Lucian Freud – La Stampa e La Repubblica

È morto Lucian Freud, uno dei più importanti pittori contemporanei. Ne parlano oggi, su La Repub-blica (p. 47), Lea Mattarella e Achille Bonito Oliva e, su La Stampa, Francesco Poli (p.34).

Nipote di Sigmund, con il nonno Lucian Freud aveva in comune l’interesse per la fragilità degli umani, per il dolore, la sofferenza, le difficoltà del vivere: "Non c’è dubbio che, come il nonno, Lu-cian aveva il desiderio di conoscere, scavare l’individualità delle figure di cui con tanto accanimento mostrava il disfacimento" (L.Mattarella).
Mi sembra poi che con Sigmund Lucian avesse altro in comune, la passione per quello che in psico-analisi è noto come ‘esame di realtà’: "Non avrei mai potuto mettere in un quadro ciò che non mi sta davanti", aveva confessato al critico Robert Hughes.
Questa, come scrive Poli, la "disarmante spiegazione della sua scelta realista".
E, in effetti, spogliando con crudezza l’animo umano, Lucian Freud ne ha saputo mostrare l’indipendenza ‘originaria’ da distinzioni di classe, di censo, di provenienza.
Per finire, un altro elemento a mio parere in comune tra Lucian Freud e Freud è l’interesse per ‘la materia di cui siamo fatti’, di cui parlano nei quadri i colori smorti, pastosi, di terra e sabbia che il primo predilige e negli scritti l’aneddoto, citato dal secondo, relativo a un episodio dell’infanzia, quando la madre gli mostrò che, strofinando tra loro le mani, si produce una sorta di polvere, la stessa polvere che siamo destinati a divenire, dal momento che, nascendo, si diventa debitori alla vita di una morte: la propria (L’interpretazione dei sogni, 1899).
Entrambi, insomma, accomunati dalla capacità, sottolineata da Bonito Oliva, di estrovertere il tempo interiore dell’inconscio in spazio esteriore.

Daniela Scotto di Fasano

ARTICOLI:

 

La Repubblica del 22-7-2011

La Stampa del 22-7-2011