In ricordo di Raymond Cahn. A cura di Anna Nicolò

Il 21 dicembre 2019 all’età di 93 anni  è morto Raymond Cahn. Perdiamo un altro grande maestro della psicoanalisi dell’adolescenza, molto noto agli psicoanalisti italiani, grazie al suo orientamento flessibile, dinamico che riprendeva in modo creativo l’orientamento winnicottiano . Ha pubblicato numerosi

libri  tradotti in più lingue e i suoi articoli  sono stati ospitati da  riviste  italiane   specifiche per il settore  come  ‘ Richard e Piggle ‘ e  ‘Adolescenza e psicoanalisi’.

Cahn  ha partecipato come relatore in numerosi convegni , seminari  e supervisioni sia a Roma che a Milano , discutendo sul tema  dell’adolescenza e del suo trattamento.  Particolarmente significativo il suo dibattito  a Roma con i Laufer  sul breakdown evolutivo presso l’Istituto Winnicott e il seminario “Adolescenza e perversione “ organizzato da Novelletto nel 1989 presso l’università di Roma e documentato nel suo libro “Adolescenza e follia”.

Cahn è stato presidente  della SPP e direttore per molti anni dell’Ospedale diurno per adolescenti del Parc Montsouris di Parigi e all’interno di  questa struttura per 16 anni ha condotto interventi clinici psicoanalitici e progetti di ricerca per pazienti dai 13 ai 20 anni che ci hanno enormemente arricchito . Questa straordinaria esperienza è stata documentata nel libro “Adolescence et folie” (1991 PUF), tradotto quasi subito per Borla. In esso salta agli occhi con enorme evidenza la grande capacità ed esperienza clinica di Cahn, in particolare con gli esordi psicotici degli adolescenti  per la  cui cura  egli sostiene  fin dalle primissime pagine sia necessario : “un ambiente che  offra al contempo un contenitore e un contenuto adeguati all’adolescente e al suo sistema di relazioni” ,”un’organizzazione che  consenta  la ripresa delle attività scolastiche..”, “la necessità di  modificare le interrelazioni familiari”, “una durata sufficiente per la presa in carico psicoanalitica”.

Tutti i suoi lavori mostrano una capacità clinica straordinaria e  una psicoanalisi moderna , attualissima anche se  molto rispettosa delle tradizioni La sua prosa è al contempo ricca e semplice, senza indulgenze per   sofisticate  elucubrazioni o sfoggi intellettuali  .

Le sue ricerche sulla soggettivazione sono state poi  importanti particolarmente nel campo dell’adolescenza.  Egli le inaugura in un lavoro  del 91 “ Du Sujet” pubblicato dalla Revue Francaise de Psychoanalyse, e approfondito  in numerosi altri lavori come nel libro “L’adolescent dans la psychoanalyse. L’aventure de la subjectivation”.

Che significa e come si diventa “soggetto”? è la domanda cruciale per ciascuno di noi ed è proprio grazie al lavoro con gli adolescenti psicotici, prepsicotici, borderline che Cahn approfondisce il tema dell’impasse o degli scacchi alla soggettivazione.  Solo grazie alle vicissitudini dell’attività di liaison, deliaison e reliaison ( legamento , slegamento e rilegamento) dei meccanismi di difesa, delle identificazioni, dei sistemi di rappresentazione, l’adolescente crescerà nel suo divenire soggetto. La valutazione accurata dello stato di questo processo  darà orientamenti  su quale tipo di cura è utile e necessaria  .

Il suo ultimo libro “ La fin du divan” è aperto alle problematiche create allo psicoanalista dalla società contemporanea e dalla specificità della psicopatologia attuale  . Mentre ribadisce l’importanza di mantenere come riferimento la cura tipo, dall’altra, sulle orme del pensiero di Winnicott, suggerisce  modalità rinnovate per quanto riguarda il setting e l’ ascolto,  in special modo per i pazienti stati limite o per coloro che hanno difetti di simbolizzazione.

In queste situazioni  è da preferire il vis à vis con un analista  sensibile  a ogni differente variazione del paziente , per il quale occorre tollerare   grandi livelli di tensione, ricostruendo pazientemente il funzionamento del preconscio  .In queste situazioni secondo Cahn ,la dimensione intersoggettiva è prevalente e il controtransfert  ha un  ruolo chiave , mentre anche nel vis a vis l’obiettivo principale resta la riappropriazione soggettiva, rientrando questa variazione di setting nella cura psicoanalitica. Così egli afferma lapidariamente che “la psicoterapia psicoanalitica non è un modo di fare una psicoanalisi economica ma piuttosto un altro modo di fare psicoanalisi.”   Citando poi Fedida  ,conclude che “la psicoterapia è sempre una psicoanalisi complicata” (Cahn  in Vermorel 2009).

Malgrado l’inquietudine profonda che anima questo libro per la fine del divano e la sparizione della cura tipo, Raymond Cahn ci invita  a confrontarci con i cambiamenti affinché  la psicoanalisi possa continuare ad esistere,. In particolare occorre  accettare, egli dice nel suo libro “La fin du divan” (pag 183-185),la disillusione degli ideali analitici  se vogliamo al meglio valutare gli effetti della cura e  la disillusione in rapporto all’idea di guarigione , su  cui il giudizio è soggettivo , senza dimenticare il potenziale evolutivo dell’angoscia che è sorgente di lucidità senza compiacenza .  (pag 187).

Io lo ricordo sempre, nelle numerose volte che l’ho incontrato, attento e paziente, sempre gentile nei dialoghi, dotato di una straordinaria capacità di ascoltare  e alla fine acuto osservatore , grande clinico, mai banale.

R:Cahn (1991)  Adolescenza e follia . Borla Roma 1994
Cahn (2001) La fin du divan ?. O .Jacob Paris
Vermorel (2009) et al. Autour de l’oeuvre de Raymond Cahn. Editions in Press Paris.

A cura di Anna Nicolò