Jane McAdam l’importanza di chiamarsi Freud, LA REPUBBLICA.IT, 3 maggio 2014

LA REPUBBLICA.IT, 3 MAGGIO 2014
JANE McADAM L’IMPORTANZA DI CHIAMARSI FREUD. I volti del padre Lucien e del bisnonno Sigmund nella mostra “On Identity”. Alla galleria Martini & Ronchetti un “album di famiglia” dalla pronipote di Sigmund.

INTRODUZIONE: Stefano Bigazzi ci parla della mostra ‘On Identity’ di Jane McAdam Freud, pronipote di Sigmund, seguendo il filo di un complesso percorso biografico, personale, artistico, che attraverso “sottrazioni” e “ricomposizioni” traccia la ricerca identitaria dell’artista. In occasione della mostra verrà presentata l’edizione italiana (Archinto) del volume ‘Intanto rimaniamo uniti. Lettere ai figli di Sigmund Freud’ alla presenza dell’artista e con la partecipazione, tra gli altri, di Luca Trabucco, psichiatra e psicoanalista della SPI. (Giuliana Rocchetti)

R.it Genova, 3 maggio 2014
Stefano Bigazzi

rassstampaSCELTA inevitabile ricostruire un passato nella rete di relazioni familiari, inevitabile per scelta personale al di là delle facili allusioni. Jane McAdam Freud inaugura mercoledì alla galleria Martini & Ronchetti (via Roma 9, ore 18) On Identity, personale di sculture e opere di diversa elaborazione che hanno al centro la ricerca del dettato interiore mediato dalla privazione. È figlia dell’artista Lucien Freud e pronipote di Sigmund, vissuta senza il padre -separazione ¬- e senza il cognome del padre – eliso dalla madre quale simbolica (e che simbolo) cesura del rapporto coniugale – recuperato anagraficamente e interiormente in un successivo lavorio interiore, legale e culturale. Sono opere mai esposte, “scelte con lei a Londra – spiega Giovanni Battista Martini – sul tema dell’identità: con i suoi trascorsi lavora su una dimensione familiare, di sofferenza. Ritrae se stessa, il padre e il bisnonno e li mette a confronto, significato molto legato alla sua storia. Come nell’immagine del padre morente su cui sovrappone un reticolo di carte, una texture che nasconde e evidenzia nello stesso tempo, mentre le sculture sono realizzate con una rete metallica che salda e piega, a rispecchiamento di se stessa con le figure che le sono state negate: Jane Freud ha trascorso un anno nello studio del bisnonno, studiando gli oggetti, disegnandoli come reperti, come un’eredità visiva”. Un procedimento di ricognizione visiva che dalla sottrazione del ricordo conduce a una ricomposizione dello stesso, replicando (come in un album di famiglia) le figure di Lucien e di Sigmund – il valore simbolico della paternità e della patriarcalità da un lato, quello dell’arte (il padre) e della scienza cui affidare la ricerca (il bisnonno) dall’altro – in più versioni, nelle quali inserirsi ¬il recupero dell’identità – in un fotomontaggio esemplare. “L’evento espositivo – scrive Viana Conti nel testo critico a corredo ¬risponde ad una selezione di opere sottesa alla tematica dell’identità… scelta che orienta, necessariamente, ma anche ampiamente e senza particolari preclusioni, il campo di lettura nonché gli strumenti di analisi critica. Negli effetti di rispecchiamento, di presa di distanza, a partire dalla complessa costellazione familiare, affiorano e prendono evidenza formale e virtuale le figure dell’identità e dell’alterità, della somiglianza, del doppio, del frammento, della copia speculare, della memoria, del dispositivo di appropriazione, del percorso di individuazione e di appartenenza genealogica, psicologica, sociale, culturale, artistica. Martedì alle 18 Jane McAdam Freud sarà a Palazzo Ducale alle presentazione del volume Intanto rimaniamo uniti. Lettere ai figli di Sigmund Freud (Archinto) con Nicola Davide Angerame, filosofo e critico d’arte, Viana Conti, critico d’arte, Luca Trabucco, psichiatra. Introducono Luigi Maccioni, psichiatra, e Giovanni Battista Martini, architetto e gallerista.