Dialoghi sulla crisi. Intervista allo psicoanalista Bolognini – Il Riformista 22 nov 2011

Introduzione: Stefano Bolognini intervistato da Cinzia Leone mette a fuoco la relazione tra gli eventi visti in scala mondiale e italiana con quelli nel mondo privato della stanza di analisi.
Come i cambiamenti sociali, economici e politici generano risposte nella realtà psichica del singolo. (Silvia Vessella)


IL RIFORMISTA martedì 22 novembre 2011
Cinzia Leone:

Dialoghi sulla crisi. Il lettino dell’analista affollato di paure. Intervista allo psicoanalista Bolognini.


Stefano Bolognini, psicoanalista, presidente della Spi, la Società psicoanalitica italiana e "president elect" della Ipa l’organizzazione mondiale degli psicoanalisti, ci aiuta a decodificare il vissuto psicologico della crisi: tra le Twin Towers e il "lettone della finanza".

Dopo l’attacco alle Torri Gemelle le patologie da angoscia sono aumentate. Con la crisi il lettino dell’analista è più affollato?

ll numero delle richieste di terapia non è aumentato e, sorprendentemente, non è diminuito. Ma il vissuto della crisi ha invaso i lettini con un doloroso esame di realtà, una sensazione di destabilizzazione e di amara disillusione. Le certezze e la protezione che ci davano gli equivalenti dei genitori, le istituzioni o le banche, crollano: è come se vedessimo il padre barcollare e la mamma smarrirsi. La parte infantile è destabilizzata. Anche l’attacco alle torri gemelle è stata la metafora del crollo di un’area sicura: i due eventi dal punto di vista delle fantasie hanno delle analogie.

Anche un premier è una figura genitoriale?

A torto o a ragione, la figura di Berlusconi ha stimolato rappresentazioni genitoriali turbolente e complesse per carattere e abitudini del personaggio. Una parte della popolazione si è sentita soddisfatta e liberata che un equivalente genitoriale con queste caratteristiche non fosse più a capo della "famiglia nazionale".

Come ci si difende dalla paura?

La paura rende il gruppo più coeso se non altro per difesa, nel panico si sparpaglia e si disfa. L’importante è non farsi prendere dal panico, anche dal punto di vista nazionale: mantenere un’attitudine pragmatica e operativa e rimboccarsi le maniche.

La pace sociale c’entra con la psicoanalisi?

Nei promessi sposi Renzo Tramaglino porta ad Azzeccagarbugli tre capponi legati per i piedi: avviati a una sorte nefasta, continuano a beccarsi tra di loro. Bisogna mantenere funzionante il dispositivo di comunità e aiutare i tre capponi a non beccarsi.

La finanza sganciata dall’economia fonte di angoscia?

I giochi della finanza, si svolgono in un "altrove" che esclude le persone qualunque, producendo nell’inconscio un sentimento di impotenza simile a quella dei bambini esclusi dal lettone dei genitori: dove si fanno e si disfano le cose, magari altri bambini e avvengono accoppiamenti escludenti. La dissociazione che si crea tra l’evidenza del lavoro e l’evidenza del guadagno della finanza: la sensazione di una manipolazione, di un gioco delle tre carte.

Il "lettone della Finanza" ha escluso gli italiani. E il "lettone della politica"?

Mediaticamente la politica è molto più visibile di un tempo. Ma la visibilità non coincide con la trasparenza. Conta ciò che viene nascosto dagli attori della scena, ma anche ciò di fronte a cui chiudono gli occhi gli spettatori della scena. Nei giornali vengono nascoste o enfatizzate notizie diverse, il lettore vede e coglie ciò che si desidera. Eliminare il gap è impossibile: l’obiettivo è ridurlo.

Il lavoro è un valore reale ma anche simbolico.

Anche il valore simbolico del lavoro è sotto attacco. Per Freud un persona che sta bene, o che ha fatto una buona analisi, deve: "Saper amare, lavorare, – e aggiungeva – godere e soffrire". ma chi non sa soffrire o a godere è anestetizzato. Bisogna togliere l’anestesia.

Siamo stati anestetizzati?

Si è diffusa l’idea che la condizione normale sia divertirsi. Tristezza equivale a depressione e dopo il lutto molti medici di base, neurologi e psichiatri prescrivono psicofarmaci. Negli ultimi trent’anni siamo anestetizzati dalla pretesa di essere in un’eterna beatitudine L’epoca di Drive in ha inaugurato una sorta di religione laica del consumo.

Gli oggetti-totem e le file ai supermercati di elettronica…

L’illusione di potenziare il "senso di sé" attraverso oggetti illusori quanto all’estetica o alla prestazione. Quello che viene sentito come insufficiente è il se stesso reale. Questione di potenza fallica: "ho più megabyte" o più "connessione". Il bisogno di sostituire il "povero sé" reale con un "sé" ideale ed estetizzante.

Il governo Berlusconi ha rimosso la crisi?

Per motivi di ovvia convenienza politica, ha minimizzato evidenze economiche e non ci ha detto come stavano le cose: probabile che abbia rimosso anche la crisi personale.

Finanza e psicoanalisi condividono una parola: investimento. Quando si sbaglia "investimento"?

In analisi quando una figlia si lega troppo al padre, o il figlio alla madre, come nel famoso Edipo, e si finisce per non avere capitali da investire in una relazione più praticabile. Una nazione quando investe un settore che non non ha prospettive.

La sua ricetta per la crisi

Tornando ai tre capponi di Renzo, bisognerebbe che le parti sociali mantenessero la capacità di dialogare. Più sarà ingiusta la redistribuzione dei costi della crisi tanto più ci sarà il rischio di reazioni violente.

Cosa se ne va con Berlusconi e cosa arriva con Monti?

Con Berlusconi spero se ne vada una modalità troppo basata sulle capacità suggestivo-promozionali. Spero che con Monti si entri in una dimensione più disillusa e più tecnica. Ma il criterio di equi-distribuzione non è necessariamente garantito dai tecnici: devono collaborare con i politici.


Cinzia Leone