Una città sul lettino – Habemus Papam

Una recensione di Angelo Battistini sull’ultimo film di Nanni Moretti.

Habemus Papam è la crisi di un uomo, di un istituzione e di tutte le istituzioni, compresa la psicoanalisi, che abbia perso, nella propria fossilizzazione, un rapporto autentico con la gente.

Silvia Vessella

 

In questo stesso sito, settore Cinema-Eventi, propongono il punto di vista sul film i colleghi D’Arezzo, Falci, e Riefolo.

 

"Il Resto del Carlino" – 4/05/2011 .

Cronaca di Rimini

Battistini Angelo

 

 

Chissα se Moretti, quando decise di fare Habemus Papam, pensava che sarebbe uscito quasi contemporaneamente alla beatificazione di papa Wojtyla. Sta di fatto che i due eventi si sono incrociati con singolare coincidenza, come se il film di Moretti costituisse una sorta di contrappunto a questo momento di globale tripudio della Chiesa Cattolica.
Di fronte a un processo di beatificazione straordinariamente abbreviato, che molti si spiegano come un modo di dare slancio e vita a un’istituzione in crisi, Habemus Papam potrebbe essere letto come il commento ironico, talora grottesco, di un laico profondamente insofferente nei confronti dei rituali propri delle grandi istituzioni, sia religiose che politiche. Un’insofferenza impietosa, graffiante, che vede nell’apparato, nella cerimonia, nella solennità dei riti collettivi, l’eclissi della persona, il trionfo dell’ufficialità e dell’ipocrisia.
Il grido di terrore e impotenza del neo-eletto papa Melville, uno straordinario Michel Piccoli, segnala un dramma umano che l’istituzione non può tollerare: quello di una persona schiacciata dall’angoscia della propria inadeguatezza di fronte all’assunzione di un’enorme responsabilità. A quel punto la crisi dell’uomo diviene al contempo la crisi dell’istituzione.
Se quello che dovrebbe essere il capo carismatico, il pastore di tutte le anime, si sottrae ai propri compiti in preda a un malessere sconosciuto o, peggio ancora, abbandona il palazzo per perdersi nel mondo secolare, i Cardinali, i Principi della Chiesa, come potranno identificarsi con lui e ritrovare il senso d’appartenenza e di continuità che l’elezione di un nuovo papa dovrebbe garantire? A quel punto è il panico, l’angoscia per l’incertezza che potrebbe prefigurare una catastrofe.
In questo stato di cose, ogni Principe della Chiesa, accantonata l’ufficialità del proprio ruolo, lascia trapelare l’uomo, il vecchio, coi suoi limiti, le sue piccole debolezze, i suoi infantilismi. Il torneo di pallavolo tra cardinali, organizzato dallo psicoanalista Brezzi/Moretti per ingannare il tempo, è una grottesca rappresentazione degli aspetti infantilizzanti e regressivi che in certi momenti di smarrimento possono coinvolgere uomini e istituzioni. E la risposta dello psicoanalista al Cardinale che aveva chiesto se non si potesse invece giocare a palla prigioniera, Cardinale, palla prigioniera non esiste più da 50 anni, sembra riassumere in una battuta il senso di tutto il film: questa Chiesa è indietro di almeno 50 anni, come può andare incontro alle esigenze del nostro mondo?
Ma le stoccate di Moretti non si limitano all’istituzione Chiesa, esse colpiscono qualunque istituzione che abbia perso, nella propria fossilizzazione, un rapporto autentico con la gente, non mediato da rituali e dogmi. E’ anche il caso di una certa psicoanalisi, rappresentata dallo stesso prof. Brezzi e dalla moglie, essa stessa psicoanalista. Brezzi infatti non rinuncia a sottolineare, con un certo sussiego, il suo essere prigioniero della fama d’essere il migliore, cosa che non può non contrastare con la necessità per uno psicoanalista di guardarsi da ogni lusinga narcisistica. In quanto alla moglie psicoanalista, la sua fissazione di leggere le problematiche di ogni paziente, in modo stereotipato, nella prospettiva di un deficit di accudimento, segnala con ironia i limiti e le storture di un approccio terapeutico quando sia viziato da preconcetti teorici.