MICHEL DAVID

Il mio interesse verso la psicoanalisi era alquanto superficiale e divertito.
Il mio destino d’italianista fu deciso da un suggerimento di Jean d’Ormesson che mi fece arruolare volontario in Marina nel 1945 come ufficiale della cifra.
Mi mandarono a Genova (inverno 45 – ottobre 46) dove scoprii il mare, la civiltà mediterranea e la realtà dell’Italia bombardata e in ripresa. Una borsa di studio nel 1947- 48 al collegio Ghislieri di Pavia mi immerse tra i migliori giovani lombardi e mi fece scoprire, tramite gli amici Steiner e R. Bossaglia, Croce, i poeti ermetici e l’arte lombarda.
Professore d’italiano al Liceo "climatico" di Briançon (1949-51) dove leggevo il "Corriere della Sera" e il neonato "Il Mondo" (il mio principale elemento di formazione culturale italiana), fui promosso a Marsiglia che lasciai poco dopo (febbraio 1951) per Genova come Lettore comandato dal Ministero degli Esteri francese, all’Università (Facoltà di Lettere) dove Franco Simone, notevole francesista, mi aprì orizzonti storicisti e filoni storiografici appassionati che completarono la mia modesta preparazione filologica sorbonarda.
Avevo fatto una tesi di francese, sullo stile teatrale di Jules Renard, e una d’italiano sui temi poetici di Michelangelo, e lavoravo ormai ad una "thèse" sulla religiosità del Petrarca per la docenza universitaria, con l’italianista Paul Renucci: non l’ho mai terminata. Scrissi invece un saggio sul sistema critico di Gaston Bachelard (junghiano a suo modo) il quale ho avuto un culto profondo e duraturo. Era il primo tentativo sintetico di sistemazione del metodo d’analisi immaginario del filosofo delle scienze parigino, che avevo conosciuto in Sorbona. Non ho trovato allora un editore per questo saggio che ormai è superato da diversi libri sull’argomento.
Trasferitomi a Padova (dal 1959 al 1968), trovai un ambiente molto eccitante presso l’Università, tanto nel seminario linguistico di Folena (dove incontravo Zanzotto che protestava contro l’assenza di Freud nelle pure eccellenti lezioni), quanto in quello letterario di Branca. Fu proprio Branca, che mi fece fare una lezione su Bachelard critico, a spingermi, in coincidenza della morte di Jung, che mi parve sottovalutata in Italia, ad indagare in modo sistematico le radici del silenzio, o dell’ironia, o del rifiuto che avevo incontrato nei miei anni italiani quando mi capitava di evocare la psicoanalisi.
Tra la Biblioteca dell’Istituto di Letteratura, quella di Psicologia (dove Metelli teneva il fondo Benussi in cantina e da cui estraeva per me gli incunaboli italiani del freudismo) e quella mirabile del freudiano conte Novello Papafava (analizzato da Benussi, e poi – morto questi – dal giovane Musatti) feci scorribande frenetiche che poi ebbi modo di riversare, 3 o 4 pagine ogni giorno, senza preoccuparmi del mucchio crescente di queste, in un manoscritto che, su consiglio di Francesco Papafava, presentai a Pier.Francesco Galli, che lo affidò a Michele Ranchetti, il quale convinse l’editore torinese, Paolo Boringhieri, allora preso alla grande dall’apertura della sua collana psicoanalitica, ad approvarne la pubblicazione. Il lavoro terminò nel 1964 e il volume uscì nell’ottobre 1966 con il titolo La psicoanalisi nella cultura italiana. e ebbe tre edizioni (l’ultima nel 1992).
Avevo ricevuto, su segnalazione di Galli, un invito a partecipare a un convegno dell’allora giovanissimo Centri Studi di Psicoterapia Clinica di Milano (nel 1964) e la presentai una relazione storica sulla nascita della psicoanalisi in Italia davanti a un importante gruppo di analisti (Musatti, Arieti, Fornari, Codignola……). Pubblicai su alcune riviste capitoli del mio saggio, che furono poi da me riassunti dovendo accorciare per l’editore Boringhieri un volume giudicato troppo folto. Fu Ranchetti a rivedere il mio manoscritto .con matita e cura linguistica.
Musatti fece una simpatica prefazione al volume che ebbe come primo e immediato recensore Eugenio Montale nel suo elzeviro del "C.d.S.". La TV organizzò nel palazzo Papafava una sequenza da inserire in una allora nota trasmissione culturale dove intervenne Montale. Nella scia di un buon successo editoriale del libro e di una cinquantina di recensioni, più in ambito psicoanalitico che letterario, Giovanni Getto mi convinse a raccogliere in un volume i capitoli soppressi del manoscritto. originale e così nacque presso l’editore Mursia (1967) Psicoanalisi e letteratura dal titolo un po’ abusivo.,
Ho avuto poi da "Le Monde" parigino, per un decennio, l’invito a recensire opere italiane di fresca pubblicazione e poi su "La Quinzaine Litteraire" a dare resoconti di traduzioni francesi di testi italiani. Mi sono occupato di argomenti propriamente letterari, quali il Diario intimo in Italia, l’opera e la vita di un editore, traduttore, romanziere scomparso e sottostimato (Gian Dàuli) sul quale ho preparato un manoscritto. di 500 pagine,. che ho poi sunteggiato in un bellissimo volume di Scheiwller) e dove ho toccato i problemi editoriali della Milano anni 20-40. Ho scritto diversi saggi di prudente "psicocritica" su Loria, Viviani, Piovene, D’Annunzio, il mito di Fedra, l’immaginario della biblioteca, che mi piacerebbe riunire in un volume meno confidenziale delle riviste dove essi sono apparsi. Ho in mente un saggio sul "romanzo psicologico" e un altro sul primo romanziere "westernista" francese, Gustave Aimard (uno dei maestri di Salgari). Ma sono progetti virtuali.
Quanto ai miei rapporti con il movimento psicoanalitico, dovrei enumerare le mie lezioni o conferenze o interventi, tenuti sia in Francia (ho perfino presentato Basaglia a Chambery!), in Svizzera, Lussumbergo e in molte città d’Italia dove ho potuto incontrare molti analisti o appassionati di psicoanalisi. Citerò ovviamente Trieste e ricordo con simpatia come io sia stato coinvolto sin dall’inizio negli incontri estivi di Lavarone, dove amici psicoanalisti hanno voluto che fossi un membro del Comitato Scientifico.
Aggiungo che mia moglie ha fatto un training con un discepolo di Baudouin, il dott. Artus di Lione e ha praticato l’analisi su bambini a Grenoble, dove sono stato professore all’Università dal 1969 al 1983. Ora sono un pensionato senza storia e risiedo alternativamente a Genova e a Saint-Michel-de-Maurienne, tra amici, mare, monti e libri.

Michel David