Depressione? Arriva il neurobiologico, LA REPUBBLICA, 8 novembre 2013

LA REPUBBLICA – VENERDI’ 8 NOVEMBRE

DEPRESSIONE? ARRIVA IL NEUROBIOLOGO    

Introduzione: In questo breve articolo, Massimo Ammaniti presenta il lavoro di ricerca sulla comprensione della biologia della depressione e dei circuiti cerebrali implicati del premio Nobel, Eric Kandel.   Kandel afferma che l’interessamento cerebrale non è univoco, ma ha sfaccettature complesse come la stessa esperienza personale di chi soffre la depressione,  con conseguenze molto importanti nella cura di questa patologia. (Ana E. Juraga)

LA REPUBBLICA – VENERDI’ 8 NOVEMBRE

Massimo Ammaniti

Il tema della mente umana ha sempre affascinato filosofi, psicoanalisti, ma anche neurobiologi come è testimoniato da un articolo di Eric Kandel, premio Nobel per la medicina e la fisiologia, pubblicato dal New York Times. È vero che Kandel, prima di intraprendere i suoi studi sui meccanismi cerebrali della memoria e dell’ apprendimento, avrebbe voluto diventare psicoanalista. Ma proprio in quegli stessi anni Kandel iniziò a staccarsi dal lavoro clinico mostrando un interesse crescente per la ricerca neurobiologica di base. Erano anni nei quali si privilegiava, soprattutto negli Stati Uniti, la clinica psicoanalitica e psichiatrica legata al rapporto diretto col paziente, anche se si cominciava ad avvertire l’ insufficienza di un approccio che non prendesse in considerazione la ricerca, soprattutto quella sul cervello. Abbandonate le discussioni cliniche sulle dinamiche della mente, Kandel concentrò la sua ricerca, in modo potremmo dire riduzionistico, sui meccanismi cerebrali dell’ Aplysia, una lumaca di mare che presenta un corredo neuronale molto semplice. Pur studiando un organismo biologico così semplice, Kandel è giunto a conclusioni più generali sull’ influenza dell’ apprendimento sull’ efficienza delle preesistenti connessioni sinaptiche fra neuroni che possono favorire la comparsa di nuovi schemi comportamentali. Trasferendo queste osservazioni al campo umano, quando ad esempio avvengono scambi verbali e visivi fra due persone, non solo si verifica una reciproca condivisione a livello psicologico, ma anche a livello dei reciproci circuiti cerebrali che ne vengono modificati. L’ articolo di Kandel, «La nuova scienza della mente», ripropone gli interrogativi sul rapporto fra mente e cervello. In un periodo nel quale lo studio neurobiologico va spesso alla ricerca delle aree e delle localizzazioni cerebrali per spiegare il comportamento umano, Kandel ci mette in guardia dal pericolo di un approccio riduzionistico che non può in nessun modo spiegare la complessità dei processi mentali umani più elevati. Per questo motivo i disturbi psichiatrici non possono essere omologati semplicisticamente ai disturbi della sfera corporea. Tuttavia nello studio dei disturbi psichici si stanno verificando passi incoraggianti, ad esempio nella comprensione della biologia della depressione dei circuiti cerebrali implicati in questo disturbo. Varie aree cerebrali sarebbero implicate nella depressione, come quelle che mediano le risposte inconsce e motorie allo stress oppure la consapevolezza di sé e degli altri. Ma anche altre aree sono coinvolte, come quelle che intervengono nel sonno, nell’ appetito o nella libido oppure con il riconoscimento della salienza emozionale delle esperienze. Come si vede il funzionamento del cervello è interessato nella sua globalità e media i comportamenti e gli stati d’ animo tipici della depressione. Ma quali sono le implicazioni di questi studi neurobiologici? Kandel ritiene che queste osservazioni neurobiologiche possano aiutarci a distinguere forme diverse di depressione, che invece sono difficili da distinguere prendendo soltanto in considerazione il piano dei sintomi, per esempio alla base delle categorie diagnostiche proposte dal recente Manuale Diagnostico americano DSM-5 che include ogni forma di depressione persistente nella categoria generale della distimia. E queste distinzioni neurobiologiche, come nota anche Kandel, possono essere anche utili sul piano terapeutico perché si possono riconoscere forme cliniche che rispondono meglio alla psicoterapia da quelle che invece migliorano con i farmaci antidepressivi. Ma ci sono altre annotazioni rilevanti: in primo luogo che l’ interessamento cerebrale nella depressione non è univoco, ma ha sfaccettature complesse come la stessa esperienza personale di chi soffre di depressione. Inoltre la psicoterapia è «una terapia del cervello» che produce cambiamenti riconoscibili nel cervello, come avviene con l’ apprendimento, e infine gli effetti della psicoterapia possono essere studiati e documentati. Kandel afferma che la nuova scienza della mente definisce l’ inseparabilità della mente e del cervello, anche se è opportuno ricordare la distinzione fra cause prossimali e distali fatta dal grande biologo evoluzionista Ernst Mayr, le cui lezioni furono seguite da Kandel. Nel caso della depressione le cause prossimali sono rappresentate dalle disfunzioni cerebrali, mentre quelle distali, possiamo dire quelle decisive, da esperienze personali di perdita o di deprivazione oppure traumatiche che incidono profondamente nel proprio sé e nelle relazioni con gli altri, creando un vissuto di depressione e di rinuncia.