Parole chiave: colpa, dinamiche di gruppo
Autore: Flavia Salierno
Titolo: “Portobello”
Regia: Marco Bellocchio, 6 puntate da 60’
Genere: drammatico
Sembra un gioco di parole, se si dice che l’occhio bello (e unico) di Bellocchio su Portobello, riesce a mettere a fuoco, già dalle prime immagini, lo stato emotivo di una vicenda complessa e dalle mille diramazioni.
Primo piano sulle maschere da pulcinella e sul pappagallo più famoso d’Italia. A connotato simbolico della sua ambiguità, il “segreto di Pulcinella” è quello che tutti sanno, ma che nessuno vede. E la “ripetizione a pappagallo”, tutto ciò che viene detto e propagato, ma senza attribuzione di senso.
«L’individuo nella massa acquista, per il solo fatto del numero, un sentimento di potenza invincibile che gli permette di cedere a istinti che, se fosse solo, terrebbe necessariamente a freno», dice Freud citando Le Bon (1921/1977). Da Re buono all’apice del suo successo, a oggetto d’odio mediatico, Enzo Tortora è la dimostrazione di come si possa slittare dall’ascesa alla vetta del consenso, alla discesa agli inferi del rifiuto radicale del gruppo, che costruisce e distrugge i propri oggetti simbolici. Per Wilfred Bion (1961), il gruppo può comportarsi come se fosse dominato da emozioni primitive che sospendono il pensiero. In questo senso la vicenda Tortora mostra come la funzione critica collettiva possa essere travolta da movimenti emotivi più arcaici: paura, sospetto, bisogno di espiazione. Quando quello sguardo si trasforma in dispositivo persecutorio, l’identità pubblica diventa fragile, quasi scissa tra ciò che si è e ciò che viene narrato di noi. Bellocchio sembra proprio indagare questa frattura. Il momento in cui il racconto sociale prende il posto della realtà e l’immagine dell’uomo finisce prigioniera della fantasia collettiva.
Può il destino di un uomo fondarsi su quello di un altro paranoico? Ne abbiamo, nel passato e nell’attualità, evidentissimi esempi. Può il destino di un popolo fondarsi su un delirio paranoico di massa? La risposta è evidente, nel nostro passato e nell’attualità. Quanti destini sono stati decisi, infamati, martoriati, a causa di una paranoia di uno o di una massa? Quando l’Altro diviene il contenitore della follia, è quest’ultima a governare. La colpevolizzazione preventiva assomiglia al processo kafkiano, dove viene designato il mostro, e deve essere sbattuto in prima pagina. Bellocchio, sempre fine, preciso e puntuale, nelle psico-analisi dei movimenti della mente umana, mette in risalto non solo la superficialità giudiziaria, ma anche, e soprattutto, le esplosioni psichiche di uno, e le reazioni di tanti. La comunità ha sempre bisogno di un colpevole, e, nella vicenda di Tortora, il teatro popolare di Portobello diviene un tribunale, o meglio, l’Inquisizione che addita e condanna. Non importa la verità fattuale. La punizione precede la comprensione. Il protagonista di questa vicenda era un uomo di voce, di comunicazione.
L’accusa lo imprigiona nel silenzio. La scena pubblica si rovescia, da soggetto parlante (davanti a milioni di persone) diventa oggetto di discorso feroce. E come può un uomo, messo sotto vergogna, provare a sopravvivere?
L’identità non è mai solo interna, ma è fatta anche dallo sguardo degli altri. Finché quello sguardo riconosce, conferma, rispecchia, l’Io si sente coeso. Ma quando lo sguardo diventa accusatorio, deridente o sospettoso, accade qualcosa di più radicale. L’uomo si sente esposto, nudo, come se la pelle simbolica che lo proteggeva si fosse lacerata. Difendersi significa continuare a raccontarsi, custodire una versione interna dei fatti. La parola diventa atto di resistenza. Ma lo sforzo è tale, che ne paga l’integrità psichica.
E così, racconta Bellocchio, il bel-porto sicuro, il Portobello che spingeva al sorriso, è stato lo stesso che ha visto un naufragio. Di un uomo nella piena assoluzione, alla fine della sua vita, mentre, a quel punto, veniva messo a condanna il suo corpo.
Bibliografia
Bion, W. R. (1971). Esperienze nei gruppi e altri saggi. Roma: Armando Editore.
Freud, S. (1977). Psicologia delle masse e analisi dell’Io (1921). In Opere (Vol. 9). Torino: Bollati Boringhieri.
Kafka, F. (2015). Il processo (A. Rho, Trad.). Milano: Feltrinelli. (Opera originale pubblicata nel 1925).
Le Bon, G. (2016). Psicologia delle folle (1895). Milano: Adelphi.