Strage Napoli: psichiatri, non armare la rabbia, ANSA, 16 maggio 2015

ANSA-FOCUS – ROMA,16 MAG 2015

Strage Napoli: psichiatri, non armare la rabbia

Mencacci, restringere ulteriormente autorizzazioni porto d’armi

INTRODUZIONE : Paolo Boccara, psicoanalista della Società psicoanalitica italiana, interviene nel dibattito scatenato dal pluriomicida di Napoli. Si vede nella facilità di rilascio del porto d’armi una delle cause. Se non si fossero a portata di mano le armi, alcune liti finirebbero di necessità altrimenti (Silvia Vessella)

ANSA – 16 maggio 2015
Elida Sergi – – –

“Non un raptus di follia ma piuttosto la manifestazione di un aspetto dissociato della mente rimasto inespresso a lungo” quello che ha portato l’infermiere di Napoli ad uccidere quattro persone ferendone altre sei. E per evitare situazioni come queste bisogna controllare e restringere l’autorizzazione al porto d’armi il più possibile, di “armare la rabbia”. Queste le principali considerazioni di due esperti, Claudio Mencacci, Past president della Società italiana di psichiatria (Sip), e Paolo Boccara, psichiatra e psicoanalista della Società psicoanalitica italiana (Spi). “Ci sono troppe armi in giro, troppi strumenti a portata di mano in un’esplosione di rabbia. Armi da fuoco utilizzate ad esempio per la caccia o per altre attività come il tiro a segno con cui poi si rischia che venga ‘armata’ la rabbia. Ciò che poteva concludersi con una scazzottata si è concluso a colpi di arma da fuoco – spiega Mencacci -. La stragrande maggioranza delle armi, il 70-80%, sono peraltro illegali – evidenzia – ma anche per quelle detenute legalmente occorre una ulteriore restrizione di fondo alle autorizzazioni. Le richieste di porto d’armi sono tante e proprio per questo, anche se c’è una valutazione di natura psicologica, con un protocollo molto preciso e richiesto che viene attuato, non vi è possibilità di approfondimenti seri e di una vera sicurezza. Occorre anche uscire fuori dalla distinzione dello scopo sportivo o meno”. “Qualsiasi controllo tramite visita specialistica, anche corredata di test di personalità – rileva dal canto suo Paolo Boccara della Spi -, può evidenziare uno stato psicopatologico in atto ma non può permettere di evidenziare stati dissociati della mente in persone che al momento non presentano disturbi psichici, servirebbero molti più incontri specialistici per poter evidenziare questi particolari aspetti che potrebbero emergere solo in una relazione significativa e non in pochi incontri volti solo alla consegna di un certificato di idoneità”. Secondo Boccara, infatti, “da come è stato riportato il caso dalle cronache giornalistiche sembra che non si possa parlare di improvviso raptus di follia, termine peraltro non appropriato in generale. Più probabile invece che si sia manifestato un aspetto dissociato della propria mente che, rimasto inespresso per tanto tempo, abbia avuto la possibilità di evidenziarsi in relazione a circostanze in cui si sia toccato un aspetto traumatico della propria vita passata. Il fatto che fossero coinvolti il fratello e la cognata – conclude – non è necessariamente influente perché in questi casi non è importante chi crea l’occasione ma come viene creata e quale parte di se viene tirata fuori”. Per la neuropsichiatra Annamaria Nazzaro, infine, quella di Giulio Murolo è soprattutto “una personalità psicotica scissa, con delirio di onnipotenza espresso nella possibilità di determinare la vita degli altri. Con la passione ossessiva per le armi che gli hanno trovato in casa andava perfezionando la sua mania di distruzione, poi esplosa ieri”.