Rivoluzione freudiana, IL SOLE 24 ORE, 30 ottobre 2012

INTRODUZIONE:  Ne “La Lettura” di domenica su “Sole 24 Ore” Aurelio Molaro ricorda la figura di Elvio Fachinelli  in occasione della pubblicazione del  libro “Su Freud”. In esso sono stati raccolti da Adelphi vari scritti già noti, come  una serie di articoli pubblicati su  Corriere della Sera e Manifesto, ma  anche il saggio inedito “Psicoanalisi” in cui l’autore delinea la lenta e progressiva diffusione appunto della psicoanalisi, ma anche la necessità  di consolidarsi in un proprio autonomo statuto epistemologico che le dia autorevolezza e legittimità scientifica. (Silvia Vessella)

IL SOLE 24 ORE 

30 ottobre 2012

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Rivoluzione freudiana

di Aurelio Molaro 

Probabilmente ha ragione David Meghnagi nel momento in cui molto efficacemente definisce la psicoanalisi freudiana come una semplice «battuta di spirito di un ebreo nei confronti della società occidentale». Il Witz, d’altra parte, cristallizza in maniera esemplare l’essenza stessa della rivoluzione operata da Freud nel contesto della storia della cultura europea. Una rivoluzione, in fondo, che nelle alterne vicende che l’hanno caratterizzata – censure, divisioni, ripensamenti e perfino fallimenti – ha saputo incarnare con magnifica profondità la vita e la personalità del suo stesso propugnatore: un’archeologia del banale la cui unica finalità fosse quella di cogliere «i due termini antitetici di un conflitto radicato nell’uomo», legato alla ricerca del passato nel presente, dell’aggressività nella passività, e viceversa.

Come Heinrich Schliemann, il fortunato scopritore della mitica città di Troia, Freud ha dimostrato infatti una «fede assoluta in ciò che l’orgoglio intellettuale disprezzava», concentrando così la propria attenzione su quel banale «residuo morto della nostra infanzia», figlio della nostra (umana) plurisecolare idealizzazione, che ritorna costantemente nei nostri sogni e fantasie.

Un uomo, Freud, che con «l’impulso del Conquistatore, o meglio, del Conquistador» non ha mai rinnegato, perfino negli ultimi anni di lotta contro un cancro che lo stava divorando, quel giuramento materialista della scuola di Helmholtz con il quale aveva dato inizio al proprio noviziato scientifico ma che seppe reinterpretare intellettualisticamente con assoluta e sconcertante originalità. È questo, in fondo, il Freud di cui con particolare sapienza Elvio Fachinelli – uno dei suoi seguaci italiani meno ortodossi ma certamente più geniali, morto a Milano alla fine del 1989 – tratteggiava l’enigmatico profilo in una serie di scritti recentemente raccolti da Adelphi e pubblicati sotto il titolo Su Freud. Il volume, edito per la storica collana «Piccola Biblioteca», ripropone con alcune integrazioni (soprattutto per ciò che riguarda i riferimenti testuali all’edizione delle Opere a suo tempo curata da Cesare Musatti) la voce su Freud che Fachinelli scrisse per l’XI volume dei Protagonisti della Storia Universale, oltre che una serie di articoli che lo psicoanalista trentino pubblicò nella seconda metà degli anni Ottanta per il Corriere della sera e per il manifesto e un breve intervento sulla pratica psicoterapeutica e il problema dell’imprevisto in analisi.

L’elemento certamente più originale di questa piccola “antologia psicoanalitica” è tuttavia rappresentato dal saggio Psicoanalisi, ancora inedito, a suo tempo redatto nel 1984 per l’Enciclopedia Europea della Garzanti ma mai pubblicato. Nella sua (forse non così nitida, soprattutto se consideriamo alcune eloquenti affermazioni di Freud contenute in Al di là del principio di piacere e in L’Io e l’Es) sostanziale differenza dalle scienze naturali e dalla biologia, la psicoanalisi freudiana ha conosciuto – scrive Fachinelli – un tipo di diffusione «ampia, ma con notevoli e durature esclusioni; lenta, ma insistente e continua» che ricorda più l’espansione di un movimento ideologico o di un fenomeno religioso che l’irrompere di una rivoluzionaria scoperta scientifica nel rigoroso panorama della ricerca contemporanea. Un Einfall – una trovata, diremmo noi – che ha in se stessa la propria origine e la propria costituzione e che è nata e si è sviluppata al di là di un semplice orizzonte naturalistico (che Freud comunque non ha mai rinnegato) alla ricerca di quella dimensione strutturale del fenomeno psicopatologicico che trova nelle «parole dell’altro» il proprio significato più nascosto, ovvero lo svelamento di sé nella sua verità.

Ed è così che al semplice Einfall freudiano davano conferma, nella terapeutica mediazione del transfert, anche gli Einfälle («ciò che capita nella mente») di ogni individuo, ovvero le sue libere associazioni. Pur movendo, di fatto, da un orizzonte scientifico largamente meccanicista e tendenzialmente biologizzante, Freud si dimostrò capace, secondo Fachinelli, di far convivere nella sua riflessione differenti modelli di comprensione e di spiegazione, come quello energetico, quello dinamico-conflittuale e quello topico. La psicoanalisi, in fondo, concentrandosi primariamente «sul rapporto dell’uomo con sé stesso, della coscienza con sé stessa e con l’altro da sé», non ha potuto non segnare una parte assai rilevante della storia della cultura occidentale: lo dimostra – scrive Fachinelli – il sempre vivo tentativo di ricondurla ogni volta «nell’ambito della psicologia generale, della religione, della letteratura, della filosofia, dell’etica e così via». D’altra parte, come ogni Witz, per non rischiare di perdersi in una semplice, genuina e piacevole risata, la psicoanalisi ha tuttavia bisogno di consolidarsi in un proprio autonomo statuto epistemologico che le dia autorevolezza e una certa legittimità scientifica: le «chiacchiere», infatti, per quanto si facciano assai spesso «racconto», possono anche far male alla scienza.