Una penna per la psiche, IL MANIFESTO, 16 dicembre 2013

IL MANIFESTO 16 dicembre 2013

UNA PENNA PER LA PSICHE

INTRODUZIONE: Francesca Borrelli rende omaggio  con un ricordo affettuoso a Luciana Sica, scomparsa ieri, alla sua passione per il lavoro, alla sua competente diffusione della psicoanalisi, alla sua simpatia per un pensiero  curioso, problematizzato,  aperto nell’indagine, vicino alla sofferenza mentale. (Silvia Vessella)

IL MANIFESTO- 16-13-2013

FRANCESCA BORRELLI

Se la psi­coa­na­lisi, que­sta disci­plina che è prima di tutto una espe­rienza, è arri­vata al grande pub­blico tra­mite le colonne di un gior­nale – la Repub­blica – lo si deve a Luciana Sica. È stata una respon­sa­bi­lità impor­tante, la sua, per­ché si trat­tava di vin­cere la rilut­tanza cui va sem­pre incon­tro un pen­siero non desti­nato a venire meta­bo­liz­zato rapi­da­mente, e per di più insi­dioso delle nostre cer­tezze, scon­ve­niente nel ricor­darci che il nostro Io non è padrone in casa pro­pria. Luciana Sica è stata un ponte tra que­gli psi­coa­na­li­sti la cui scrit­tura neces­si­tava di venire tra­sco­di­fi­cata e quei let­tori che cer­ca­vano una via di accesso alle teo­rie inau­gu­rate da Freud; è stata una chance alla sod­di­sfa­zione di curio­sità che molti non avreb­bero saputo come for­mu­lare se lei non li avesse intro­dotti al les­sico ade­guato; ed è stata un tra­mite per tanti stu­diosi della psi­che che sen­ti­vano il biso­gno di dif­fon­dere il loro pen­siero oltre i con­fini stretti delle isti­tu­zioni deputate.

Il suo back­ground – l’esperienza gio­va­nile a Paese Sera come gior­na­li­sta par­la­men­tare e poi quella alla Nuova Sar­de­gna – le aveva inse­gnato come andare diritta al nodo dei pro­blemi, e di que­sta espe­rienza si gio­vava per for­mu­lare le domande delle sue inter­vi­ste, mai pas­sive di fronte al per­so­nag­gio di volta in volta inter­pel­lato, sem­pre pronte al con­trad­di­to­rio, spesso chia­ri­fi­ca­trici di un pen­siero che l’intervistato andava svol­gendo insieme a lei. Nei suoi arti­coli, nella pagine da lei curate, hanno tro­vato un punto di con­ver­genza e di dia­logo cor­renti diverse della psi­coa­na­lisi, già molti anni prima che le venisse l’idea di chia­mare Simona Argen­tieri, Ste­fano Bolo­gnini, Anto­nio Di Ciac­cia e Luigi Zoja a sten­dere quel mani­fe­sto in difesa della psi­coa­na­lisi, che poi sarebbe diven­tato un libro Einaudi. Lei stessa non si era costretta nei con­fini del pen­siero freu­diano, e aveva spinto la sua curio­sità a inda­gare i testi di Lacan, di Jung e di tanti epi­goni i cui nomi cir­co­la­vano sol­tanto in ambiti ristretti, ben­ché i loro testi fos­sero ormai iscritti nella tra­di­zione del pen­siero psicoanalitico.

Dai suoi arti­coli si capiva che amava que­gli autori che esal­ta­vano il respiro let­te­ra­rio della sof­fe­renza men­tale, le rica­dute crea­tive della depres­sione, per esem­pio, e li seguiva nei loro ragio­na­menti con evi­dente empa­tia. Forse il suo pezzo più bello è l’ultimo che ha scritto, e che lei non avrebbe imma­gi­nato essere un approdo, bensì solo uno dei tanti che andava pro­get­tando: era dedi­cato all’ultimo libro di Euge­nio Bor­gna, La dignità ferita (Fel­tri­nelli 2013) e senza ombra di reto­rica sal­dava la sua espe­rienza con­tin­gente del dolore a quanto tro­vava scritto tra quelle pagine, resti­tuen­dole con una mano par­ti­co­lar­mente felice. Se il senso comune, que­sta entità così impor­tante nel deter­mi­nare la civiltà delle nostre esi­stenze, è stato con­ta­giato dalla pro­ble­ma­tiz­za­zione della sof­fe­renza pisi­chica, e più in gene­rale dalle que­stioni rela­tive alla mente, lo si deve, nel mondo dei media, prin­ci­pal­mente a Luciana Sica: non è poca cosa di cui esserle grati.