Quel narciso così violento,IL SECOLO XIX, 27 settembre 2012

Introduzione: Stefano Bolognini intervistato da Giuliano Galletta sul Secolo XIX di Genova affronta il tema  della violenza sulle donne in occasione del convegno della cowap.

Bolognini rivolge l’attenzione ai diversi aspetti della violenza , ne indaga gli aspetti inconsapevoli che sono di pertinenza dell’indagine psicoanalitica, partendo dall’uomo che diviene violento, per finire alle situazioni di collusione sado-masochistica. 

Stefano Bolognini spiega le radici dell’aggressività contro le donne

GIULIANO GALLETTA

LA VIOLENZA sulle donne è una realtà in espansione che però sembra sfuggire non solo alla visibilità sociale ma anche all’intellegibili-tà collettiva, ciò avviene nonostante sia aumentata la consapevolezza del problema e la legislazione abbia fatto importanti passi avanti.

Questa specie di “invisibilità” del fenomeno, che è invece macroscopico, è dovuta a motivi diversi, molti dei quali sono inconsci e concernono la sostanza dei rapporti uomo/donna, anche quelli considerati normali. A questa dimensione del problema è dedicata la conferenza che lo psicanalista Stefano Bolognini terrà sabato al Palazzo Ducale di Genova (salone del Maggior consiglio, alle 18.30) nell’ambito del convegno del Cowap (Comitato donne e psicoanalisi) su “Donne e creatività”. Bolognini, 63 anni, è il presidente dell’Ipa (International psychoanalytical Association), fondata nel 1910 da Sigmund Freud ed è il primo italiano chiamato a ricoprire il prestigioso incarico.

Come imposterà il suo intervento?

«Nel mio intervento prenderò in considerazione i diversi aspetti della violenza contro le donne» spiega Bolognini «che sono provocati da aggressività fisica o psichica fino alla vera e propria violenza sessuale. Questi diversi tipi di violenza che possono essere più o meno dissimulati, nascosti, oppure scoperti sono tutti comunque traumatici. Cercherò poi di illustrare i percorsi che portano gli uomini a compiere questi atti ma anche i meccanismi di coppia grazie ai quali si mettono in scena, si ospitano questi atti che vengono inconsciamente costruiti insieme, in una forma di collusione inconsapevole».

Ma qual è la differenza principale tra queste tipologie?

«C’è un meccanismo regressivo puro che riguarda uomini che normalmente non sarebbero aggressivi ma che “perdono la testa” in situazioni di particolare alterazione e ci sono invece delle forme di violenza molto più strutturate, “culturali” o antropologiche che si fondano su convinzioni molto narcisistiche del tipo che chiamiamo “fallico”. Cioè basate su un’idea di assoluta superiorità del maschile sul femminile. In realtà i punti di partenza psichici possono essere molto diversi».

L’identikit dell’uomo violento non è quindi unico?

«No, così come sono multiformi le situazioni in cui le violenze avvengono. Ma ciò che è specifico dello psicoanalista, rispetto ad altri studiosi che si occupano del problema, è la ricerca degli aspetti inconsapevoli che portano uomini, ma anche donne, a creare delle situazioni di violenza. Perchè poi quello che risulta gli atti dei processi o delle cronache giornalistiche è il fatto in sé, quello che c’è dietro è spesso un ginepraio molto più complicato di quello che appare».

Lei ha affrontato molti casi di questo genere?

«L’esperienza clinica dello psicoanalista, rispetto ad esempio a quella dei servizi di salute mentale che vedono centinaia di persone, è quella di occuparsi di pochi casi ma di farlo in profondità, nel corso di anni. Usando una metafora geologica potremmo dire che la nostra è un’attività di carotaggio dalla quale emergono molto spesso delle sorprese, delle verità che non ci saremmo mai aspettati».

Ad esempio?

«È molto frequente che sia l’uomo che parte a testa bassa, forte delle sue convinzioni di superiorità per diventare violento; altre volte è sorprendente come in certe situazioni più complesse, che noi definiamo di “collusione sado-masochistica”, è proprio la donna che va a toccare il bottone giusto per scatenare la furia autolegittimante del maschio fallico-narcisista, cui accennavo prima. Quasi che la donna cercasse la conferma di questa ideologia inconscia e a volte anche conscia. In questi giorni mi è tornato in mente una definizione molto in voga negli Sessanta a Hollywood: la “crudeltà mentale” è un termine assai rozzo ma che forse spiega bene i casi in cui una persona ne martirizza un’altra».

 

SABATO AL DUCALE LA CONFERENZA

Sabato alle 18.30 nella sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale Stefano Bolognini (foto) Bolognini interverrà al convegno “Donne e creatività” organizzato dal Cowap, Comitato di donne e psicoanalisi in programma da domani