Felice Cimatti

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Premio Cesare Musatti a Felice Cimatti

Nel maggio 2012, a Roma, in occasione delle Giornate Italiane di Psicoanalisi “Realtà psichica e regole sociali”, il Presidente della Società Psicoanalitica Italiana, Stefano Bolognini, ha conferito a Felice Cimatti  e a Luciana Sica il Premio Cesare Musatti.

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Come è tradizione della Società Psicoanalitica Italiana, abbiamo il piacere di attribuire il premio “Cesare Musatti” che fu inaugurato in occasione del centenario della nascita di uno dei nostri Padri Fondatori. Il Premio Musatti è stato assegnato tradizionalmente a figure del mondo della cultura, nelle  sue varie declinazioni, sia nel senso dei contributi intellettuali, -libri, articoli, interventi di varia natura – sia proprio nel senso dell’informazione mirata e specifica.

Sono stati premiati artisti famosi, pensatori e giornalisti di alto livello che hanno fornito quel ponte necessario alla conoscenza della Psicoanalisi da parte del vasto pubblico.

Oggi abbiamo qui due persone che hanno contribuito in maniera molto ricca a questo rapporto del mondo psicoanalitico con il mondo esterno e viceversa. Luciana Sica e Felice Cimatti.

Marta Badoni leggerà la motivazione del Premio a Luciana Sica e Alberto Luchetti la motivazione del Premio a Felice Cimatti 

Stefano Bolognini 

 

 

RIPORTIAMO I DISCORSI DI CONFERIMENTO ED ACCETTAZIONE DEL PREMIO CESARE MUSATTI 

Premio Cesare Musatti a Felice Cimatti: Conferimento.

Felice Cimatti si è laureato all’Università La Sapienza di Roma in Filosofia del Linguaggio con il prof. Tullio De Mauro ed il prof. Alberto Oliverio. Dopo un soggiorno a Berkeley presso il prof. George Lakoff e a Parigi presso i professori Michel Denis e Jacques Mehler, si è dottorato a Palermo con il prof. Franco Lo Piparo sempre in Filosofia del Linguaggio, disciplina che ormai da molti anni insegna presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università della Calabria.

Interessatosi inevitabilmente anche di filosofia della mente e semiotica, e di autori che vanno da Wittgenstein a Vigotskij, a De Saussure, a Giorgio Prodi, a James Gibson, ha dedicato particolari studi alla mente, al linguaggio e al pensiero animali, per poter affrontare da quel versante la questione della natura umana – ciò che rende umano l’essere umano – e del suo ineludibile intreccio con il linguaggio, parte integrante della sua biologia e sua vera e propria nicchia evolutiva.

Ha scritto numerosissimi contributi su questi temi e pubblicato diversi libri per vari editori, tra i quali: La scimmia che si parla. Linguaggio autocoscienza e libertà nell’animale umano; La mente silenziosa. Come pensano gli animali non umani; Il senso della mente. Per una critica del cognitivismo; Il volto e la parola. Psicologia dell’apparenza; La vita che verrà. Biopolitica per «Homo sapiens»; recentemente approdando anche ad un romanzo poliziesco ispirato a questi temi: Senza colpa.

È a partire da questi studi su linguaggio e corpo, percezione, coscienza, pensiero, e dalla critica del cognitivismo nonché di ogni tentativo di appiattirne l’indagine sui loro ovvi fondamenti organici, che Felice Cimatti ha incontrato Freud e la psicoanalisi, di cui si è appassionato rivendicandone l’essenziale apporto scientifico proprio per studiare il funzionamento – e disfunzionamento – biologico, psicologico, sociale, etico, estetico, politico dell’essere umano.

Ha pubblicato diversi contributi sulla Rivista di Psicoanalisi, di cui dal 2003 è diventato collaboratore, partecipando anche ad un Convegno a Seminari Multipli della SPI e ad un colloquio in occasione del cinquantenario della Rivista di Psicoanalisi.

Controcorrente rispetto alla progressiva scomparsa della psicoanalisi dalle facoltà e dipartimenti universitari medici, filosofici e perfino psicologici, Felice Cimatti la inserisce costantemente nel proprio insegnamento agli allievi facendone criticamente apprezzare la validità e l’insuperata novità direttamente sui testi psicoanalitici. Ha inoltre organizzato seminari e convegni sul rapporto fra psicoanalisi e filosofia del linguaggio e della mente, fino a fondare recentemente un Centro Studi di Filosofia e Psicoanalisi. Ultima sua iniziativa didattica, un manuale da lui curato di prossima pubblicazione, intitolato: Filosofia e psicoanalisi. Un’introduzione in ventuno passi.

La psicoanalisi, inoltre, è riferimento costante anche della sua intensa attività divulgativa radiofonica, soprattutto nella nota trasmissione Fahrenheit di RAI-Radio 3, e sulla carta stampata.

Felice Cimatti ricorda così a filosofi, neuroscienziati, psicologi, biologi, ma altresì agli stessi psicoanalisti, che la pratica, la teorizzazione e il metodo freudiani e psicoanalitici sono indispensabili per comprendere l’Homo sapiens sapiens, e costituiscono uno strumento unico per cercare di trasformarne la sofferenza in una possibilità di vita.

Alberto Luchetti 

 

Premio Cesare Musatti a Felice Cimatti: Accettazione. 

La filosofia sembra essersi infilata in un vicolo cieco: da un lato ci sono coloro che, rinunciando ad ogni pensiero autonomo e originale, pensano che rimanga per lei un solo compito, commentare e seguire da vicino il discorso scientifico. Ma com’è noto la filosofia – per gli scienziati – è un passatempo senile (una specie di scienza senza laboratorio, cioè chiacchiera), e così questa prospettiva la condanna all’estinzione per manifesta inutilità; che poi siano tanti ed entusiasti i filosofi (o sedicenti tali) che abbracciano questa prospettiva è una questione che prima o poi andrà affrontata (c’è molto lavoro, per la psicoanalisi, nei dipartimenti universitari).

Dall’altro lato c’è poi il gruppo,  sempre più impaurito, di chi spera di salvare la filosofia rinchiudendola all’Università (che non è che stia tanto meglio, a dire il vero), trasformandola in un sapere archivistico,  un po’ polveroso, che riguarda solo un piccolo gruppo di specialisti. O marginalità o sterile specialismo. Il mio avvicinamento teorico alla psicoanalisi (preceduto in verità da quello clinico, come utente)  nasce su questo sfondo.

Perché anche la psicoanalisi non sembra passarsela troppo bene, ultimamente, fra accuse di scarsa scientificità e di settarismo. Questo doppio disagio si è trasformato, per me, in una occasione: riattivare la potenza del discorso filosofico attraverso la psicoanalisi, che è il sapere rivoluzionario del desiderio. Un desiderio che oggi, in particolare, è sentito come pericoloso (per questa ragione ce l’hanno tanto con la psicoanalisi, perché è il sapere che non si accontenta dell’esistente, che non si stanca di ricordarci che c’è dell’altro, nella nostra vita, un altro che va ascoltato e – se possibile – accolto). Si è trattato per me di rendere di nuovo calda, viva, potente, la riflessione filosofica, a partire appunto dal pensiero di Freud prima, e di Lacan poi.

In questo senso la psicoanalisi, per me, rappresenta una visione della natura umana come un impasto di carne e linguaggio, di sessualità e logica (quello che Laplanche chiama, con un neologismo che schiude un intero nuovo campo di riflessione, il “sexuale”), di finitezza e desiderio.

E così l’esperienza individuale, come utente della psicoanalisi, è diventata progressivamente un modo di osservare l’oggetto del mio stesso lavoro filosofico, il rapporto fra biologia e cultura nell’Homo sapiens.

Ecco, forse è soprattutto questo che la psicoanalisi mi ha insegnato, a non procedere per separazioni, per distinzioni che sono sempre troppo nette, e forzate, ma cercare invece di fare incontrare pensieri e sentimenti, e non dimenticare mai che la voce che sono non è solo la mia (che è forse l’aggettivo più presuntuoso e sciocco che ci sia), ma che appunto c’è dell’altro, ci sono sempre altre voci, e che accettare l’umanità che siamo in fondo non significa nient’altro che questo, ci sono anche queste altre voci.

Felice Cimatti