Il progetto “Archivi storici della psicologia italiana”, ARCHIVI 2014, 9 marzo 2014

ARCHIVI- 9 MARZO 2014

INTRODUZIONE: Interessante articolo di Paola Zocchi, pubblicato su “Archivi” 2014, e gentilmente inviatoci da Antonio Alberto Semi. Illustra un importante progetto di archiviazione e digitalizzazione, portato avanti dal Centro Aspi, che raccoglie tutti i documenti, conservati spesso da privati, dei protagonisti della storia della psicologia italiana e che si occupa del censimento degli archivi degli psicologi e degli altri studiosi della mente. (Silvia Vessella)

ARCHIVI – 2014
PAOLA ZOCCHI

Il progetto “Archivi storici della psicologia italiana”

Titolo in lingua inglese
The Project “Hìstorical Archives ofltalian Psychology”

Riassunto
L’articolo descrive le attività dal Centro Aspi – Archivio storico della psicologia italiana dell’Università degli studi di Milano-Bicocca. Il suo progetto scientifico permanente consiste nel reperimento, nella raccolta, nella conservazione, nella digitalizzazione e nella pubblicazione on-line delle fonti archivistiche relative alla storia degli psicologi italiani. Il portale dell’Aspi (www.aspi.unimib.it) permette l’accesso ai documenti d’archivio attraverso una piattaforma integrata che collega le immagini dei documenti alle descrizioni analitiche delle unità archivistiche, proponendo inoltre testi di corredo che consentono di contestualizzare i documenti nel loro periodo storico. Il Centro Aspi, infine, sta realizzando un censimento sistematico degli archivi degli psicologi e di altri studiosi delle scienze della mente (psichiatri, neurologi, pedagogisti, filosofi) su tutto il territorio nazionale, conservati sia da privati sia da enti pubblici. L’articolo intende dunque descrivere il metodo di lavoro del Centro e mettere in evidenza le possibilità offerte dal Web, dalla digitalizzazione e dalla creazione di una vasta rete di collaborazioni interdisciplinari.

Parole chiave
Archivi degli psicologi, digitalizzazione, Aspi – Archivio storico della psicologia italiana, censimento di archivi, portale Web

Abstract
The article describes the activities of the Aspi Center (Historical Archive of Ital-ian Psychology) of the University of Milano-Bicocca. Its permanent scientific aim is finding, collecting, preserving, digitizing and publishing on-line documentary sources related to the history of Italian psychologists. The Aspi portai (www.aspi.unimib.it) allows to access directly to the archival documents through the integration of a modular platform, which links the images of documents to digitai inventories and analytical descriptions of archival units. Moreover, texts relating to the History of Italian Psychology contextualize the documents in their historical period. The Aspi Center is settingup a systematic census within Italy to identify the historical archives of psychologists and other scholars of the “scienc-es of the mind” (psychiatrists, neurologists, pedagogues, philosophers etc.) pre-served both by private families and by public institutions. This article therefore aims to describe the Aspi Center working method and to highlight the possibili-ties offered by the web, by digitization and by an extensive network of interdis-ciplinary collaborations.

Keymords

Archives of psychologists, digitization, Aspi Center (Historical Archive of Italian Psychology), census of Archives, Web portai
Presentato il 04.02.2014; accettato il 09.03.2014
DOI: http://dx.doi.org/10.4469/A9-2.05

Gli archivi dei protagonisti della storia della psicologia italiana — e più in generale delle “scienze della mente” — sono ancora in gran parte conservati nelle abitazioni private dei loro eredi o nei magazzini di enti e istituzioni spesso poco interessati alla loro valorizzazione. Si tratta di una quantità considerevole di materiale, del cui valore, tuttavia, raramente le famiglie e gli enti conservatori sono consapevoli. Per tali ragioni molti documenti con il passare degli anni sono andati irrimediabilmente perduti o sono giunti fino a noi gravemente danneggiati e lacunosi. L’importanza di queste carte è tuttavia fondamentale per la storia della scienza e, in particolare, della psicologia, una disciplina relativamente giovane, alla quale le fonti archivistiche possono aprire ancora molti filoni di ricerca. Se, infatti, la scoperta di ogni nuovo archivio può aggiungere preziosi tasselli alla conoscenza delle vicende complessive delle scienze della mente in Italia, il reperimento di un nuovo nucleo documentale può comportare una vera e propria revisione di tesi storiografiche che si credevano ormai acquisite, svelando retroscena, chiarendo processi sperimentali o rivelando inediti rapporti interpersonali e interdisciplinari. Occorre infatti tenere presente che le rigide suddivisioni disciplinari che attualmente nel mondo accademico separano i diversi cultori delle scienze della mente (psicologia, psichiatria, neurologia, ma anche filosofia e pedagogia) non sono applicabili al contesto scientifico e culturale del passato, dove abbondavano invece le sovrapposizioni, gli intrecci, la comunanza di interessi tra studiosi dalla formazione molto più poliedrica ed eclettica.

1. Il Centro Aspi
Alla luce di queste considerazioni, e con l’occhio rivolto a progetti analoghi sviluppati soprattutto negli Stati Uniti e in Germania1, nel 2005 è stato fondato, presso l’Università degli studi di Milano-Bicocca, il Centro interdipartimentale di ricerca Aspi — Archivio storico della psicologia italiana. Nato per iniziativa del Dipartimento di psicologia e con la partecipazione del Dipartimento dei sistemi giuridici, il centro ha come progetto scientifico permanente l’individuazione, la raccolta, la conservazione e la valorizzazione on-line delle fonti documentarie relative alla storia della psicologia italiana, in tutte le sue declinazioni.
L’Aspi lavora in stretta collaborazione con la Biblioteca centrale di ateneo, dove dispone di un deposito per la conservazione dei documenti e di locali idonei alla consultazione. Il team di lavoro è composto da archivisti, storici della psicologia e storici della scienza, i quali hanno sviluppato negli
anni anche una buona competenza nel campo informatico, che permette loro la necessaria autonomia nella gestione del portale Web, il luogo virtuale dove confluisce quasi tutto il lavoro del Centro. Grazie a una politica di apertura e di fattiva collaborazione con i privati e con altri enti che conservano archivi analoghi, l’Aspi ha attivato una rete di contatti che attualmente annovera un centinaio di collaboratori in tutta Italia.
Fondato inizialmente per riordinare, conservare e valorizzare due archivi ereditati dal vecchio Istituto di psicologia della Facoltà di lettere e filosofia dell’Università degli studi di Milano, quello del celebre psicologo e psicoanalista Cesare Musatti (1897-1989) e quello del suo maestro Vittorio Benussi (1878-1927), l’Aspi ha successivamente acquisito per donazione l’importante fondo dello psicologo e psichiatra Giulio Cesare Ferrari (1867-1932) e altri sette archivi di studiosi delle “scienze deliamente”: il sociologo Giancarlo Arnao (1926-2000), la psicogerontologa Maria Antonietta Aveni Casucci (1932-2011), la psicoanalista infantile Claudia Artoni Schlesinger (1935-2012), lo psichiatra Carlo Lorenzo Cazzullo (1915-2010), il neurologo Ermenegildo Gastaldi (1907-1973), lo psichiatra e psicologo Vito Massarot-ti (1881-1959) e lo psicologo del lavoro Dario Romano (1937-2010)2.
Il Centro, non disponendo di risorse economiche proprie, si finanzia in massima parte grazie alla partecipazione a bandi pubblici e in minima parte grazie ad accordi con privati o con enti e associazioni di settore, come l’Ordine degli psicologi della Lombardia. Negli ultimi anni ha rafforzato in particolare i rapporti con la Direzione generale per gli archivi del Ministero per i beni e le attività culturali (MIBAC), divenendo un punto di riferimento nazionale per gli archivi di interesse storico-psicologico.

2. Il portale Web
Una serie di finanziamenti ottenuti nel corso degli anni dalla Fondazione Cariplo, dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca (MIUR) e dal MIBAC ha consentito all’Aspi di realizzare il portale “Archivi storici della psicologia italiana” (www.aspi.unimib.it), una piattaforma integrata in grado di gestire e di rendere fruibili nel Web non solo gli inventari archivistici, ma anche le immagini dei documenti e una serie di testi di contestualizzazione storico-scientifica. Fin dall’inizio la scelta del Centro è stata infatti quella di rendere i materiali archivistici disponibili per un pubblico il più vasto possibile, sfruttando le potenzialità di internet e mettendo a frutto la sinergia tra le competenze archivistiche, storiche e informatiche dei suoi collaboratori.
Il back-end del portale è gestito da un ambiente di sviluppo3 che permette allo staff del Centro il costante aggiornamento delle pagine e il rapido inserimento di nuovi contenuti, anche multimediali. Gli archivi, inventariati con il software Arianna, sono pubblicati su una piattaforma integrata4, composta dal modulo Ariannaweb (che gestisce gli inventari digitali) e dal sistema Codex[ml] che rende possibile la conservazione, la gestione e la fruizione on-line delle immagini, attraverso l’utilizzo di standard di metadati ammi-nistrativo-gestionali5.
L’Aspi e il suo portale sono dunque diventati un luogo fisico e virtuale di condivisione e collaborazione tra archivisti, storici, informatici e utenti diversi, un ambiente condiviso in cui è possibile mettere in comune le rispettive conoscenze e proporre nuove ricerche. Il Centro può infatti pubblicare nel Web non solo i propri documenti, ma anche, grazie a specifici accordi con enti e privati, archivi conservati altrove.
Attualmente sono consultabili on-line non solo tre degli archivi di proprietà dell’Aspi (quelli già citati di Vittorio Benussi6, Vito Massarotti7 e Cesare Musatti8), ma anche altri 7 archivi conservati in luoghi diversi: quelli di Gabriele Buccola (1854-1885)9, Agostino Gemelli (1878-1959)10, Gaetano Kanizsa (1913-1993)11, Federico Kiesow (1858-1940)12, Umberto Neyroz (1877-1927)13, Ugo Pizzoli (1863-1934)14 ed Edoardo Weiss (1889-1970)15, per un totale di oltre 60.000 immagini. Sono inoltre in corso di riordino e di inventariazione 9 archivi che si prevede di pubblicare sul portale entro la fine del 2014: quelli già citati di Maria Antonietta Aveni Casucci, Claudia Ar-toni Schlesinger, Carlo Lorenzo Cazzullo, Giulio Cesare Ferrari16, Ermenegildo Gastaldi e Dario Romano, di proprietà dell’Aspi, e quelli, conservati da privati, del fisiologo e psicologo Casimiro Doniselli (1876-1960) a Civate (Lecco)17, del neuropsichiatra Ernesto Lugaro (1870-1940) a Torino, dello psicologo Luigi Meschieri (1919-1985) a Roma.
Gli archivi già disponibili sul portale coprono un arco cronologico compreso tra la seconda metà dell’Ottocento e la fine del Novecento e offrono dunque una panoramica abbastanza ampia della storia della psicologia italiana nel lungo periodo. La loro consultabilità ha consentito a diversi studiosi di pubblicare lavori storico-scientifici, che hanno arricchito il panorama degli studi e che andranno certamente aumentando nei prossimi anni18.
Il portale è diventato dunque uno strumento di lavoro imprescindibile per chi si occupa di storia della psicologia, anche perché permette lo studio simultaneo e incrociato di fonti che altrimenti si troverebbero disperse sul territorio nazionale e in alcuni casi anche all’estero.
Nel portale è possibile effettuare due tipi di ricerche per parola: all’interno degli inventari archivistici e all’interno di tutti gli altri contenuti del sito. Dal momento che gli inventari sono molto analitici e indicano — ad esempio nel caso dei carteggi — il contenuto di ogni singola lettera, la ricerca permette di individuare facilmente i documenti che interessano, consultando contemporaneamente e in modo trasversale i diversi fondi archivistici.
È attualmente in fase di collaudo anche una terza modalità di ricerca, di tipo semantico, che sarà in grado di individuare relazioni complesse fra i documenti presenti in tutto il portale. Tale innovativa modalità di ricerca funziona grazie a un’ontologia informatica: tutto il materiale presente nei database viene organizzato in una rappresentazione formale che definisce le proprietà degli individui e degli oggetti, evidenziandone le relazioni. Grazie a questa logica descrittiva, il motore di ricerca è in grado di elaborare interpretazioni semantiche dei dati e può individuare autonomamente ulteriori relazioni, mappe concettuali e percorsi di ricerca. Così, ad esempio, la ricerca del vocabolo “psicoanalisi” non mostrerà soltanto i documenti in cui compare tale parola, ma individuerà personaggi, enti di ricerca, studi, pubblicazioni e carte d’archivio direttamente o indirettamente in relazione con il “concetto” di psicoanalisi. In questo modo, un unico documento può appartenere allo stesso tempo a un luogo fisico e a molti luoghi virtuali, seguendo la logica dei metadati e della semantica. Nello spazio ipertestuale della rete i documenti diventano infatti cellule che si aggregano, si dissociano e si ricompongono in legami concettuali altri rispetto alla statica dell’archivio. Le informazioni diventano trasversali, si intrecciano nella stratificazione delle letture e delle relazioni possibili: per autore, per tipologia, per data, per parole chiave.
Per quanto a livello internazionale vi siano già diversi esempi di motori semantici19, per la prima volta l’Aspi ha applicato questo strumento alla storia della psicologia, realizzando una nuova ontologia che costituisce oggi un patrimonio scientifico importante per progetti simili20.
Gli archivi contengono del resto una quantità di informazioni che possono interessare in modo trasversale diverse tipologie di studiosi. È questo il motivo per cui, rispetto ad altri progetti analoghi, che mettono a disposizione solo una selezione di documenti ritenuti più significativi, la scelta dell’Aspi è stata quella di mettere in rete (là dove la normativa sulla, privacy lo consenta) le riproduzioni digitali degli archivi completi, dando così la possibilità a tutti gli studiosi — e non solo agli storici della psicologia — di reperire materiali utili alle loro ricerche. Solo per fare due esempi, gli storici della letteratura possono consultare le lettere del poeta Umberto Saba nell’archivio dello psicoanalista Edoardo Weiss, mentre gli storici dell’arte possono trovare nell’archivio di Vittorio Benussi i disegni del pittore triestino Gino Pa-rin.
La scelta di non effettuare selezioni a priori (che per definizione sono sempre soggettive e arbitrarie) e di rendere tutto consultabile presuppone una logica di apertura che non è sempre facile trovare nell’ambiente accademico, dove prevalgono spesso gli interessi dei singoli studiosi o dei singoli gruppi di ricerca rispetto alle esigenze collettive. Il Centro Aspi sostiene con convinzione l’idea che le fonti storiche siano un bene comune e pertanto debbano essere accessibili a tutti. Per questo il portale è rivolto a un’ampia fascia di utenti: da un lato agli studiosi italiani e stranieri, che in tal modo sono più agevolati nel reperimento e nella consultazione delle fonti, dall’altro agli studenti e agli utenti più generici del Web, anche semplici curiosi.
La possibilità di consultare gli archivi senza vincoli di tempo e di spazio, di scorrerne gli inventari analitici, di visualizzarne i documenti attraverso immagini ad alta definizione e di trovare schede e materiali di contestualizzazione storico-scientifica, rende il portale dell’Aspi un luogo virtuale di ricerca, di studio e al tempo stesso di divulgazione. Esso consente infatti non solo di conoscere la storia della psicologia, le biografie dei protagonisti, il contesto culturale in cui è stata prodotta la documentazione archivistica, ma anche di comprendere come si svolge il lavoro dello storico e quali sono le fonti che utilizza.
Oltre alla sezione principale Archivi, nel menu del portale sono presenti altre 9 sezioni: Chi siamo, biografie, Luoghi, Riviste, Strumenti, Percorsi, Spigolature, Gallerie, Unk. Attraverso questa suddivisione tematica l’utente può facilmente accedere alle schede testuali di contestualizzazione dei documenti d’archivio: biografie dei soggetti produttori o dei personaggi citati nelle carte, approfondimenti sugli enti in cui gli psicologi lavoravano, sulla strumentazione che utilizzavano e sulle riviste in cui scrivevano, gallerie fotografiche, ma anche veri e propri percorsi scientifici ricavati dallo studio dei documenti stessi.
L’accesso al portale è libero e gratuito, ma è richiesta un’iscrizione tramite username e password per consultare gli inventari on-line e le immagini dei documenti: un piccolo filtro che consente allo staff di monitorare gli accessi. Attualmente sono circa 1000 gli utenti registrati, mentre le visite giornaliere al portale ammontano in media a 60-70.
Data la rilevanza anche internazionale dei documenti e degli studi pubblicati sul portale Aspi, è in progetto una traduzione in inglese delle sezioni principali.

3. Il Censimento degli archivi storici degli psicologi italiani
Naturalmente la premessa fondamentale per qualunque attività di valorizzazione degli archivi è che di questi archivi si conosca l’esistenza. Non è un’ovvietà, se consideriamo quel che si diceva all’inizio, cioè che gli archivi sono spesso beni invisibili, che giacciono dimenticati in cantine, soffitte o magazzini.
Per questo l’Aspi ha attivato, grazie a due convenzioni (6 agosto 2010 e 9 luglio 2012, attualmente in fase di rinnovo) con la Direzione generale per gli archivi del MIBAC (DGA), un censimento su tutto il territorio nazionale non solo degli archivi storici degli psicologi italiani, ma anche di tutti gli studiosi che tra Otto e Novecento si occuparono in qualche modo di “scienze della mente”, come psichiatri, neurologi, pedagogisti, filosofi e via dicendo.
Nella fase iniziale del lavoro, si è proceduto a compilare un elenco dei possibili soggetti produttori degli archivi da cercare, che attualmente comprende 626 nomi di persone, identificati grazie a una ricerca a tappeto sul Web, nei repertori e nelle opere a stampa più rilevanti dedicate alla storia della psicologia e della psichiatria. Molte informazioni sono state inoltre reperite grazie all’aiuto di studiosi e cultori della materia, oltre che al passaparola tra gli eredi contattati.
L’invio di centinaia di e-mail e di lettere a enti pubblici e a privati in tutte le regioni italiane, il monitoraggio continuo delle informazioni presenti nel Web, il coinvolgimento delle Soprintendenze archivistiche e degli Archivi di Stato ha consentito finora di individuare 184 archivi, dei quali 50 conservati presso privati e 134 presso enti e istituzioni.
Le schede di censimento vengono progressivamente pubblicate sia in una apposita sezione del portale dell’Aspi, sia nel Sistema informativo unificato per le Soprintendenze archivistiche (SIUSA). Le schede degli archivi conservati presso enti e istituzioni vengono compilate per la maggior parte dagli archivisti e dai funzionari degli enti stessi, che in questo modo diventano automaticamente anche collaboratori del portale.
Le centinaia di contatti attivati grazie al lavoro di censimento hanno dunque consentito al Centro Aspi di farsi conoscere sul territorio e di presentarsi effettivamente come centro di coordinamento nazionale degli archivi di interesse storico-psicologico.
L’opera di sensibilizzazione dei privati nei confronti della conservazione e della valorizzazione dei propri archivi ha ottenuto risultati molto positivi: diversi proprietari, infatti, hanno deciso di donare le proprie carte all’Aspi21, mentre altri, intenzionati a conservarle nelle proprie abitazioni, hanno permesso al Centro di acquisirle in formato digitale e di pubblicarle on-line11.

4. Le possibilità offerte dalla rete e dalla digitalizzazione
Grazie alla rete e alla digitalizzazione dei documenti, dunque, anche fondi di proprietà privata diventano visibili e accessibili alla comunità scientifica. Allo stesso modo, esse consentono all’Aspi di collaborare con altri enti, che possono valorizzare i loro archivi pubblicandoli sul portale, pur continuando a conservarli presso la loro sede. È ciò che è stato fatto, ad esempio, con la Biblioteca di psicologia dell’Università di Torino, che conserva le carte dello psicologo Federico Kiesow, ovvero le carte della sua attività presso l’Istituto di psicologia di Torino nei primi decenni del Novecento. Queste carte sono già consultabili nel portale dell’Aspi.
Un’operazione analoga è stata condotta con la Library of Congress di Washington, dove è conservato l’archivio dello psicoanalista triestino Edoardo Weiss, emigrato in America nel gennaio 1939 a causa delle leggi razziali. Grazie a un accordo con la Library e con l’Università di Trieste (che intendeva studiarne le carte) è stato possibile digitalizzare tutti i documenti dell’archivio Weiss e realizzare un inventario analitico in italiano, lavorando direttamente sulle immagini e mantenendo una struttura simile a quella presente nell’inventario sommario della Library. Inoltre è stato possibile aggiungere un’appendice con le immagini e la descrizione di altre carte di Weiss rinvenute a Trieste23. Di fatto è stato quindi realizzato un inventario virtuale, che solo per la prima parte corrisponde all’inventario dei documenti effettivamente conservati a Washington.
Qualcosa di simile è stato sperimentato anche, in collaborazione con l’Università Cattolica di Milano, con le carte di Agostino Gemelli. Non esiste infatti un vero e proprio archivio Gemelli, perché i suoi documenti si trovano sparsi all’interno dell’imponente Archivio storico dell’Università Cattolica, confondendosi di fatto con quelli dell’ateneo, di cui Gemelli è stato fondatore, rettore e anche inquilino (in quanto abitava all’interno dell’Università). In questo caso si è deciso di fare uno spoglio di tutti i fondi archivistici della Cattolica alla ricerca delle carte prodotte da padre Gemelli nell’ambito della sua attività di psicologo. I documenti sono ora reperibili sul portale Aspi in un inventario virtuale, che permette di effettuare un percorso trasversale all’interno dei singoli fondi.
Un altro riordino virtuale è stato effettuato per l’archivio dello psicologo siciliano Gabriele Buccola, in collaborazione con la Biblioteca civica di Palermo, che lo conserva, e con il Dipartimento di psicologia dell’Università di Palermo, interessata allo studio dei documenti. In questo caso le carte erano incollate abbastanza in disordine tra le pagine di 8 volumi rilegati (un pessimo lavoro dovuto ai bibliotecari negli anni Trenta), per cui si è optato per un riordino virtuale sulle immagini digitali dei documenti, creando una struttura archivistica più organica, in cui ad esempio il carteggio, che è la parte più cospicua dell’archivio, risulta ordinato per mittente.
Per riassumere, quindi, la rete e la digitalizzazione hanno consentito all’Aspi: 1) di creare un luogo virtuale, il portale, dove confluiscono gli archivi storici degli psicologi italiani, che possono essere così consultati in modo trasversale; 2) di rendere consultabili on-line anche archivi altrimenti “invisibili”, come quelli privati; 3) di collaborare con altri enti che intendano valorizzare i loro archivi, ampliando la rete delle relazioni e dei contatti interuniversitari e interistituzionali; 4) di effettuare riordini virtuali di materiali conservati in sedi diverse o su supporti inadeguati; 5) di evidenziare le relazioni esistenti tra i documenti dei diversi archivi presenti nel portale, ricostruendo ad esempio gli epistolari (se nell’archivio Ferrari abbiamo le lettere di Gemelli a Ferrari, nell’archivio della Cattolica troviamo le risposte di Ferrari a Gemelli); 6) di limitare la consultazione dei documenti cartacei preservandone l’integrità.

5. Conclusioni
Dall’esperienza del centro Aspi emergono alcune considerazioni generali, che meritano di essere sottolineate: tutti i progetti sin qui svolti hanno visto il coinvolgimento di molti soggetti, pubblici e privati (dipartimenti e centri di ricerca universitari, enti di conservazione quali archivi, musei e biblioteche, privati cittadini o famiglie che hanno ereditato le carte degli avi). Unire le forze consente di conseguire maggiori risultati e di razionalizzare le risorse, facendole confluire in un solo progetto di più ampia portata. Frutto di una sinergia tra istituzioni impegnate sia nella ricerca sia nella conservazione e valorizzazione dei beni culturali, le attività connesse al progetto complessivo dell’Aspi generano a loro volta nuove collaborazioni e ulteriori progetti, favorendo lo scambio di informazioni e di conoscenze.
Non solo: alle attività del Centro collaborano archivisti, psicologi, storici, storici della scienza, alcuni dei quali hanno anche buone competenze informatiche, così da garantire il raccordo con i referenti tecnologici per tutto ciò che riguarda la parte più strettamente tecnica. La creazione di un ambiente virtuale, in grado di contenere e collegare tra loro le fonti primarie della ricerca storica, mettendole a disposizione sia degli studiosi sia del pubblico più ampio della rete, ha richiesto la formazione di un gruppo di lavoro estremamente eterogeneo, in continuo dialogo con i privati e con gli
enti pubblici, aperto all’utilizzo delle nuove tecnologie nel settore dei beni culturali e consapevole dell’importanza degli archivi per lo sviluppo delle discipline storico-scientifiche.
Grazie alla piattaforma realizzata, inoltre, gli archivi ancora conservati presso i privati possono diventare accessibili alla comunità scientifica, favorendo lo sviluppo di nuovi filoni di ricerca.
Si tratta nel complesso di una modalità di lavoro che crediamo possa essere applicata in futuro anche ad altre discipline.

Paola Zocchi

Note 

1 In particolare gkslrMves of the Histoty of American Psychology dell’Università di Akron (Ohio) e XAdolfWurth Xentrumjur Geschìchte der Psychologie dell’Università di Wùrzburg.

2 Per le notizie biografiche sui soggetti produttori e la descrizione degli archivi e dei lavori di riordino e inventariazione effettuati dal Centro Aspi si rimanda alle relative schede sul portale “Archivi storici della psicologia italiana”: www.aspi.unimib.it (consultato il 31 gen. 2014).

3 II CMS opensource Typo 3.

4 La piattaforma è stata appositamente sviluppata dal Cilea (oggi Cineca, sede di Milano).

5 II software Arianna consente l’esportazione di un file in formato standard EAD. La digitaliz
zazione dei documenti avviene con scanner piani o macchine fotografiche reflex digitali. Le
immagini, acquisite in formato tiff non compresso (o convertite dal formato raw al tiff) a
300 dpi per 24 bit colore, vengono caricate sull’applicativo Codex[ml], che le aggancia agli
inventari pubblicati su Ariannaweb. Codex[ml] consente una piramidalizzazione dei file e il
loro rapido caricamento ad alta risoluzione, rendendo così possibile, attraverso un pannello
di controllo a comparsa, la visualizzazione anche molto ingrandita dei documenti.

6 Tra i lavori scaturiti dallo studio delle carte di Benussi, Vittorio Benussi. Sperimentare l’inconscio.
Scritti (1905-1927), a cura di Mauro Antonelli, Milano, Cortina, 2006; MAURO ANTONELLI,
Nino DaZZI, Vittorio Benussi e la psicoanalisi, «Rassegna di psicologia», 26/2 (2009), p. 5-30;
MAURO ANTONELLI, MARINA ManoTTA, Meinongs und Benussìs Phànomenologìe der Wahmeh-
mung «Meinong Studies», 3 (2009), p. 123-173; Barbara Francesca Maria Marino, Vitto
rio Benussi e l’idea di interazione fra percezione e anione, «Teorie & Modelli», n.s., 11/1 (2006), p.
45-67; ANTONINO TriZZINO, Metodo impossìbile. Vittorio Benussi e la psìcoanalìsì sperimentale,
Bergamo, Moretti & Vitali, 2008; IDEM, La psicanalisi è un filo fragile ma prezioso. Vittorio Benussi
e /Inventario di psicanalisi (1926-1927), «Physis», 45/1-2 (2008), p. 303-324; Verena Zudl
NI, / numeri della mente. Sulla storia della misura in psicologìa, Trieste, EUT, 2009; EADEM, La mi
sura della menzogna. Vittorio Benussi e le origini della psicologìa della testimonianza, Trieste, EUT,
2011; EADEM, Vittorio Benussi’s respìratory symptoms of lying, Trieste, EUT, 2012; VERENA
ZuDINI, MARINA MANOTTA, A presentatìon ofBenussì’s and Musatti’s archives (“Fondo Benussi” and
”Fondo Musatti”), «Teorie & Modelli», n.s., 13/2-3 (2008), p. 249-255.

7 II riordino dell’archivio ha permesso la pubblicazione di due lavori scientifici: PAOLA
BIANCHI, Uesame ai conducenti dì autoveìcoli negli archìvi dì Ugo Pigoli e Vito Massarotti, in Psicologi
in fabbrica, a cura di Mauro Antonelli e Paola Zocchi, Roma, Aracne, 2013, p. 109-128; ELISABETTA ZanaroTTI TlRANINI, Vito Massarottì (1881 -1959). Un medico pioniere della psicotecnica nella prima metà del Novecento, Milano, Franco Angeli, 2013.

8 Lo studio sulle carte di Musatti ha reso possibile le seguenti pubblicazioni: CESARE L. MU
SATTI, Sulla psicoanalisi, a cura di Anna Ferrata, Maura Monguzzi, Torino, Bollati Boringhieri,
2012; MARINA ManoTTA, Psicotecnica e orientamento professionale in Cesare Musatti, in Psicologi in
fabbrica, p. 155-176; ZlJDINI, MANOTTA, Apresentation ofBenussi’s andMusatti’s archìves, p. 249-
255.

9 Sulle carte di Buccola, conservate presso la Biblioteca comunale di Palermo, VINCENZO
CATANIA, GIOVANNI Sprini, L’influenza della cultura tedesca nella formazione dì Gabriele Buccola, in
Hìstorical relatìons between German and Italìan psychology in an ìntematìonalframework, a cura di Gui
do Cimino, Firenze, Olscliki, 2010, p. 115-132; Silvana Miceli, Vincenzo Catania, Pie
ra Maria Calafiore, Gabriele Buccola – Fmìl Kraepelìn: Carteggio 1881-1885, «Teorie & Model
li», n.s., 17/1 (2012), p. 9-79.

10 Le carte di Gemelli sono conservate in diversi fondi all’interno del più ampio Archivio
storico dell’Università Cattolica di Milano: VITTORIO CIGOLI, ILARIA MONTANARI, Sara
MOLGORA, FEDERICA FACCHIN, MONICA ACCORDINI, 7/ carteggio tra Padre Gemelli e Cesare Mu
satti, in Agostino Gemelli e il suo tempo, a cura di Maria Bocci, Milano, Vita e Pensiero, 2009, p.
299-321; ILARIA MONTANARI, Agostino Gemelli e la psicotecnica nel secondo dopoguerra: ricerca, appli
cazione e divulgazione nelle carte del fondo Gemelli-Scolari, in Psicologi in fabbrica, p. 129-153.

11 Conservato presso l’ex Dipartimento di psicologia dell’Università degli studi di Trieste, ora
confluito nel nuovo Dipartimento di scienze della vita.

12 Conservato presso la Biblioteca di psicologia dell’Università degli studi di Torino.

13 Conservato dagli eredi a Bologna.

14 Conservato dagli eredi a Medicina (Bologna).

15 L’archivio è conservato presso la Library of Congress di Washington, che ha autorizzato
l’Aspi a digitalizzarlo e pubblicarlo on-line, facilitando in tal modo la pubblicazione del volu
me di RITA Corsa, Edoardo Weiss a Trieste con Freud. Alle origini dellapsìcoanalìsì italiana, Roma,
Alpes, 2013.

16 DARIO De SANTIS, Giulio Cesare Ferrari e la psicologìa del soldato nelle carte del fondo Ferrari,
«Teorie & Modelli», n.s., 17/1 (2012), p. 107-139; PAOLA ZocCHI, Giulio Cesare Ferrari e Al
fred Binet. Il rapporto allievo / maestro nei documenti del fondo Ferrari, ìbidem, p. 81-106; EADEM, Fa
psicotecnica nell’opera dì Giulio Cesare Ferrari: dall’esperienza manicomiale al contesto intemazionale, in
Psicologi in fabbrica, p. 69-107.

17 PIETRO REDONDI, Educare per la vita. Ulstìtuto civico dì psicologìa sperimentale, in Milano scientìfi
ca 1875-1924, a cura di Elena Canadelli, Paola Zocchi. I. La rete del grande Politecnico, Milano,
Sironi, 2008, p. 277-301.

18 Oltre agli articoli citati nelle note precedenti, DARIO De SanTIS, L’archìvio storico della psico
logìa italiana, «Rivista di storia della medicina», 20/1-2 (2010), p. 161-163; PATRIZIA GlJAR-
NIERI, Serica cattedra. Ulstìtuto dì psicologìa dell’Università dì Firenze tra idealismo e fascismo, Firenze,
Firenze University Press, 2012; ROBERTA PASSIONE, Le origini della psicologìa del lavoro in Italia.
Nascita e declino dì un’utopìa liberale, Milano, Franco Angeli, 2012; PAOLA ZOCCHI, Gli archìvi
storici della psicologìa italiana on-line, «Storia in Lombardia», 1 (2010), p. 150-151.

19 II portale del Semantic Computing Research Group (SeCo) studia e raccoglie le pubblica
zioni scientifiche e i diversi prototipi semantici attivi (http://www.seco.tkk.fi).

20 La messa in opera del Semantic web, in collaborazione con il Cilea, è stata effettuata in
due fasi: la creazione della rete semantica relativa alla storia della psicologia italiana, basata
sull’ontologia CIDOC-CRM (http://www.cidoc-crm.org/scope.html), e la costruzione del
motore di ricerca per la navigazione della stessa per mezzo del Web server CHopatria
(http://cliopatria.swi-prolog.org). Allo stato attuale, l’ontologia è composta da circa 45.000
stringhe. E iniziato quindi il lavoro di creazione del portale che permetterà di navigare ed ef
fettuare ricerche all’interno della rete semantica. In particolare si è proceduto alla configura
zione di Cliopatria e alla personalizzazione dell’interfaccia: CLAUDIO CORTESE, GLAUCO
MANTECAR!, 7/ Semantic Web per ì beni culturali: esperienze pratiche al Cilea, in Atti del Workshop
AI &° Cultural Heritage (Palermo, 15 settembre 201 /), a cura di Luciana Bordoni, Roma, Edizioni
Enea, 2012, p. 66-70; IDEM, Extending the Digital Archìves ojltalìan Psychology wìth Semantic Data,
«Proceedings of the lst International Workshop on Semantic Digital Archives» (Berlin, 29
September 2011), voi. 801, p. 60-71 (http://ceur-ws.org/Vol-801); CLAUDIO CORTESE, Se
mantic Search and Bromsing nell’ambito dei beni culturali, «Bollettino del Cilea», 118 (2011), p. 26-
30.

21 II Centro ha acquisito in questo modo i fondi di Claudia Artoni Schlesinger, di Maria An
tonietta Aveni Casucci, di Carlo Lorenzo Cazzullo, di Stefano Gastaldi, di Vito Massarotti e
di Dario Romano.

22 E il caso delle carte di Ernesto Lugaro, di Umberto Neyroz, di Ugo Pizzoli e di Luigi Me-
schieri. L’archivio di Casimiro Doniselli è stato invece provvisoriamente depositato dagli eredi all’Aspi per essere riordinato (grazie a un contributo del Comune di Civate), digitalizzato e poi restituito.

23 I documenti sono stati rinvenuti tra le carte della storica della psicoanalisi Anna Maria Ac-cerboni, alla quale erano state donate da un figlio dello stesso Weiss.