Italia, crescono le terapie brevi ma il futuro guarda a Oriente, LA STAMPA, 4 marzo 2015

INTRODUZIONE: Non si può di certo dire che la psicoanalisi non goda di buona salute , a giudicare dalla vivace partecipazione dei molti soci della Società Psicoanalitica Italiana all’analisi del risultato dell’indagine periodica che la SPI propone sullo stato dell’arte della psicoanalisi italiana. I risultati sono confortanti e interessanti.
Quanti scelgono oggi di sostenere una psicoanalisi? Rispondono D. Buongiorno e R. Russo, soci dei centri di Napoli e Palermo.
Quali le patologie prevalenti? Risponde il presidente Antonino Ferro e la collega del centro di Bologna D.Battaglia.
Quali fasce di età attualmente frequentano gli studi di psicoanalisi? Risponde Jones De Luca, Segretario Generale e Direttore del Sito Spiweb. La giornalista Ftrancesca Sforza interpella poi ancora Antonino Ferro sull’analisi via Skipe, sull’allargamento del dialogo interno alla psicoanalisi verso l’America e verso Oriente. (Silvia Vessella)

ITALIA, CRESCONO LE TERAPIE BREVI MA IL FUTURO GUARDA A ORIENTE

Francesca Sforza per “la Stampa”

Tempo di bilanci per la psicoanalisi italiana: domenica saranno presentati ufficialmente a Roma i dati di una ricerca che viene effettuata ogni 10 anni e che fa il punto sul numero di pazienti, sul tipo di sofferenze trattate, sui tempi e i modi delle terapie, chiamate a confrontarsi con le società che cambiano.

L’indagine è stata condotta dalla Società Psicoanalitica Italiana, la più antica d’Italia, che raccoglie oltre mille soci ed è presente in quasi tutto il territorio nazionale con 11 centri. Nel complesso sono stati inviati 505 questionari, pari al 57,5% di tutti i soci Spi. Il settore è in crisi? Come ha osservato, parafrasando Mark Twain, il dottor Giuseppe Sabucco, psicoanalista del centro milanese, tra i curatori sia della ricerca attuale sia di quella del 2004, «sembra di poter dire che la notizia della nostra morte appare un pochino esagerata».

Pazienti e terapie

Non si può parlare di un calo nel numero di pazienti, ma è scesa la media del numero di sedute che si è disposti ad affrontare. «Vi è una proporzionale riduzione delle ore di analisi effettuate individualmente – osservano Diego Buongiorno e Raffaele Russo, dei centri di Palermo e Napoli – ma non vi è un calo complessivo, soprattutto se si pensa che ci troviamo comunque in epoca di crisi economica». In definitiva ci sono sempre intorno ai 10 mila pazienti che in Italia in questo momento sono in analisi in senso classico (cioè con tre o quattro sedute la settimana) e un numero appena inferiore di persone che con gli stessi analisti fa una terapia più «leggera» di una o due sedute settimanali.

Dolori vecchi e nuovi

«In passato si registravano patologie più isteriche, erano diffusissimi gli attacchi di panico – dice il dottor Antonino Ferro, presidente Spi -: oggi invece si registrano più sofferenze legate all’identità». Guardando i numeri, si osserva che i disturbi della personalità sono passati dall’82% dei casi nel 2004 al 96% di oggi, mentre la percentuale degli analisti che hanno almeno un paziente con diagnosi di disturbo schizofrenico è passata dal 17% al 30,7%. Come dice la dottoressa Daniela Battaglia, del centro di Bologna, «mi sembra importante sottolineare che è aumentata la percentuale di soci che trattano disturbi considerati gravi ».

Identikit del paziente 2.0

Tra i dati interessanti c’è la dilatazione delle fasce d’età: si comincia molto prima e si finisce molto dopo. «Risultati molto buoni sono stati registrati dal modello svedese – dice la psicoterapeuta Jones De Luca – che prevede la psicoterapia per i neonati, così come è molto più frequente di un tempo che si inizi un’analisi a 60 anni e oltre».

Il futuro – sostiene il dottor Ferro – è nella prevenzione: «Quando si comincia un percorso terapeutico da bambini, è chiaro che durerà di meno, sarà più efficace ed eviterà sofferenze e spese future». In molti casi si tratta di vincere le resistenze dei genitori, «ma, se si supera la ferita narcisistica, i vantaggi per i figli sono enormi». Cresce poi il successo delle sedute via Skype e il responso è unanime: si adatta meglio ai ritmi delle vite viaggianti.

Guardando a Oriente

Come membro della Società psicoanalitica americana, il dottor Ferro invita a non trascurare gli spunti che arrivano da Oltreoceano: «Non fermiamoci ai numeri, la psicoanalisi europea è più lenta, sentiamo il peso delle nostre tradizioni. Gli americani invece sono più iconoclasti, amano conquistare nuove praterie. Adesso per esempio – dice ancora Ferro – bisogna seguire con attenzione il lavoro di Thomas Ogden, di San Francisco che sta dando delle svolte importanti».

Le sfide puntano verso Oriente: dalla Turchia alla Cina cresce il bisogno di accostarsi alla psicoanalisi e grazie alle tecnologie il contatto fra terapeuti lontani è diventato intenso come non mai.