Italiani in crisi? Si, di mezza età, PANORAMA, 1° giugno 2016

PANORAMA, 1 GIUGNO 2016 

ITALIANI IN CRISI? SI, DI MEZZA ETA’

INTRODUZIONE: una bella intervista su Panorama al Presidente della Società Psicoanalitica Italiana in occasione del 18° Congresso nazionale che affronta il tema della dipendenza e delle sue molte forme. Il Presidente conferma l’importanza dell’incontro analitico per lenire questi mali della nostra epoca, e la necessità che la psicoanalisi  accetti di seguirne i cambiamenti. (Silvia Vessella)

PANORAMA, 1 GIUGNO 2016 

MAURO QUERCI

SUL LETTINO

Per liberarsi dal solito complesso affettivo di padri e madri. Per rispondere al moltiplicarsi di dipendenze — droghe, sesso,  shopping, disordini alimentari tra anoressia e bulimia – di cui soffriamo.

La psicoanalisi in Italia nel 2016, oltre a questi tradizionali ambiti di «cura» magari rivisti e corretti con sedute via Skype, può (deve?) anche essere «gioco» tra paziente e terapeuta, diventare chiave d’accesso alla propria sfera creativa, ovvero la risposta più efficace alla depressione. Il 26 maggio inizia a Roma il 18esimo congresso della (Spi), la principale associazione che riunisce circa un migliaio di terapeuti, e di questi argomenti si dibatterà. Con un’apertura al piacere, spesso messo in secondo piano dall’obiettivo di trattare le angosce. «Voglio sottolineare questa dimensione che fa condividere, che avvicina», dice Antonino Ferro, presidente della Spi, tra i più importanti analisti italiani, un lungo trascorso internazionale (ha portato tra l’altro la scuola freudiana in Turchia). A 69 anni è autorevole quanto insofferente a residue sacralità della terapia:

«L’analista non è mai neutro rispetto al paziente», taglia corto. «È semplicemente umano». Alla vigilia del convegno, Panorama cerca con lui di fare un check-up all’interiorità degli italiani, non solo quelli che passano sul divano dell’analisi, tra ansie, paure, spazi di reazione.

Pur nella scarsità di dati ufficiali, come  cambiano le nostre nevrosi?

Siamo sempre più influenzati dall’ambiente culturale. Si prendano i casi d’isteria: quasi scomparsi. Perché le donne hanno un rapporto più aperto, meno costrittivo con la sessualità. Negli uomini aumentano le fragilità emotive.

L’abbandono è una delle angosce più diffuse. connessa a questa c’è la ricerca di sessualità come pain killer, «l’antidolorifico» da usare in modo seriale e non come manifestazione finalmente appagante del piacere.

Il disturbo dei pazienti che più la colpisce?

L’aumento di crisi nell’età di mezzo. Quelle che ieri si manifestavano negli uomini verso i 35 anni, ora in età adulta si ripresentano più volte. La vita si allunga e continuiamo a essere sollecitati e mossi dal desiderio, ogni cinque anni dovremmo riprogrammarci. ll tempo che passa è un «lutto» da esorcizzare, invece di cercare possibili equilibri. Non aiutano i modelli in cui siamo immersi: efficienza, giovinezza a ogni costo nell’aspetto, performance continua…Viagra compreso. 

Le dipendenze da sostanze crescono?

L’eccitazione che procurano lenisce l’ansia. Ma è lo stesso effetto temporaneo dello shopping compulsivo o dell’ipercarrierismo. Per affrontare davvero le angosce resta efficace l’analisi. Dentro, siamo orribili: potenziali assassini di suocere. Se ci guardiamo con un occhio un po’ più ironico, però, possiamo farci anche delle belle risate.

Contano ancora i sogni in analisi?

Siamo oltre la lezione classica, dove l’attività onirica rimanda ai traumi infantili. Piuttosto «digerisce» e trasforma in inconscio le sollecitazioni imposte dalla realtà. «Stocchiamo» dentro di noi ciò che viviamo, in un serbatoio che magari alimenterà la fantasia. Il sogno, poi, dà il polso dell’analisi. Una mia paziente, all’inizio del suo percorso, sogna di entrare in un serpentario con i rettili che la spaventano oltre un vetro. Passa del tempo e la scena in cui si ritrova è una nursery dove lei, sempre oltre un vetro, guarda dei bambini nelle loro culle,provando però sensazioni gradevoli. Alla fine dell’analisi sogna di essere in una cucina e di mettere le mani in alcuni vasetti — di vetro — prendendo farina, zucchero, mele, per preparare una torta.

La serie racconta come il rapporto con le proprie emozioni si possa sciogliere in una gestione gioiosa.

L’analisi che funziona.

Ne sono convinto dopo 40 anni di pratica. Aiuta a dar forma alle emozioni che non riusciamo a esprimere e che alimentano il dolore. Per me fare l’analista è, tra virgolette, «divertente».

Non mi sottraggo al confronto con la sofferenza e il dolore del paziente, ma la cosa più bella è la storia che si costruisce insieme. È la dimensione di gioco creativa che ricombina sentimenti,passato, ricordi, futuro.

Terapie brevi e lunghe?

Per affrontare i fondamenti della sofferenza, è necessario il percorso non di mesi ma di anni, con sedute più volte la settimana. Approccio che tuttavia può convivere, nell’attività dello stesso analista, con terapie di brevi durata e frequenza per risolvere disagi o, per esempio, disturbi psicosomatici come certe allergie.

E la seduta via Skype?

Se paziente e terapista si trovano in luoghi molto distanti, è legittima. Lo stesso setting della seduta non è più così immutabile. Personalmente siedo alle spalle di chi ho in analisi, perché favorisce il rilassamento di entrambi. Altri colleghi rompono questo tabù accettando il faccia-a-faccia.

Curiosità: come legge l’ossessione degli italiani per programmi tv di food e Masterchef?

Simbolicamente, nei confini del piccolo mondo del format tv, la ricetta della vita riesce alla perfezione. Pure analista e paziente «cucinano» tutte le emozioni — dolori compresi — per ottenere un piatto che abbia senso e sapore.

Nell’era digitale qual è la funzione delle relazioni emotive sui social?

Sono relazioni in assenza, una variante della sindrome da semidei che ci provoca la tecnologia. Esserci, sottraendosi. Le definirei, come quando si comprime un file di computer, delle emozioni «zippate». Ci danno reale soddisfazione? Mah.

Bilancio emotivo: gli italiani sono migliorati o peggiorati?

Manifestiamo le emozioni in modo diverso, forse con un filo di maggiore tolleranza. A una diffusa inciviltà nazionale, corrisponde maggiore disponibilità all’accudimento nel singolo. Come voto darei a noi tutti un 7-. Sperando che questa specie si evolva,tanto da poter cucinare anche gli ingredienti più indigesti.

E l’analisi ci sarà ancora?

Purché si trasformi anche lei.