di Barlow, che ricalca la Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti  (1776) il sogno di un mondo nuovo, contrario all’autorità e a qualsiasi forma di gerarchia  a partire da quella generazionale. Qui e altrove la  “filosofia della Rete” si  esprime in una sorta di utopia egualitaria: che favorisce, nelle  iniziative  volte  a condividere la conoscenza, e nella  parificazione dei contributi di ognuno, una  democrazia   costituita  dal basso, una “società dei fratelli”. Ma  sogni e progetti di fratellanza a che prezzo si pagano?  Freud, proprio un secolo fa, con  Totem e tabù, (1912-14)  raccontava il cupo “mito scientifico” fondativo della civiltà umana: il parricidio primitivo del padre dell’Orda.  Eccone la trama. All’origine della civiltà, modellata sul calco di un’osservazione di Darwin sui primati superiori, un violento Padre primordiale è il  possessore esclusivo dei beni e delle  femmine del gruppo, e ne  vieta con violenza l’accesso ai  figli. Finché un giorno (in un tempo metastorico) i figli si aggregano, cospirano contro il genitore tiranno e lo uccidono. Successivamente, angosciati dalle lotte fratricide, i fratelli si pentono del parricidio, e dopo una elaborazione durata per generazioni si uniscono in una sorta di contratto sociale che dà vita alle leggi e alle istituzioni sociali, a cominciare dall’esogamia (tramite il divieto dell’incesto) e dal divieto di omicidio. Infine trasformano la figura del padre morto in una figura divina e danno origine al Dio delle  religioni monoteistiche.  Dei  legami tra una sorta di fratelli e un capo Freud tratta poi in Psicologia delle masse e analisi dell’Io (1921) testo che continua a disturbare la nostra tranquillità intellettuale in cui studia  due “masse” artificiali, organizzate e stabili: l’Esercito e la Chiesa. Freud  scava nei legami di idealizzazione per così dire “verticali”  dei “figli” con i capi, che nel suo esempio sono Cristo e il capo dell’esercito. Al tempo stesso descrive i legami “orizzontali”, reciproci, tra i “figli”/sudditi, che  si legano tra loro in quanto  fratelli nella fede, o come fratelli d’arme, in virtù del legame di ognuno  con il capo supremo. Il legame tra i fratelli è basato sull’identificazione reciproca di ogni io individuale con l’altro io ed è perciò un legame di tipo narcisistico,   ben diverso dai legami, detti “libidici”  in cui vi è la scoperta e il riconoscimento dell’altro da sé come autonomo. L’ipotesi ha conseguenze inquietanti,  perché in questa ottica il capo, in quanto ideale (dell’Io) di ogni individuo, condiviso dal gruppo, “diventa” letteralmente  la coscienza di ogni soggetto, sostituendosi ad essa. Basti pensare al fanatismo di massa, e poco importa se sia politico, religioso o di altro genere, per accorgersi della portata di queste idee  freudiane.  René Kaës, geniale  studioso dei fenomeni di gruppo nel Complesso fraterno (2009) nota invece che  i fratelli dell’Orda si ribellano ad un padre che nega  il mandato transgenerazionale, tradendo la generazione dei figli, e sottolinea, scostandosi da Freud,   che l’alleanza dei fratelli dopo la rielaborazione del parricidio “fonda” l’autorità, non la riscopre. La fonda perché basa il patto sociale sulla rinuncia di ogni singolo membro del gruppo ad appropriarsi del  potere dispotico del Padre Primitivo.  Di qui Kaës sviluppa lo studio di quell’intreccio di aspetti emotivi tipici dei gruppi paritari, degli aggregati di fratelli e sorelle uniti in fratrie reali o simboliche, che definisce “complesso fraterno”  In ogni gruppo di “fratelli” Kaës individua la presenza di forze coesive di tipo narcisistico da un lato  e di aspetti di differenziazione, che arrivano all’aggressività fratricida, dall’altro. Le  istanze narcisistiche, e anche qui  Kaës innova il pensiero freudiano, spiegano come i “fratelli” possano costituire  gruppi  che ammettono solo individui omologati, conformisti. Al contrario un gruppo può favorire lo sviluppo delle specificità individuali se  ammette  il principio di specializzazione delle generazioni e la conflittualità “fraterna”. Insiste sul disoccultamento e l’accettazione della conflittualità anche un autore di scuola psicoanalitica argentina, Luis Kancyper, che usa l’espressione di “complesso fraterno” per indicare l’aspetto narcisistico  del conflitto fraterno, e  il suo intreccio con il conflitto generazionale.  Con un mito, la storia biblica di Giacobbe, autore di un doppio inganno (inganna il padre e così carpisce la  primogenitura al fratello Esaù) che deve cambiare il suo nome e il suo omen, per ordine divino, l’autore mostra che  se si accetta l’esistenza dell’ostilità e della conflittualità tra pari si può anche riparane i danni.

Si potrebbe allora pensare che  una società egualitaria (o un gruppo)che  si costituisce sull’evitamento del confronto con gli aspetti conflittuali  nel rapporto con i fratelli (“reali” o simbolici o virtuali che siano)si espone a gravi rischi. Si può finire in una ricerca di omologazione che paralizza ogni movimento e impedisce il riconoscimento dell’individualità   e  nella ricerca del “controllo totale”. Azione   che viene esercitata dal gruppo dei “fratelli” nei confronti di altri gruppi  (o di un sottogruppo interno) in modo altrettanto dispotico di come la esercitava il Padre primitivo o i suoi successori. Si rischia di destarsi dal sogno egualitario per  trovarsi (Kaës, Op. cit., p. 265)in un incubo:  il Big Brother orwelliano. 

Luis Kancyper,  Il complesso fraterno. Studio psicoanalitico, Borla, 2008

René René  Kaës  Il complesso fraterno, Borla, 2009