Sfida per la guida degli psicoanalisti, LA REPUBBLICA , 29 ottobre 2012

INTRODUZIONE: Luciana Sica ragiona a proposito delle elezioni all’interno della Società Psicoanalitica Italiana (SPI)  e di quelle precedenti nell’IPA( International Psychoanalytical Association), che hanno attribuito la presidenza a Stefano Bolognini. Il fatto che in Italia ci siano state più candidature, quella di Ferro e di Semi,fa rilevare alla giornalista un cambiamento all’interno dell’ istituzione psicoanalitica.Più propriamente si dovrebbe parlare delle  psicoanalisi “perché l’età d’oro della psicoanalisi deve ancora venire” ed in essa trovano spazio e nuovo vigore, come si evince dalle due candidature, le varie anime della psicoanalisi italiana. (Silvia Vessella

SFIDA PER LA GUIDA DEGLI PSICOANALISTI
Repubblica giovedì 29 novembre

Ferro e Semi in corsa per la presidenza. Domani la scelta

LUCIANA SICA

Antonino Ferro e Antonio Alberto Semi. Due analisti di primo piano, ma anche due personaggi diversissimi tra loro, quasi contrapposti. Il voto si è già chiuso la settimana scorsa, ma solo domani se ne farà il conteggio e si saprà chi dei due è il nuovo presidente della Società psicoanalitica italiana, il successore di Stefano Bolognini, primo italiano alla guida dell’International Psychoanalytical Association fondata da Freud nel 1910.

Senza la solita elezione “bulgara” su un unico candidato, la partecipazione è stata alta (circa il 76 per cento degli 850 soci). Ed è apparsa chiarissima la divisione nella Spi, un’istituzione tutt’altro che monolitica, caratterizzata da più orientamenti teorici e clinici, a tratti lacerata dai contrasti. Del resto, quando si dice psicoanalisi, inevitabilmente si pensa a Freud, ma negli ultimi quarant’anni sono comparse teorie che rompono con i principi classici del caposcuola. Non esiste più “la” psicoanalisi, ma piuttosto “le” psicoanalisi, e non sempre così conciliabili.

Come un innovatore che non idolatra il passato, “perché l’epoca d’oro della psicoanalisi deve ancora venire”: è così che si presenta Nino Ferro, 65 anni, palermitano trapiantato a Pavia. “Bioniano” di stampo anglosassone e di respiro internazionale, è stato editor per l’Europa del Journal of Psychoanalysis e l’anno scorso era l’unico europeo tra gli organizzatori del congresso internazionale a Città del Messico. Ha scritto tanti libri, alcuni tradotti in più di dieci lingue.

Come un analista freudiano, convinto di poter seguire le linee classiche del maestro “perché senza Freud non c’è psicoanalisi”, come “un provocatore con il gusto della polemica”: è così che invece si descrive Alberto Semi, 68 anni compiuti ieri, un veneziano provvisto di grinta oltre che di amabilissima ironia. Anche lui è autore di molti saggi notevoli e conosciuti in vari Paesi, ed è nella redazione di una rivista francese di prestigio come penser/rêver. «La candidatura di Ferro – dice – è in piena continuità con l’establishment della Società che in questi anni ha ostentato una finta unità, un “volemose bene” per dissimulare la tendenza ad accentrare ogni decisione. Bisognerebbe invece favorire la creatività, senza temere i conflitti, ma anche senza cedere a eclettismi insensati. “Non voglio creare convinzioni, ma scuotere pregiudizi e aprire prospettive”, diceva il vecchio Freud: è ancora il mio programma».

Ma è proprio il grigiore burocratico che Nino Ferro esclude di voler assecondare: «A me interessa il futuro della psicoanalisi, la nostra apertura al movimento psicoanalitico internazionale. Sono allergico al dogmatismo, diffuso dappertutto, convinto della caducità di ogni modello predefinito, perché noi ne sappiamo e ne sapremo sempre di più. E nessuno può ancora arrogarsi il diritto di dire “questa non è psicoanalisi”».