Intervista a Elisabeth Roudinesco, LA STAMPA, 16 novembre 2015

La Stampa 16 novembre 2015

Intervista a Elisabeth Roudinesco

“Hanno colpito la laicità Adesso la paura ci spinge all`estremismo” 

INTRODUZIONE: Elisabeth Roudinesco, la grande psicoanalista francese e storica della psicoanalisi, analizza le radici degli atti terroristici del 13 novembre. E’ una “nuova forma di guerra in un mondo globale”. I ragazzi, figli di immigrati di quarta generazione, fragili per la perdita nel mondo globalizzato dei valori di laicità e religiosi si orientano verso l’integralismo e si rischia così una deriva integralista cui bisogna rispondere invece con i valori della laicità. (Silvia Vessella

La Stampa 16 novembre 2015 

CESARE MARTINETTI

PARIGI Cominciamo da una piccola frase presa dal «Journal du Dimanche». Racconta una testimone scampata al massacro del Bataclan: «Parlavano francese come me e tè e ci hanno detto: questo è quello che voi fate in Siria e in Iraq…». Ecco, Madame Roudinesco: parlavano un francese impeccabile. I killer di venerdì sono figli di immigrati nati qui, come Ismail, il primo ad essere identificato: è dunque una guerra interna?

«Dall’ll settembre non ragiono in termini di nemici interni o esterni ma di nuova forma di guerra in un mondo globale. L’Islam fanatico offre una facile identità a ragazzi fragili, prima o seconda generazione di immigrati o francesi convertiti, poco importa. Sono i sintomi di un male che rischia di far riemergere tutti i peggiori demoni francesi».

Con Elisabeth Roudinesco, psicanalista e storica della psicanalisi, tentiamo di scavare nel sottosuolo delle viscere emotive del Paese. Madame è appena rientrata dall’Italia dove ha presentato il «Freud nel suo tempo e nel nostro» edito da Einaudi e immersa tra i libri del suo studio non nasconde l’angoscia.

«Siamo di fronte a una regressione radicale verso fenomeni religiosi ostili ai diritti dell’uomo. Le ragazze che spontaneamente mettono il burqa come una forma di rivendicazione secondo me esprimono un rifiuto fanatico dell’Illuminismo. Che si richiamino ad Al Qaeda o all’Isis poco importa e bisogna essere radicali nella lotta contro questa politica: non una guerra razzista agli arabi, ma all’integralismo religioso».

Perché colpiscono la Francia?

«Perché è una repubblica fondata sull’universalismo laico, sulla tolleranza e sul diritto di ciascuno di avere nel privato la sua religione. Anche Robespierre non ha spinto fino al fondo la lotta al clericalismo. Diceva: meglio Dio di una setta. E io sono d’accordo. Questa natura laica ci rende più fragili. Siamo il Paese dell’affare Dreyfuss: possiamo diventare i più antisemiti del mondo o essere al tempo stesso i più generosi, il Paese dei Lumi e insieme del peggio espresso nella collaborazione al nazismo».

Vuoi dire che la Francia può facilmente scivolare nell’estremismo?

«Direi nel fascismo. Il crollo del comunismo ha fatto perdere alle masse l’illusione di un mondo migliore e ora il rischio concreto è che la classe operaia e il voto popolare si sposti tutto a destra come sta succedendo con Marine Le Pen che ha surrogato i valori di sinistra sostituendoli con dei falsi. II rischio è che la Francia scivoli nel fascismo e il voto popolare si sposti tutto a destra Ma riñe Le Pen ha surrogato i valori di sinistra con dei falsi. È questa la nuova peste politica che non a caso si nutre e prende forza da ogni attacco dell’Islam radicale. Si fan forza l’uno con l’altro».

Ma cosa è successo in Francia per provocare un tale desiderio di estrema destra?

«C’è stata una relativizzazione dei valori repubblicani, la rivoluzione è stata ridicolizzata, la resistenza anche, giornalisti e polemisti come Eric Zemmour o Michel Onfray hanno preso il posto degli intellettuali. C’è un’enorme responsabilità nella televisione che per puro bisogno di auditel ha costruito mostri trasformando in fenomeni mediatici personaggi che flirtano con l’estrema destra anche se vengono dall’estrema sinistra. Viviamo in un clima detestabile: si è arrivati persino a riabilitare Pétain».

Madame Roudinesco, lei ci sta dicendo che il massacro di venerdì è precipitato dentro un Paese in crisi nei suoi fondamenti. Come si esprime questa crisi?

«Con il terrore di perdere la famiglia, il padre, la nazione, tutto. Anche la caduta delle frontiere ha contribuito a far smarrire la bussola. Domina un senso di vuoto. Le manifestazioni di massa contro il matrimonio omosessuale hanno saldato tutto questo con l’estrema destra. La sinistra riformista è schiacciata tra due fuochi. E Hollande, che pure è eccellente, non sa essere il buon zio com’erano Mitterrand e a suo modo anche Chirac: uno da uomo di destra faceva una politica di sinistra, l’altro riusciva ad essere un uomo di sinistra pur affermando valori di destra. La presidenza della République, già ridicolizzata da Sarkozy, con Hollande ha perso capacità di rappresentanza».

E tutto questo cosa ha significato nella vita della gente?

«Come dicevamo un senso di insicurezza crescente, l’Europa viene rifiutata, si ha la sensazione che possano crollare tutti i punti di forza del sistema francese a cominciare dalla sicurezza sociale che è la migliore del mondo. Cresce la disperazione e la melanconia».

È per questo che i francesi hanno il record di consumo di psicofarmaci e antidepressivi?

«La vera ragione è perché da noi questi farmaci possono essere prescritti dai medici di base e vengono rimborsati dalla sanità pubblica, cosa che negli altri Paesi non avviene. E questa pratica ha provocato dei danni, ha significato l’abbandono delle terapie di lunga durata e della psicanalisi, troppi psicotropi sono stati prescritti a persone che non ne avevano bisogno per superare semplici ansie o tristezze. Se tutto si risolve con la chimica si perdono il gusto dell’impegno e il senso della libertà democratica e si è più facilmente vittime del fascino per un dio totalizzante o per l’uomo forte».

Ma questi ragazzi «francesi» che hanno sparato al Bataclan, non sono anche nati dal fallimento di un sistema che mitizza i diritti ma che di fatto non sa integrare i più deboli?

«Per me è vero il contrario. Sparano perché hanno paura dell’integrazione e resistono a modo loro. Non possiamo essere naïf: alla guerra si risponde combattendo, ma con i valori della laicità e della tolleranza. O davvero avranno la meglio i peggiori demoni della storia di Francia».”