Internet e cellulari nuove dipendenze, IL TEMPO, 26 maggio 2016

IL TEMPO   -26/05/2016

IL DIBATTITO

Internet e cellulari nuove dipendenze

Vere patologie che superano cibo, shopping, sesso e videogiochi. Le logiche del piacere, l’ambiguità e il dolore: psicologi a confronto

INTRODUZIONE: la giornalista introduce al 18° Congresso della Società Psicoanalitica Italiana con il tema centrale di dibattito che è quello delle dipendenze e delle sue molte forme. Il quesito è come si possa giungere a questo “piacere doloroso” e la psicoanalisi fa intervenire nel dialogo la clinica, il cinema, l’Arte e la dimensione estetica dell’esperienza. (Silvia Vessella

IL TEMPO   -26/05/2016 

CHIARA BUONCRISTIANI 

Può essere il lavoro da cui non ci si vuole staccare neppure per le ferie estive oppure l’uso del cellulare che diventa una specie di protesi; o ancora quello di Internet con le sue infinite possibilità di evadere in mondi paralleli. Alzi la mano chi non ha presente quella «specie di fissa» che sta per diventare – o è già – una forma di dipendenza. Si tratta di un piacere compulsivo, allo stesso tempo intenso ed effimero. Spesso cercato per autocurarsi e tenere lontane preoccupazioni e angosce. Per aggirare un vuoto che non si sa come attraversa

D’altra parte siamo nella società del tutto pieno e della confusione dei confini del tempo e dello spazio. Siamo incoraggiati a «usare anche i ritagli di tempo», ci sentiamo spinti a fare più cose contemporaneamente. Lavoriamo da casa, mangiamo camminando, parliamo guidando. Il campionario delle nuove dipendenze è lungo: passa per il cibo, lo shopping, il sesso e i videogiochi. Ma include pure le ben note sostanze stupefacenti e molti psicofarmaci: cannabis, benzodiazepine, alcol, droghe sintetiche, cocaina, eroina e la lista potrebbe continuare. Tossicomanie con o senza sostanza, quello che è spiazzante è la diffusione, inedita fino a qualche anno fa, e le motivazioni profonde che spingono al consumo e impediscono all’individuo di sentirsi libero e padrone della propria vitalità.

«Le logiche del piacere. L’ambiguità il dolore» è, non a caso, il tema – quanto mai attuale – scelto dalla Società Psicoanalitica Italiana per il congresso che si tiene a Roma all’Angelicum dal 26 al 29 maggio. Uno dei quesiti intorno ai quali si sviluppa la tre giorni è, come detto, che cosa faccia deragliare lo sviluppo psichico di un individuo fino a portarlo a rifugiarsi nel piacere doloroso e onnipotente delle nuove dipendenze: un luogo dove la coscienza è in uno stato alterato e si crede di poter fare a meno degli altri come oggetti di bisogno e desiderio. Nel «consumo» che si ripete, le vie della mente che ricercano piacere e benessere si annodano con il dolore in una forma molto particolare. Somigliano ai capelli di un rasta. Come sciogliere un dreadlock? La ripetizione dell’esperienza è cercata anziché evitata. Se ne accorse Freud quando, quasi cento anni fa, esplorò i territori inconsci che si estendono «al di là del principio di piacere»: chi sta male è «attaccato» alla propria sofferenza»

Per rispondere la psicoanalisi interroga l’arte e la dimensione estetica dell’esperienza, costruisce ponti con la neurobiologia delle emozioni, si mette in ascolto dell’esperienza di filosofi contemporanei come Michela Marzano. Come se per rimanere fedele alle proprie origini sentisse la necessità di aprirsi di continuo: all’impatto con le culture non occidentali, alla contaminazione con altri ambiti disciplinari, alle trasformazioni portate dei nuovi mezzi di comunicazione. Basta scorrere il programma per scoprire un evento «multimediale», aperto alla pluralità dei linguaggi e delle forme culturali.

C’è un reading di lettaratura contemporanea su corpo piacere e dolore, varie video proiezioni, concerti e mostre fotografiche.

Insomma cambiano le malattie dell’anima e anche gli «strizzacervelli» non sono più quelli di una volta. In realtà non lo sono più da tempo, ma forse prima si poteva comunicarlo di meno.

«Mutanti» da contratto, visto che le trasformazioni della mente sono l’acqua in cui sono immersi, nell’immaginario collettivo restavano quelli dell’icona cinematografica: foto di Freud appesa al muro, in silenzio a prendere appunti mentre il paziente racconta i suoi problemi.

Poi venne «In Treatment» e oggi – anche senza aver letto Winnicott, Bion e Green – gli appassionati di fiction possono confermare che paziente e analista sono due persone in gioco dentro una relazione. Due individui che si alleano nel tentativo di comprendere.