Per lasciarsi sorprendere dai sogni di Paolo Beltramin, IL CORRIERE DELLA SERA, 9 dicembre 2013

Al cinema con Freud e Jung in sala

9 DICEMBRE 2013

Al cinema con Freud e Jung in sala. Per lasciarsi sorprendere dai sogni di Paolo Beltramin

INTRODUZIONE: sul Corriere, a cura di Paolo Beltramin, ancora  un  articolo sul bel libro di Rossella Valdrè  “La lingua sognata della realtà”,  e sul piacere, in tempi di veloci dissolvenze dell’attenzione e del ricordo,  di fermarsi a ragionare  su un film . (Silvia Vessella)

CORRIERE DELLA SERA – 9 DICEMBRE 2013

PAOLO BELTRAMIN

Perché l’anziana madre di Norman Bates, la spietata assassina di *Psycho*, è proprio così cattiva?

Perché in *Manhattan* le coppie si fanno e si disfano, attraversando le strade più romantiche del mondo, senza trovare mai un equilibrio?

E perché Jeb Rand, il cowboy protagonista di *Notte senza fine*, sogna ossessivamente un paio di speroni che vanno e vengono davanti ai suoi occhi?

Anche i più fieri avversari della psicoanalisi devono riconoscere la sua utilità fondamentale, almeno nella storia del cinema.

Da Ingmar Bergman e Federico Fellini fino agli sceneggiatori pagati a cottimo per inventarsi film di serie B nell’epoca d’oro di Hollywood, schiere di artisti e artigiani hanno scopiazzato a piene mani dalle pagine di Sigmund Freud. E il più delle volte lo hanno fatto, come era inevitabile, del tutto inconsciamente.
Nel saggio *La lingua sognata della realtà*(Antigone edizioni), la psichiatra Rossella Valdrè in fondo compie il percorso inverso: parte dal cinema per arrivare alla psicoanalisi del reale.

Trentatré film dell’ultimo decennio vengono idealmente proiettati sul lettino dell’analista, per indagare «l’uomo di oggi, il soggetto della contemporaneità». Sempre mettendosi «di fianco allo spettatore e non al di sopra», come osserva Stefano Bolognini nella prefazione. Senza mai cedere alla recensione valutativa, ma senza nemmeno nascondere una passione sconfinata per l’oggetto del suo studio.
Opere come *Il nastro bianco*e *Funny Games* di Michael Haneke, *Match Point *e *Sogni e delitti * del suo adorato Woody Allen ci raccontano l’evoluzione della perversione umana: viviamo «non un’età della follia, come fu, se si vuole, l’epoca dell’isteria di Freud, ma un periodo storico dove il tratto psichico dominante è, da parte di molti soggetti, la manipolazione psicopatica di ansie psicotiche».

Perduto ogni possibile senso di colpa, i protagonisti compiono il male come una cosa assolutamente naturale, come una delle tante opzioni possibili.
Un altro gruppo di film, dalla *Solitudine dei numeri primi *a *Revolutionary Road*, indaga invece il mutamento del rapporto tra maschile e femminile, sempre più ambiguo, minato dalla tentazione dell’onnipotenza e insieme da uno strano senso di fragilità:

«Una fragilità particolare, tutta moderna,che si palesa nella richiesta continua di conferme amorose, nel bisogno assoluto di corrispondere all’ideale, di assecondare le aspettative altrui e il conformismo sociale per non provare il dolore della differenza, dell’unicità, della separatezza».

In un tempo di visioni sempre più frammentate, di scene cliccate su YouTube e subito cancellate da altre scene, fermarsi a ragionare su un film accanto
a una psicanalista può avere effetti imprevisti. Forse può perfino svelare qualcosa di nascosto, nell’opera e in chi la sta guardando.

«I film sono come i sogni, soggetti alla stessa, incontrollabile dinamica — ha scritto David Cronenberg —. E viceversa, i sogni sono come i nostri film. Oggi forse il cinema ha cambiato il modo di sognare. I nostri sogni sono debitori delle componenti oniriche del grande schermo: montaggi, effetti speciali… Il mio? È di sognare una sceneggiatura perfetta, pari pari, una volta sveglio, in un film». Il cinema come un passaggio segreto, tra il sogno e la realtà.

«Questo stato mentale fortunato, così prezioso, così raro, che la contemporaneità fa di tutto per svilire», aggiunge la Valdrè. «Come quando in seduta col mio paziente si crea l’ambiente giusto, di ascolto empatico ma non saturante, di partecipazione senza intrusione, di libertà associativa, di comprensione umana, senza pedagogia: allora, come nel buio della sala, tutte le porticine aperte, apribili, dentro di me, mi lascio sorprendere».

Torna alla mente il titolo del film di David Cronenberg su Freud e Jung, *A Dangerous Method*. Un metodo pericoloso, certo, ma estremamente affascinante.

Il libro di Rossella Valdrè «La lingua sognata della realtà» , Antigone,pagine 224, e 24 Euro