Valentino non parla di Simoncelli, GAZZETTA DELLO SPORT,12 ottobre 2013

GAZZETTA DELLO SPORT  – 12 OTTOBRE 2013

Valentino non parla di Simoncelli.

Sta ancora elaborando il trauma?

INTRODUZIONE: un bell’articolo del collega Roberto Goisis, che si occupa di un pilota speciale, Valentino Rossi, ma anche  di chiunque sia coinvolto in un incidente, e delle possibili vie per elaborare il trauma. (Silvia Vessella)

GAZZETTA DELLO SPORT –

ROBERTO GOISIS

Correre, correre, correre sempre più forte…

Sinceramente non so quale testa sia necessaria per poter andare a 300 km/h su un circuito, tirare ogni staccata al limite, piegarsi fin quasi a baciare l’asfalto. É fin troppo banale parlare di un po’ di follia. Credo, al contrario, che sia necessario essere lucidi e razionali. Lì non si scherza!

Premetto che non conosco la testa di Valentino. Conosco la sua faccia e sono “invecchiato” seguendo le sue imprese. Ammirato dalla sua forza, divertito dalle sue gags, triste per le sue sconfitte. Devo anche ammettere che sono piuttosto prudente e non uso quasi più la moto.

In questi giorni il motomondiale fa tappa a Sepang. Credo che nessuno possa dimenticare quello che è successo due anni fa, la morte di Simoncelli. Per questo mi ha colpito sentire la conferenza stampa di Rossi, suo grandissimo amico, coinvolto nell’incidente, nella quale ha parlato solo dei bellissimi ricordi che lo legano a questo circuito…

Come spiegarsi questa affermazione? Mi permetto solo di fare delle ipotesi, più utili al guidatore della domenica che al pilota. Per superare un trauma e un lutto ogni essere umano deve compiere un processo di “elaborazione”. Tale percorso necessita di tempo, spesso avviene autonomamente, qualche volta richiede un aiuto esterno competente e affettivo. In questo modo nella nostra mente non restano tracce irrisolte e noi possiamo mantenere un contatto “sufficientemente sereno” con l’evento del quale potremo anche parlare, ricordandolo.

Un’altra modalità di superamento del trauma, in questo caso solo apparente, può essere quella di non parlarne più, attraverso l’utilizzo di meccanismi di negazione (“se non ne parlo, non è mai successo”) o addirittura controfobici (“non é mai successo nulla, anzi questo é il posto più bello del mondo”). Aspetti forse anche comprensibilmente funzionali ad una sorta di auto incitamento. Necessario per riappropriarsi di una immagine di sé stessi caratterizzata da forza e coraggio (“per me non é cambiato nulla”).

Chissà’ se nei primi giri qualche pensiero si muoverà nella testa del pilota.

Perché talvolta le emozioni più intime rimangono nella nostra sfera privata…

Buona gara Valentino!