Cultura e Società

“Gli spazi domestici e i vissuti degli abitanti dopo la pandemia” di C. Schinaia. Revista Catalana de Psicoanàlisi

20/09/22
“Gli spazi domestici e i vissuti degli abitanti dopo la pandemia” di C. Schinaia. Revista Catalana de Psicoanàlisi

MARIO MERZ 1977

Parole chiave: Pandemia, Casa, Open Space, Ingresso, Corridoio, Oggetti, Intimità. 

“Gli spazi domestici e i vissuti degli abitanti dopo la pandemia” di Cosimo Schinaia. Revista Catalana de Psicoanàlisi

Schinaia, C. (2022). Els espais domèstics i les vivències dels habitants després de la pandèmia, Revista Catalana de Psicoanàlisi, XXXIX, 1, pp. 77-100.

Introduzione: ‘La cultura contemporanea dell’abitare aveva già messo alla prova l’utilizzo completamente privato degli spazi domestici, trasformando le abitazioni in spazi di lavoro, luoghi di educazione, di studio, di sport, di contemplazione e ibridando al loro interno atti e rituali pubblici e privati.’ La crisi pandemica ha ulteriormente trasformato i vissuti dell’ambiente domestico in cui abitiamo. L’articolo di Cosimo Schinaia mostra attraverso un caso clinico di analisi a distanza come l’affievolirsi dei confini tra esterno e interno abbia fatto emergere vissuti di intrusione e di spersonalizzazione.  (Maria Antoncecchi)

Riassunto: Questo articolo esamina alcune ricadute ambientali della crisi pandemica in relazione all’incidenza nei nostri vissuti esistenziali della ripartizione degli spazi domestici. Un caso clinico di analisi a distanza cerca di evidenziare in fasi differenti come il non riconoscimento del bisogno di intimità possa portare a vissuti di violenta intrusione con agiti di spersonalizzazione ambientale.   

Nonostante l’emergenza non possa esser prevista per definizione e non possano essere prescritte regole di comportamento astratte e generali a priori, le sue dinamiche in atto possono essere vissute e studiate come un esperimento di dimensione eccezionale che può fornire utili strumenti di elaborazione sia per quando ci sarà il ritorno a una quotidianità accettabile, per quanto non sovrapponibile alla quotidianità antecedente la crisi d’eccezione, sia per avere una dotazione esperienziale da utilizzare in eventuali successivi stati emergenziali. Pur essendo l’epidemia da coronavirus percepibile come una novità di evidenza e intensità straordinarie e che rompe gli usuali parametri fisici ed emotivi che regolano le relazioni, essa è però accompagnata da aspetti di continuità con alcune situazioni del recente passato. La globalizzazione dell’economia, l’ubiqua presenza di Internet, i nuovi media, la compressione dello spazio con il superamento dei termini antitetici vicino/lontano e del tempo che favorisce l’immediatezza e la simultaneità nelle comunicazioni, sono alcuni dei fenomeni che hanno preceduto e accompagnato questa fase storica  critica e che, avendo penetrato nel nocciolo duro dell’esperienza psichica, hanno cominciato a ristrutturare le transazioni inconsce tra gli esseri umani attraverso nuove e spesso drammatiche modalità che hanno alterato gli orizzonti spaziali e temporali originari. La cultura contemporanea dell’abitare, per esempio, aveva già messo alla prova l’utilizzo completamente privato degli spazi domestici, trasformando le abitazioni in spazi di lavoro, luoghi di educazione, di studio, di sport, di contemplazione e ibridando al loro interno atti e rituali pubblici e privati. La parola casa in passato evocava immediatamente uno spazio ben definito, coperto da un tetto, sorretto da fondamenta ben piantate nella terra e circondato da una barriera materiale o simbolica (Roux, 1976), che ci proteggeva fisicamente e che dava contemporaneamente un riparo emotivo, un riparo alla nostra rêverie, consentendoci di sognare in pace (Bachelard, 1957). Oggi siamo passati dall’archetipica casa monolitica e chiusa a quella moderna, progressivamente smembrata in ogni parte e poi dematerializzata fino a diventare invisibile (telematica) (Tironi, 2007). Le due abitazioni online offline, non sono semplicemente sovrapposte, in quanto il loro confine è sempre meno delineato, più confuso, per cui il mondo digitale trabocca nel mondo analogico offline, con il quale si va mescolando (Floridi, 2017)…. continua a leggere l’articolo

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