“Le indagatrici della psiche”, MANIFESTO,18 novembre 2012

INTRODUZIONE: una bella presentazione di Alberto Luchetti sul quotidiano  Il Manifesto del libro “ Psicoanaliste. Il piacere di pensare” , in cui si sottolinea il forte rapporto fra le dodici psicoanaliste della Società Psicoanalitica Italiana che, mentre  raccontano le vicende di altrettante psicoanaliste, che hanno fatto la psicoanalisi, si coinvolgono in un dialogo affettivo a distanza con le loro difficili vicende esistenziali e formative. (Silvia Vessella) 

MANIFESTO- 18 novembre 2012 

PSICOANALISI

Da Anna Freud a Melanie Klein,da Aulagnier a Heimann,le indagatrici della psiche 

ALBERTO LUCHETTI

●●●Non è solo facendo riferimento a una questione lessicale che è lecito sottolineare quanto «la» psicoanalisi si declini al femminile: furono alcune donne a promuovere quella interrogazione del sapere medico che, alla fine del XIX secolo, sollecitò la ricerca freudiana producendo una disciplina del tutto nuova, e dettandone perfino alcune caratteristiche metodologiche. Toccò a alcune di quelle donne suggerire, o meglio intimare a Freud, di starsene zitto: ascoltando piuttosto che intervenendo attivamente, semmai imponendo le mani sulla loro fronte quando incontrava ostacoli nel suo avvicinarsi alle tracce mnestiche infantili rimosseche riteneva fossero alla base dei loro disturbi nevrotici e delle loro «reminiscenze». Ma il contributo femminile alla psicoanalisi non si è certo fermato qui. Lo dimostra efficacemente il volume Psicoanaliste. Il piacere di pensare recentemente uscito a cura di Patrizia Cupelloni (FrancoAngeli, pp. 316, € 38,00) in cui dodici analiste della Spi cercano di «valorizzare con uno sguardo femminile il pensiero di alcune analiste significative nella storia della psicoanalisi»: studiose spesso poco note, che oltre ai loro contributi hanno introdotto una particolare coniugazione del lavoro psicoanalitico. Infatti la lettura delinea in filigrana una prospettiva che si fa fatica a non attribuire a una «differenza», benché gli articoli non mirino affatto a specificarla, privilegiando piuttosto la «consistenza teorica» degli apporti originali, scelti dalle pagine delle autrici via via considerate. Anche senza tornare sul ruolo capitale nel movimento psicoanalitico svolto da Melanie Klein e Anna Freud, basterà ricordare il particolare sviluppo dato alla nozione e alla pratica del controtransfert da Heimann e Little e l’introduzione del processo originario e del pittogramma da parte di Aulagnier; così come non si potrà fare a meno di sottolineare la messa a fuoco della idealizzazione quale ce l’ha restituita il lavoro di Chasseguet-Smirgel. Imperdibile, poi, l’analisi di McDougall sulle perversioni, sulla neosessualità e sulle dipendenze nei «teatri» dell’Io e del corpo. E converrà, inoltre, rimandare alle teorie di Tustin circa gli oggetti e le forme auto sensuali autistiche; o analizzare la funzione strutturante del narcisismo e dell’analità messa in rilievo da Andreas-Salomé. Così come non si può trascurare l’introduzione dell’istinto di morte di Spielrein e le vicissitudini dei processi di separazione di Mahler, o la centralità dell’angoscia del vuoto nel processo creativo ideato da Milner. Ineludibile, com’è ovvio, è stato il loro contributo nell’approfondimento della sessualità femminile, al di là e a lato del «materno». Quanto alla «differenza», ciò che colpisce nel libro è il tangibile, affettivo e tematizzato coinvolgimento delle autrici nell’opera e nelle conflittuali e spesso difficili vicende esistenziali delle psicoanaliste «adottate», in un intreccio del proprio percorso formativo con il loro, all’interno di un dialogo molto personale: un corpo a corpo che «cerca nell’Altra  un riconoscimento e un’alterità», facendo massicciamente «entrare la vita nelle opere», come segnalano sia l’introduzione che le conclusioni, evidenziando l’importanza della scrittura nel lavoro delle une e delle altre. Non è dunque casuale che fra i temi fondamentali risaltino: l’esperienza dello/a psicoanalista con il suo proprio transfert e controtransfert alla prova della relazione con il paziente; la formazione dell’individuo – perché è al lavoro di alcune psicoanaliste che si deve la nascita e lo sviluppo della psicoanalisi infantile – e la formazione del futuro analista, con la connessa indispensabile «cura» delle istituzioni deputate. Una parte rilevante del volume, poi, è dedicata alla creatività, probabilmente proprio perché le psicoanaliste hanno dovuto particolarmente battersi per legittimare, nelle loro esperienzedi vita e affettive nonché nel confronto scientifico, il diritto a uno spazio di pensiero e alla libertà di affermarne quel piacere, che il sottotitolo del libro giustamente segnala come ulteriore loro cifra peculiare.