Sono uomini malati. Così curo i preti pedofili, QN QUOTIDIANO NAZIONALE, 1° marzo 2017

QN QUOTIDIANO NAZIONALE  – 1 MARZO 2017 

INTERVISTA LO PSICOANALISTA SCHINAIA 

SONO UOMINI MALATI- COSI’ CURO I PRETI PEDOFILI

INTRODUZIONE: Giovanni Panettiere per QN intervista Cosimo Schinaia, psicoanalista della Società psicoanalitica italiana, sul tema della pedofilia e sulla sua esperienza di cura con sacerdoti che soffrono di questa perversione. (Silvia Vessella

QN QUOTIDIANO NAZIONALE  – 1 MARZO 2017

GIOVANNI PANETTIERE

È UNO dei massimi esperti di pedofilia in campo internazionale. Il suo libro ‘Pedofilia Pedofilie. La psicoanalisi e il mondo del pedofilo’ è stato tradotto in inglese, spagnolo, tedesco, portoghese, francese e polacco. A breve uscirà una nuova edizione in italiano. Il dottor Cosimo Schinaia, medico-psicoanalista della Società psicoanalitica italiana, ci riceve nel suo studio dalle pareti bianche in un palazzo elegante nel centro del capoluogo ligure. È qui che in oltre trent’anni di professione ha incrociato gli occhi di decine di pedofili, tra cui anche preti e frati.

Uomini di fede di che tipo?

«Pazienti con tendenze pedofile che non hanno messo in pratica le loro fantasie. Queste persone avevano un livello di sofferenza talmente elevato da permettere loro di rivolgersi autonomamente a me per approfondire e superare quest’attrazione nei confronti dei bambini».

Ha avvertito nei loro racconti la paura di poter dar sfogo a una  perversione così terribile?

«Sì, una vera e propria angoscia che si accompagnava al terrore non tanto di essere scoperti quanto piuttosto di far del male ai piccoli che desideravano sessualmente. Questo sentimento si accompagnava all’idea del tutto erronea e tipica di chi soffre di un disturbo pedofilo, per la quale il bambino è un soggetto gaudente che non desidera altro se non di essere soddisfatto dall’adulto a livello sessuale. Progressivamente la relazione psicoanalitica ha favorito l’emergenza di questo conflitto interiore, permettendo esiti positivi della terapia».

Positivi in che senso?

«Nei casi di pedofilia non uso mai il termine guarigione… Diciamo che si é arrivati, attraverso anche un lavoro centrato sulla loro storia e sui rapporti con le famiglie d’origine, a un’elaborazione sufficientemente buona delle ragioni che li spingevano a essere attratti dai bimbi. In più va evidenziata anche una salutare messa in crisi della formazione sacerdotale ricevuta in seminario, per certi versi narcisistica, che porta a un’immagine idealizzata del proprio ruolo paterno tale da forgiare soggetti al di sopra della figura del padre reale dei ragazzi da formare».

Qual è il profilo del prete pedofilo?

«Senza individuarne per forza un nesso di causa-effetto, colpisce in queste persone una certa discrepanza fra l’origine socio-culturale spesso modesta e il ruolo, non certo umile, che sono chiamati a ricoprire avviandosi al sacerdozio. Ciò può generare l’assunzione di un’identità posticcia che maschera un senso d’inadeguatezza e altre fragilità».

Un sacerdote con un problema simile può essere reinserito?

«Sì, se le sue sono rimaste delle fantasie e se ha seguito con profitto un percorso di analisi pluriennale. Sarei, però, cauto sul collocarlo a contatto con dei minori. Chi ha perpetrato atti di pedofilia, invece, andrà curato, ma ciò non toglie che dovrà rispondere penalmente dei suoi comportamenti. La malattia non inficia di per sé la capacità d’intendere e volere. Detto ciò, qualsiasi prete pedofilo, agente o meno, va curato e non parcheggiato».

Le cliniche religiose che trattano questi disturbi sono dei parcheggi?

«In passato vi sono stati centri ecclesiali in cui questi preti erano ospitati per un certo lasso di tempo, senza alcuna cura specifica, e poi riconsegnati al loro ministero. In strutture per il trattamento della pedofilia, gestite da religiosi: Si rischia un eccesso di identificazione che snaturerebbe gli intenti terapeutici».

Giovanni Panettiere 
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