Tra dimensione estetica e vita psichica, un’indagine di Domenico Chianese, ALIAS – DOMENICA, 15 novembre 2015

ALIAS – DOMENICA supplemento settimanale de Il Manifesto

15 NOVEMBRE 2015

TRA DIMENSIONE ESTETICA E VITA PSICHICA, UN’INDAGINE DI DOMENICO CHIANESE

INTRODUZIONE; una bella recensione su Alias a “Come le pietre e gli alberi Psicoanalisi ed estetica del vivere”, scritto da Domenico Chianese, psicoanalista della Società psicoanalitica italiana. Il saggio analizza la forte necessità di elaborazione  della dimensione del non umano e rintraccia nelle esemplificazioni cliniche  l’importanza della dimensione estetica. (Silvia Vessella)

ALIAS – DOMENICA supplemento settimanale de Il Manifesto

15 NOVEMBRE 2015

FRANCO LOLLI

«Etica ed estetica sono tutt’uno»:l’applicazione di questa nota proposizione di Wittgenstein al campo psicoanalitico sembra costituire il filo conduttore della ricerca che Domenico Chianese presenta nel suo nuovo libro “Come le pietre e gli alberi Psicoanalisi ed estetica del vivere” (Alpes Edizioni, VI- 250, e 19,00). Il patrimonio estetico dell’essere umano, ovvero, l’immenso materiale psichico che il singolo individuo ricava dal contatto percettivo (aisthesis) con tutto ciò che di umano e di non umano incontra nella propria esperienza (cose, animali, forme altre del vivente) viene considerato da Chianese come l’indispensabile oggetto di indagine attraverso cui esplorare e chiarire ambiti della soggettività rimasti sintomaticamente sospesi. Ed è una speciale attenzione al ruolo che l’ambiente «non umano» svolge nell’evoluzione dell’umano a catturare l’autore, che sostiene l’esistenza di una sorta di «colleganza sia conscia, ma soprattutto inconscia» con il territorio, il paesaggio, le città, gli arnesi, gli oggetti e le cose di cui sono sature le storie che si ascoltano nella stanza di analisi.

Non solo: è lo sguardo trasformante dell’estetico che si rivela capace di attribuire un senso speciale – vitalizzante, erotizzante, fiducioso verso il futuro, terapeutico – all’eventuale problematicità dell’esperienza soggettiva, proponendosi, dunque, come insostituibile strumento di cambiamento e di superamento delle più insidiose impasses esistenziali. Il recupero e la valorizzazione della dimensione estetica all’interno della cura psicoanalitica diventa, allora, un passaggio fondamentale della cura stessa: l’analista ha il compito etico,afferma Chianese, di porre al centro del lavoro analitico il materiale estetico, il dato percettivo legato alla «vita vivente», alla «vita quotidiana», alle immagini, al rapporto con le cose, ai «rumori della vita»: a tutto quanto, in altri termini, si aggiunge alla più riconosciuta relazione con l’altro essere umano. In questa prospettiva, la distinzione tra la dimensione artistica e la dimensione razionale dell’essere umano, tra il sentire e il ragionare, tra l’eros e il logos, tra il vivente e il pensante si stempera per approdare a una sorta di coincidenza di poli concettuali che una parte della cultura del Novecento ha ritenuto inconciliabili. Il vertice estetico – che diviene per Chianese parte integrante della psicoanalisi – si incrocia al vertice etico, in maniera inestricabile: l’esperienza ‘poetica’ dell’umano apre il campo alle dimensioni del mito, del simbolo, della religione, dell’immaginazione, tutte dimensioni che, nell’ottica dell’autore, costituiscono il perno del lavoro di elaborazione analitica. Il presupposto concettuale di questo modo di intendere la specificità della psicoanalisi sta nella considerazione della relazione analitica come incontro tra due viventi, come relazione tra simili che dialogano attraverso non solo le parole ma anche – e soprattutto – attraverso «sensi, immagini, ritmi, paure e gioie, speranza, passato e futuro»: dunque, attraverso uno scambio, una reciprocità, una simmetria di posizioni che l’autore descrive mediante i numerosi frammenti clinici estratti dalla propria pratica di analista e di supervisore.