Riflessioni sintetiche sulla Rassegna Stampa 2010

Introduzione

A premessa della riflessione sugli articoli pubblicati nella Rassegna Stampa del Sito SPIWEB nel corso del 2010 , è opportuno ricordare le premesse dell’attuale iniziativa facendo un po’ di storia.
Una volta c’era una Commissione Stampa relativamente immobile e un addetto stampa fisso – un giornalista -, cui era delegato il lavoro di contatto della SPI con il mondo dell’informazione. Tale commissione non individuava se stessa come commissione di studio.
Dal Congresso di Rimini (1993), su sollecitazione di Marcello Turno, si avviò la costituzione della CS (Commissione Stampa ), evoluta poi nella CRS (Commissione Rapporti con la Stampa, insediata il 19 settembre 2001 con la Presidenza Chianese e sciolta durante la Presidenza Riolo, Notiziario 2/2004).
La CRS è stata un gruppo di studio dei e sui mass media e di collegamento con i mass media, for-mato da persone fortemente motivate e interessate alla comunicazione, con molti e variegati rapporti con i giornalisti, fortemente convinte della necessità di dare della Spi alla società, attraverso i mass media, l’immagine di agenzia competente nell’area tanto della salute mentale quanto in quella che attiene al modo in cui nasce, si sviluppa e soprattutto viene usato il pensiero. Con un obiettivo pre-ciso e ambizioso: che questo lavoro andasse nella direzione di un superamento dell’informazione fino a creare dei canali di comunicazione dal nostro vertice specifico di competenza. In questo senso è stato fondamentale il lavoro fatto per i congressi, ma la ricaduta negli obiettivi della CRS era quella di diventare conosciuti e ricercati in quanto psicoanalisti SPI.
In occasione del Congresso di Roma (1998, Presidenza Petrella) fu avviata la collaborazione con il giornalista Gioacchino De Chirico, ora nuovamente consulente della SPI.
Il Congresso di Roma ebbe una maggiore visibilità dei Congressi precedenti e un numero maggiore di soci venne coinvolto.
Tra i Convegni di Roma e di Trieste (2002, Presidenza Chianese) si è svolto il Seminario con i giornalisti durante i Seminari Multipli di Bologna (settembre 1999), di cui fu data ampia cronaca nel Notiziario 3/1999.
La CRS ha svolto anche il compito, negli anni, di studiare la Rassegna Stampa sulla psicoanalisi raccolta dalla dott.ssa Luciana Vecchio. Si trattava di un fascicolo bimestrale che prendeva in esame 12 quotidiani e 8 periodici e raccoglieva tutti gli articoli riguardanti la psicoanalisi. Di tale pubbli-cazione c’è una copia presso le segreterie dei Centri di Milano e Roma e presso il centro di Bologna. Lo studio dei fascicoli da parte della CRS ha avuto l’obiettivo di arrivare ad una riflessione docu-mentata su come i mass media si occupano di psicoanalisi, quale immagine ne danno, quali infor-mazioni divulgano, quali siano le testate e i giornalisti più competenti e interessati e quali siano i colleghi e le colleghe che più frequentemente scrivono o vengono intervistati (come dai Notiziari 2/1998; 1/1999; 3/1999; 1/2000; 3/2001; 1/2002; 2/2002; 3/2002; 1/2003; 2/2003; 3/2003; 2/2004).
Come allora, anche oggi sembra necessario fornire una sorta di ‘vetrina’ di eventi/interviste/occasioni di cui siano stati protagonisti la SPI o qualcuno dei suoi membri, con una sintesi che offra un quadro del modo in cui si configura nei media la rappresentazione della psicoanalisi e della SPI.
Fine di tale impegno è quello di diventare meglio conosciuti in quanto psicoanalisti SPI, perché il nostro modo di pensare la realtà è competente ed efficace.
A tale scopo, il coinvolgimento dei soci sarebbe la risorsa più preziosa, soprattutto per quanto ri-guarda la possibilità di formare un data base aggiornato sullo stato dell’Arte: chi sono i soci, quale tipologia di pazienti hanno in cura, che rapporti hanno con le istituzioni – ospedaliere, universitarie etc., quali rapporti hanno con altre scuole psicoterapeutiche, o con i mass media, etc.

Riflessioni sintetiche sulla Rassegna Stampa 2010

Si parte dalla recensione di Lucetta Scaraffia (Il Sole 24 Ore, 16 maggio 2010) al libro di Philippe Steiner sui trapianti d’organo come nuova forma di commercio tra gli esseri umani commentata da Paola Marion (ibidem, Lettere al Direttore, 18 maggio 2010) . La collega sottolinea l’importanza di riflettere su "un tema cruciale relativo a i confini della vita e alla questione, che ne consegue, del te-stamento biologico", per quanto, a suo parere, il punto di vista di Steiner, sebbene colga una pro-spettiva tutt’altro che trascurabile del problema, non lo esaurisce. Infatti, come scrive Scaraffia, "con i trapianti abbiamo compiuto scelte cariche di conseguenze che ci hanno fatto entrare in una nuova fase della biopolitica" poiché le modificazioni (irreversibili) – prosegue Marion – introdotte dalle biotecnologie rendono centrale il problema dell’identità del soggetto nel dibattito sulle biotecnologie stesse.
In questo senso è significativo il contributo che proviene dall’esperienza psicoanalitica, "perché la nostra esperienza ci dice – sostiene Marion – che questo tipo di cambiamenti, che toccano gli aspetti più intimi dell’identità personale (il corpo, la sessualità, la nascita, la malattia, fino alla morte) alte-rano, soprattutto, il sentimento di identità biologica, così come l’abbiamo conosciuto finora, anche attraverso un’alterazione dei confini personali. Ci potremmo chiedere se si tratta di "invasioni barba-riche" o di "debito di sangue" (prendendo a prestito il titolo di due film che si occupano entrambi di queste vicende). Il ‘nuovo’ di fronte al quale siamo messi richiede un lavoro della società su se stessa perché le nuove tecnologie siano integrate in una coscienza sociale condivisa attraverso un dibattito ampio e un confronto su molti piani. Altrimenti continueranno ad alimentare fantasie onnipotenti o angosce distruttive".
Come Marion, anche Bolognini, dalle pagine de L’Unità, offre al lettore un vertice osservativo e in-terpretativo dei fatti basato sulla complessità, che il collega propone mediante l’uso del paradosso (per cui il non saper cosa dire può divenire arte; 21 maggio 2010) o con sorridente bonomia, com’è nel suo solito stile, sottolineando in souplesse l’importanza di riflettere sulle conseguenze provocate dai rovesciamenti di vertice che concernono questioni molto importanti come, ad esempio, la vio-lenza, un tempo percepita come una colpa, oggi invece "sdoganata" dall’essere interpretata come "giusta affermazione di sé" (13 agosto 2010).
A settembre, in una densa e toccante intervista a opera di Luciana Sica, tocca a Alberto Semi dalle pagine de La Repubblica (15 settembre 2010) proporre uno sguardo imprevisto sui soggetti della contemporaneità "narcisisti frustrati malati di insuccesso", costretti a vivere le difficoltà come "ver-gogna", destinati a esplodere in reazioni aggressive che Semi interpreta come il riflesso della competitività esasperata del nostro tempo.
Non a caso Luciana Sica, citando Zizek e Kureishi, rivaluta la psicoanalisi come "griglia interpreta-tiva del mondo contemporaneo", "luogo di resistenza" rispetto a una condizione esistenziale imbar-barita.
La psicoanalisi sembra costituirsi come lo strumento più adeguato per affrontare temi di cruciale importanza sociale:
le ragioni per dire no ai tagli dei posti letti dell’ Istituto di Neuropsichiatria Infantile dell’ Universi-tà La Sapienza, come mostra Massimo Ammaniti dalle pagine de Il Corriere della Sera (30.10.2010);
il terrorismo, come nell’articolo Progetti di sangue di Carol Beebe Tarantelli in Mente e cervello (luglio 2010);
lo "stato di salute della psicologia in Italia" (IL TEMPO.it, 10 dicembre 2010), tema indagato in un convegno dedicato a tale argomento, dove Carla Collicelli, vice-direttore generale del CENSIS, per "descrivere cosa siamo diventati nelle fibre più intime della nostra società", dichiara di ricorrere "anche ad una strumentazione concettuale di tipo psicologico e psicoanalitico".
Tale forte riconoscimento operato dal rapporto del Censis, coniugato con una non sufficiente utiliz-zazione delle "risorse psicologiche" (come si evince dai dati portati al Convegno), produce a parere degli studiosi chiamati a discuterne "un crescente fenomeno di precariato" e offre a noi psicoanalisti una preziosa occasione di riflessione sulla funzione della psicoanalisi nel sociale, come mostra il prosieguo dell’intervento di Colicelli, che afferma: "L’occasione e’ particolarmente propizia per una riflessione sull’inconscio della societa’ italiana di inizio millennio".
Ma il contributo offerto dallo sguardo psicoanalitico non si ferma a questi temi, spazia sull’arte (Castriota, giugno 2010; Riccardo Romano, nella rivista del sito di Outsider Art in relazione all’Art brut; Paolo Fallai e Filippo Ceccarelli, che illustrano entrambi Il giardino di Freud, il primo dalle pagine de La Repubblica il 14 luglio 2010, il secondo da quelle de Il Corriere della Sera il 15 ago-sto 2010); sul cinema (Castriota, giugno 2010); sul teatro, come nella pagina bolognese de La Re-pubblica a proposito del dramma psicoanalitico Se Freud va in scena con L’Uomo dei lupi.
Effettivamente, colpisce come non solo il Freud pensatore sia tuttora oggetto d’interesse nei media ma quanto lo sia l’uomo Freud nei suoi aspetti più ‘quotidiani’, come si può rilevare ad esempio a proposito della sua infanzia felice a Piìbor (Il Sole 24 Ore, 15 ottobre 2010) o del rapporto con il suo cane femmina Jofi (The Wall Street Journal, 21 dicembre 2010).
Al Congresso di Taormina sono dedicati numerosi articoli, dal 28 maggio al 2 giugno, su più testate: La Repubblica, La Stampa, Il Manifesto, Il Messaggero, L’Unità, Il Giornale di Sicilia, Il Resto del Carlino, Gioia, l’unico settimanale a occuparsene, e con due articoli. Colpisce la scelta di non darne notizia de Il Corriere della Sera, e tale fatto permette di chiedersi se assieme ad altri fattori non conti moltissimo la possibilità di avere contatti personalizzati con professionisti dei media, con i quali sarebbe prezioso mantenere rapporti.
Per concludere, dal quadro offerto finora dalla Rassegna Stampa in SPIWEB sembra che la psicoa-nalisi non soffra nei media di uno stato di salute poi così precario, anzi.
Tocca a noi psicoanalisti, nelle singole realtà di vita e come istituzione, sia informare tempestiva-mente i giornalisti sugli eventi che organizziamo sia individuare tra i soci dei portavoce selezionati su temi specifici in grado di chiarire i vari aspetti della cultura, della politica e della pratica psicoa-nalitica della SPI.

Daniela Scotto di Fasano

Gennaio 2011