Cultura e Società

L’ultima lezione del professore Luca Serianni. Huffpost, 25/7/22 di D. D’Alessandro

27/07/22
L’ultima lezione del professore Luca Serianni. Huffpost, 25/7/22 di D. D’Alessandro

Luca Serianni

Parole chiave: grammatica, Luca Serianni, lezione, rispetto delle regole

L’ultima lezione del professore Luca Serianni. Huffpost, 25/7/2022

di Davide D’Alessandro

Huffpost, 25 luglio 2022

Introduzione: “Càpita di schivare la morte in mille modi, di uscire vivi da una leucemia, di guarire da un cancro. Càpita anche di incontrarla mentre attraversi le strisce pedonali. L’auto non ha occhi per vedere e ti fulmina, facendoti balzare alcuni metri più in là e ponendo fine ai tuoi giorni. Il caso, l’accidente, l’imbecillità umana? C’è poco da ragionare, dopo. C’è soltanto da prendere atto che al professore Luca Serianni è andata così, male, malissimo”.Il professore Serianni, docente di Storia della lingua Italiana presso l’Università La Sapienza di Roma, membro della Società Dante Alighieri e socio dell’Accademia della Crusca e dell’Accademia dei Lincei,  era considerato uno dei maggiori studiosi della  lingua italiana. Un sentito articolo di Davide D’Alesssandro.  (Maria Antoncecchi)

Davide D’Alessandro, saggista

Huffpost, 25 luglio 2022

L’ultima lezione del professore Luca Serianni

È morto sulle strisce pedonali. Persino l’ultimo giorno non ha sbagliato alcunché. Aveva spiegato la grammatica a migliaia di studenti, aveva profondo rispetto per la grammatica della vita

di Davide D’Alessandro

Càpita di schivare la morte in mille modi, di uscire vivi da una leucemia, di guarire da un cancro. Càpita anche di incontrarla mentre attraversi le strisce pedonali. L’auto non ha occhi per vedere e ti fulmina, facendoti balzare alcuni metri più in là e ponendo fine ai tuoi giorni. Il caso, l’accidente, l’imbecillità umana? C’è poco da ragionare, dopo. C’è soltanto da prendere atto che al professore Luca Serianni è andata così, male, malissimo.

Quando muore una personalità di rilievo, attendo alcuni giorni prima di scriverne. Voglio leggere gli articoli degli altri, farmi un’idea di come vengono raccontati l’uomo e la sua professione, prendere tempo per concedere altro tempo ai pensieri, tutti negativi, che si affollano nella mente. Poi, però, ti viene offerto il suo sguardo mite, il suo sorriso davanti a uno studente, la sua naturalezza nell’entrare in empatia con l’interlocutore, le parole studiate per tanti anni, per poi usarle con cura e parsimonia, e l’amarezza concede uno spiraglio.

Ogni volta che leggo se stesso senza accento, penso al professore e al suo invito a scrivere sé stesso, sé stessi, sé medesimo. Il giorno dopo la triste notizia ho riaperto “Prima lezione di grammatica”, il fulgido libretto di Laterza che funziona meglio di tante ore di lezione in aula. Questa mattina ho riaperto “Parola di Dante”, il libro edito da il Mulino, che ci ha regalato l’anno scorso, il ritorno al Maestro, perché parte tutto da lì.

Durante la lezione di congedo, nel 2017, disse agli studenti: “Voi per me siete lo Stato”. Lo Stato. Rimasi senza parole. Chissà se a Ostia ha avuto qualche attimo, anche solo un attimo, per comprendere che persino quel giorno non aveva sbagliato alcunché. Fedele alle regole, fedele alla regola, era disciplinatamente al posto giusto. Ma nel momento sbagliato. Càpita. Così è la vita, si dice, quando non abbiamo altro da dire. Lui aveva saputo spiegare la grammatica e aveva dimostrato profondo rispetto per la grammatica della vita, per migliaia di giovani formati e seguiti, per migliaia di giovani che non smetteranno di ricordare la sua lezione. La sua prima e la sua ultima. Perché anche su quelle strisce ha dato una grande lezione. Insieme alla vita.

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