Il Manifesto, Verità Nascoste -18 febbraio 2012

 

In questi giorni all’interno della SPI divampa – con grande produttività non solo scientifica ma anche affettiva – un appassionato dibattito sull’autismo.
Sempre in questi giorni Marco Mastella ha preparato una sintesi delle Linee guida Disturbi Spettro autistico del Ministero della Sanità e un Commento, che andrà sul Sito della Società Psicoanalitica Italiana (area Psicoanalisi infantile, di cui Mastella è responsabile), Sarantis Thanopulos, dalle pagine della sua rubrica su Il Manifesto, ha scritto un prezioso articolo intitolato Sulla pelle dei bambini nel quale evoca la sentenza del tribunale francese di Lille che ha condannato Sophie Robert per il suo documentario sull’autismo, falso e, soprattutto, manipolatorio e tendenzioso, ragione per la quale è stato messo al bando nel territorio francese.
Daniela Scotto di Fasano

Il Manifesto
18 febbraio 2012
RUBRICA di Sarantis Thanopulos
VERITÀ NASCOSTE
Sulla pelle dei bambini

Un tribunale francese (Lille) ha condannato Sophie Robert, regista di un documentario sull’autismo, a risarcire tre psicoanalisti da lei intervistati e ha messo al bando l’opera nel territorio francese. Il 12 febbraio, Gilberto Corbellini su "Il Sole-24" ore ha definito la decisione «verosimilmente un atto politico», «un odioso attacco alla libertà di espressione». Secondo Corbellini, la lobby psicoanalitica impedisce con la sua influenza, culturale e politica, una cura adeguata dell’autismo «disturbo neurologico con basi genetiche che dipende da un’organizzazione disfunzionale del cervello».
Del potere politico degli psicoanalisti, in Francia o altrove, non se n’è accorto nessuno e, inoltre, i giudici francesi hanno condannato Robert perché aveva tagliato e manipolato le interviste. Corbellini di-fende dichiaratamente la psicologia cognitivo-comportamentale statunitense che vorrebbe che desi-deri, emozioni, affetti, sentimenti fossero codificati secondo parametri di funzionamento cerebrale e curati con la somministrazione di schemi comportamentali. Il suo è un intervento piuttosto scompo-sto (se la prende in modo sguaiato anche con la cultura francese) che poco si interessa dei bambini autistici, usati strumentalmente per attaccare coloro che non si allineano al "mondo anglosassone", entità fantastica nella quale vive. In realtà nessuno sa cos’è esattamente l’autismo. Non esiste prova, degna di questo nome, che sia un disturbo neurologico di natura genetica (il che non esclude che nel futuro ci possa essere). Nel campo psicoanalitico fenomeni autistici in pazienti non autistici sono stati studiati in modo approfondito ma l’approccio diretto alla questione è problematico e le ipotesi avanzate sono inferenze (come quelle neurologiche).
Resta un fatto sconcertante: questa menoma-zione della possibilitá di essere in relazione con il mondo è piuttosto irreparabile sia se la conside-riamo di natura psichica (perché il danno sarebbe molto precoce) sia se le attribuiamo un’eziologia genetica o mista. Ciò dovrebbe suggerire un po’ di modestia per non farsi la guerra sulla pelle dei bambini e delle loro famiglie ma l’esercizio del dubbio (a cui il contatto con la sofferenza obbliga) è poca cosa per chi associa ad ogni vissuto umano un dato cromosomico.
L’attenzione al dolore dei genitori è importante. L’accusa che gli analisti colpevolizzano i genitori è grossolana e ingiusta. I fallimenti dei genitori sono inevitabil. Servono ai figli per crescere ma li fanno anche, a loro volta, fallire. L’origine del dolore che ci abita è il prodotto di situazioni non intenzionali, anonime, di con-giunture e di coincidenze. Inquadrare i luoghi interni del nostro malessere non serve a distribuire colpe improbabili ai nostri genitori ma per poterlo curare. I genitori dei bambini autistici si sentono in colpa perché è difficile accettarli e vivere con loro. Aiutarli a trasformare il senso di colpa e l’odio (che sono componenti dell’amore) in senso di responsabilità profondo e autentico nei confronti dell’umanità irriducibile di questi figli speciali è la condizione necessaria per il lavoro di cura. Perché anche se il contatto con l’ambiente è problematico, il sentire dei bambini autistici può essere ricco e se gli operatori (di cultura psicoanalitica e non) riescono a fare del loro meglio, lontano da assunti ideologici, almeno un po’ di gioia di vivere riescono a consentirla