FRANCESCA BORRELLI

Era quanto mi bastava a considerare scontato l’assunto per cui la psiche non coincide con la coscienza: non molto di più, e tuttavia era stato sufficiente, dietro la spinta di un malessere ridondante, a rivolgermi a un analista perché mi aiutasse a risolvere problemi che sembravano sottrarsi al governo della ragione. Ma il passaggio alla prassi rivelò che tutto delle regole del setting mi era nuovo, tutto sembrava configurarsi come un ostacolo alla mia urgenza emotiva. Cominciai a scorrere qualche testo di psicoanalisi, ma abbandonai presto l’intento: non c’era caso clinico che non si prestasse a una identificazione, almeno parziale. Dunque, la mia esplorazione intellettuale venne per qualche anno accantonata, così da lasciare più libero spazio a una scoperta di ordine affettivo, le cui sorprese non si sono ancora esaurite. Gli anni ’70 portavano in dote all’inquietudine soggettiva una sorta di terremoto sociale che allora interpretavamo, tra l’altro, come il tramonto dell’epoca dei divieti e dei conformismi, ma che insinuava alle nostre coscienze una diversa assunzione di responsabilità. Se l’appello all’ordine esterno non trovava più echi, e le istituzioni familiari e sociali venivano investite di un inedito spirito critico, anche la protettività che assicuravano veniva meno, imponendo nuove forme di protagonismo, di iniziativa, di assunzione di sé, la cui ricaduta era spesso una sensazione di inadeguatezza, una messa in crisi dell’autostima, una tremenda fatica nel porsi all’altezza di un orizzonte di attese nel quale era facile perdersi e avvertire la drammaticità del proprio isolamento. Era questo il contesto in cui avviavo le mie prime esperienze di lavoro, e consumavo le inevitabili disillusioni di ideali adolescenziali, radicati in bisogni perlopiù fraintesi. Allora, le sollecitazioni a risalire indietro fino ai rapporti fondanti dell’infanzia mi sembravano uno sterile esercizio dal quale deviavo l’attenzione catalizzata dall’urgenza del qui e ora, e persino il racconto dei sogni mi sembrava allontanarmi dal contesto di una realtà che chiedeva soluzioni rapide, tutte circoscrivibili nei confini dell’attualità e del suo portato di disagio. Stavo mimando, inconsapevolmente, l’insofferenza di una società avviata a bruciare rapidamente le distanze tra desideri e consumi; intanto, gli anni passavano e anche tra le file degli psicoanalisti i presupposti fondanti della teoria freudiana venivano rivisitati e talvolta archiviati. Ma visto che non me ne interessavo ancora, nulla mi arrivava di queste polemiche, mentre si precisava invece, via via, la necessità di spostare il fuoco dell’analisi verso regioni remote, sepolte da costruzioni di ricordi organizzati secondo necessità di cui, ora, mi sembrava imprescindibile rintracciare le origini, imparando quanto la verità dei vissuti fosse più drammatica e probante di ogni verità storica. Quando cominciai a fare della psicoanalisi anche una militanza "intellettuale" avevo già alle spalle la lunga avventura affettiva di una alleanza terapeutica, insostituibile alla più completa delle bibliografie per capire quanto fosse seriamente fondata l’impalcatura che Freud aveva costruito a sostegno della sua indagine metapsicologica. Cominciai a riprendere in mano i testi degli autori più noti, e dagli anni ’80 in poi mi servii di queste letture e della mia pratica di "paziente" per reagire – sotto forma di articoli – sia agli attacchi che la psicoanalisi subiva sotto l’onda lunga proveniente dagli Stati Uniti, sia alla prepotenza con cui la psichiatria più marcatamente organicista andava facendo proseliti. In piena stagione di cognitivismo trionfante, dopo che sono stati impiegati decenni nella discussione sull’appartenenza della psicoanalisi al campo delle scienze piuttosto che a quello dell’ermeneutica, mi sembra siano maturi i tempi per abbandonare la rincorsa a una qualsivoglia filiazione e lavorare a una individuazione più rigorosa delle proprie connotazioni specifiche. E se oggi sento rinnovata l’urgenza di una presa di parola della psicoanalisi sulla scena pubblica è in ragione del suo portato etico, radicato fin nelle origini degli intenti freudiani ma che sembra necessitare di un investimento aggiornato alle insidie e alle sfide della contemporaneità: il modello di mente che guadagna più consensi, e non solo tra gli scienziati, è quello per cui essa sarebbe un sistema di elaborazione delle informazioni più o meno equiparabile a un software, mentre è evidente che il modello al quale la psicoanalisi fa riferimento individua nella mente essenzialmente un sistema di produzione e elaborazione di significati. Ma se Freud poteva limitarsi a evocare, di fronte al suo uditorio, l’antico potere magico della parola, oggi la difesa del senso come connotazione principe di noi esseri umani dotati di linguaggio ha bisogno di argomentazioni rigorose alle quali la psicoanalisi deve sentirsi chiamata a fornire un contributo irrinunciabile.


STUDI

Laurea in lettere moderne con indirizzo in critica letteraria. Tesi sulle Strutture concettuali e iconiche nell’opera di Carlo Emilio Gadda

Dall’87 redattrice culturale del quotidiano Il manifesto, di cui ha diretto, nella precedente veste grafica, il supplemento libri. Attualmente è inviata per la sezione cultura.
Ha collaborato a diverse riviste letterarie con recensioni e interviste.

Nel secondo semestre del 1997 ha tenuto diversi seminari nelle università statunitensi di Yale, Berkely, Browne, Harvard

TITOLI
Un tocco di classico. Saggi di Nadia Fusini, Giuseppe Grilli, Alfonso M. Iacono, Luciano Canfora, Remo Ceserani, Francesco Sisci, Rossana Rossanda, Aurelio Roncaglia, Alessandro Portelli, Marco Restelli, Valentino Parlato, Barbara Lanati, Paola Colaiacomo, Filippo Gentiloni, Paola Bora, Antonio Tabucchi, Goffredo Fofi, Cristiana Ceci, Elisabetta Rasy, Rina Gagliardi, Franco Fortini, Anita Raja, Adriana Zarri, Francesca Borrelli, Severino Cesari (a cura di Francesca Borrelli, Sellerio, Palermo, 1987)
"Tensioni e permeabilità tra la psicoanalisi e le idee correnti" in Pensare l’inconscio. La rivoluzione psicoanalitica tra ermeneutica e scienza. Saggi di Paulo Barone, Stefano Bolognini, Remo Ceserani, Felice Cimatti, Giovanni De Renzis, Maurizio Ferraris, Manuela Fraire, Massimo Fusillo, Sergio Givone, Giampaolo Imparato, Jean Laplanche, Mario Lavagetto, Alberto Luchetti, Stefano Mistura, Francesco Napolitano, Anna Maria Nicolò, Mario Porro, Fernando Riolo, Roberto Speziale-Bagliacca. A cura di Francesca Borrelli, manifestolibri, 2001


Tra gli articoli tematici sulla psicoanalisi:
L’internazionale freudiana, in "Il manifesto, 29 luglio, 1989
La psicoanalisi secondo Wallerstein, in "Il manifesto", 2 agosto, 1989
Psicoanalisi al femminile. Intervista a Jeanine Chasseguet-Smirgel, in "Il manifesto", 5 agosto, 1989
Gli affetti protagonisti sul setting, in "Il manifesto", 18 maggio, 1990
Inchiesta sulla psicoanalisi. Quattro puntate: in "il manifesto", 22 settembre, 1992/ 30 settembre, 1992/ 6 ottobre, 1992/ 14 ottobre, 1992
Tentazioni della mente, in "Il manifesto", 28 maggio, 1992
Fantasie e azione in analisi in "il manifesto", 24 novembre, 1992
Le geometria della mente in "Il manifesto", 20 ottobre, 1992
Nella mente dell’analista in "Il manifesto", 25 luglio, 1993
Tra silenzi e parole, il segreto rivela e l’evidenza nasconde, in "Il manifesto", 8 dicembre, 1993
La mente del corpo sociale. Intervista a Cornelius Castoriadis, in "Il manifesto", 4 maggio, 1993
Variazioni sul tema dell’ascolto in "Il manifesto", 9 luglio, 1994
La psicoanalisi alla frontiera degli affetti, in "Il manifesto", 6 ottobre, 1994
Il senso nell’era del teleconsumo. Intervista a Cornelius Castoriadis, in "Il manifesto", 23 novembre, 1994
Brevi incontri nei luoghi della mente, in "Il manifesto", 6 aprile, 1994
Variazioni moderne su una idea di mente. Incontri con Laurence Friedman, Margareth Black e Stephen Mitchell, New York, aprile, 1997, in "Il manifesto", aprile, 1997
Il sogno e il suo esegeta. L’intepretazione freudiana resiste dopo un secolo, in "Il Manifesto", 10 giugno 1998
Vuoti melanconici e indizi di senso nascosti nel linguaggio, in "Il Manifesto", 4 luglio, 1998
Al di là del principio di pensiero. Incontro con André Green, Parigi, 1999, in "Alias", 31 dicembre, 1999
Incontro con André Green, In "Rivista di Psicopatologia e scienze umane", marzo-aprile 2000
Lacan di fronte a Mosé, in "Il manifesto", 3 maggio, 2001

Francesca Borrelli