Cultura e Società

“Il pianeta inospitale e deregulation” il Manifesto, 11 e 17/9/22 di S. Thanopulos

19/09/22
"Il pianeta inospitale e deregulation"di S. Thanopulos.

ANSELM KIEFER

In questa rubrica proponiamo alcuni articoli di Sarantis Thanopulos riguardanti temi sociali

Parole chiave: politica energetica, profitti, inerzia psichica, realismo

il Manifesto,17/9/2022

Il pianeta inospitale e deregulation

 di Sarantis Thanopulos

Si è svolta dal 7 al 9 Settembre ad Ascona la conferenza annuale della Fondazione Eranos. Il tema proposto è quanto mai attuale: “I simboli della Terra. Il pianeta inospitale e il pensiero di una nuova abitabilità”. Gli studiosi intervenuti hanno condiviso questa preoccupazione: come produrre progetti da realizzare concretamente, senza sentirsi prigionieri impotenti di un ragionamento analitico che da sé non riesce a produrre effetti?

Nel suo complesso e ricco intervento, il presidente della fondazione Fabio Merlini ha posto, tra molto altro, tre questioni. La prima è il dominio della linearità temporale, del tempo scandito da un’esteriorità dissociata dall’interiorità, consono alla società performante. La ciclicità, il tempo dell’agricoltura (ben rappresentato nel mito di Demetra e Persefone) e più in generale dei fenomeni naturali che ci sono più familiari, è ignorato. Eppure è proprio la ciclicità -il perdere e ritrovare l’oggetto desiderato, il tempo di attesa che rende significativo l’incontro (ma anche l’inatteso)- a formare il nostro senso della cura di ciò che amiamo a partire dal luogo in cui dimoriamo.    

L’accelerazione progressiva a cui è assoggettata la società performante, è sinergica con l’“infinita distrazione”, la seconda questione posta da Merlini. Ci si concentra su temi estranei ai reali problemi della collettività, la cui forza attrattiva deriva dalla loro idoneità a produrre evasione, distrazione dalla realtà. La terza questione è il privilegio accordato alla salute fisica, a scapito del pensiero critico, della coscienza. Prevale l’idea, insieme ingenua e convincente nella sua potenza semplificante, che curare il corpo significa automaticamente curare il “cervello” (entità concreta a cui è ridotta la mente), che “nutrirsi sano” significa nutrire anche le emozioni e il pensiero. L’umanità incosciente di sé e del mondo non è in grado di creare un rapporto rispettoso con la natura.                      

Non mancano né la creatività né le risorse necessarie per affrontare il disastro ambientale. Ma non le useremo in modo adeguato e tempestivo se continueremo a  distrarci, se non rimuoveremo le condizioni che ci impediscono di avere una coscienza del mondo onesta, critica e chiaroveggente. Queste condizioni coincidono con tutto ciò che avversa lo scambio  paritario delle differenze e la nostra distribuzione nello spazio fisico e psichico della terra secondo le leggi della musica: l’equilibrio dinamico, in movimento, tra serenità e tempesta, tra armonia e passione tumultuosa. Il gioco delle relazioni di scambio è sempre più minato e invalidato da un processo di indifferenziazione, clonazione uniformante dei sentimenti e dei pensieri. Le cause della distruzione delle differenze sono molteplici: la plutocrazia che produce estrema precarietà sociale, dissolve i legami solidali in relazioni di servitù e distrugge la cultura e la società civile (il luogo per eccellenza della diversità nella parità dei cittadini); la digitalizzazione/automazione dell’esperienza che sottomette tutti a schemi mentali/comportamentali che possono essere calcolati, predeterminati e riprodotti intenzionalmente; la riduzione estrema del tempo libero destinato alle relazioni erotiche, amicali e culturali; la sparizione dei piccoli spazi conviviali a favore delle grandi platee della comunicazione anonima, compulsiva.

Queste cause si alleano tra di loro, è difficile stabilire il loro principio. Tuttavia poiché l’analisi cerca di ampliare lo sguardo, ma la ragione politica non può consistere senza un nemico, è opportuno, per restituire alla Polis la sua centralità, nominarlo. Nella società attuale tutto e cominciato a incancrenirsi con il liberismo (a prescindere dai motivi che l’hanno favorito). La deregulation ha spostato decisamente il centro di gravità della società dai desideri ai bisogni materiali e l’ha resa emotivamente e mentalmente instabile, ottusa e banale.

il Manifesto,11/9/2022

Il “realismo” non vede la realtà

 di Sarantis Thanopulos

A fine Agosto “The Guardian” ha pubblicato un articolo sull’imbroglio dei prezzi nel settore energetico?” L’articolo definisce il mercato del gas e del petrolio un racket”, paradiso di profittatori. L’eccesso di profitto negli ultimi 50 anni ammonta, secondo dati rivelati recentemente, a 3 miliardi di dollari ogni giorno. Un barile di petrolio costa all’Arabia Saudita pochi dollari per poi essere rivenduto a 100.

Se l’Europa adottasse una politica energetica comune, e assumesse una configurazione politica stabile e coerente, l’illegalità dei profitti potrebbe diventare oggetto di misure repressive e anche di richieste statali e private di risarcimento. Molti dicono che il problema potrebbe risolversi da solo: l’avidità dei produttori e dei mercanti porterà prima o poi alla loro rovina, incentivando la produzione di forme di energia alternativa. È un ragionamento teorico che andrebbe bene se il nostro rapporto con la realtà fosse sensato. Esso non tiene conto del funzionamento concreto  del nostro mondo che è diventato un guazzabuglio di azioni scoordinate, connesse  tra di loro solo da ragioni opportunistiche che seguono interessi sempre più a breve termine e sempre più rapaci.

Se la politica, a partire dall’Europa (l’idea della Polis democratica è nata qui) non decide di svolgere la sua vera funzione -far rispettare la giustizia e l’interesse comune contro le vocazioni predatrici- e continua a retrocedere di fronte agli oligarchi e ai dittatori, la vita di tutti noi diventerà un azzardo. I pirati di oggi sono bravi ad adattarsi alle circostanze avverse e a volgerle a loro favore.

In questi giorni una donna di cinquant’anni con problemi di salute, Noura al-Qahtani madre di cinque figlie (una delle quali disabile) è stata condannata in Arabia Saudita a 45 anni di prigione. La donna aveva usato i social per difendere i dissidenti. Un mese fa Salma al-Shehab, studentessa di PhD all’Università di Leeds e madre di due figli, ha avuto, tornata a casa per una vacanza, una condanna di 34 anni, perché seguiva e ripubblicava i commenti degli attivisti contro il regime Saudita. Questo regime è una dittatura feroce dove la vita delle persone e i loro diritti contano nulla. È guidato da un uomo, accusato di assassinio con tanto di prove (Biden prima l’aveva pubblicamente ammonito, poi ha adottato il silenzio) che si è presentato al mondo come difensore delle donne. Grande corruttore, identico nella postura autocratica a Putin, conduce, tuttavia, le sue guerre in silenzio nel mondo della finanza, godendo in Occidente delle stesse complicità e degli stessi intrecci di interesse del suo omologo russo.

Ora uno è diventato nemico, l’altro (dopo qualche esitazione) è tornato amico. Gli scontri vanno e tornano, cambiano i fronti, ma ciò che governa tutto è la  “realpolitik”: l’adattarsi alle circostanze per evitare il peggio, finendo risucchiati nell’inerzia psichica, in nome del realismo. Così il peggio avanza silenziosamente nel mondo esterno e noi  adattiamo ad esso il nostro mondo interno. Il “realismo” che domina il pianeta è distruttivo. Non prende le misure del mondo per abitarlo meglio, cerca di sottomettere il rapporto con esso ad azioni immediate, senza prospettiva lunga, dettate dall’ansia e dalla depressione. Non vede la realtà e non la capisce, la inventa. Così evita di fare i conti con i conflitti e con le loro cause, fino a quando, non essendo stato risolto nulla, la catastrofe annunciata travolgerà tutto.

Tra poco si vota, si voterà anche per le elezioni a medio termine negli Stati Uniti, la Francia è appena usciste da elezioni molto difficili. Si decide se distruggere il campo della vita col rischio che non cresca più l’erba o mantenerlo in vita, costi quel che costi, in attesa di tempi migliori. Chiunque può vedere che non viviamo in epoca di vacche grasse, ma distruggere i pascoli è un suicidio che possiamo e dobbiamo evitare. A volte dietro il suicidio opera il narcisismo dell’idea pura e assoluta. Il paradiso può attendere, cerchiamo di salvare la nostra convivenza civile.

parole chiave: disastro ambientale, liberismo, pensiero critico

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