In ricordo di Fausto Petrella (1938-2020)

In ricordo di Fausto Petrella (1938-2020)

Il 30 marzo del 2020 è morto a Pavia all’età di 81 anni, Fausto Petrella, un grande uomo della Psicoanalisi, pensatore arguto, autore di libri pieni di fascino, fine e profondo conoscitore del pensiero freudiano, amatissimo amico per molti di noi. Indimenticabile psicoanalista, appartenne ai  tempi di battaglia della storia della Psichiatria, stabilendo e rafforzando quei legami che dovrebbero tenere unite con reciproco apporto le due scienze. Si può dire che fin dei tempi della sua giovinezza, Fausto riuscì a conferire con fervore  una speranza di accoglimento, di comprensione, persino di  significato antropologico alla malattia mentale, intrecciando al panorama psichiatrico l’ottica e lo strumento operativo della Psicoanalisi.

Nato a Milano nel 1938 in piena seconda guerra  mondiale, tutta la prima parte della sua vita fu influita dai risvolti storici della Shoa. Figlio unico di una coppia di sangue ebraico, la madre un’ebrea rumena di Kampina, cittadina vicino Bucarest, e il padre discendente da una famiglia di ebrei ashkenaziti, dovette ancora bambino esulare da Milano, nel tentativo di salvarsi dalle persecuzioni razziali insieme alla famiglia.

L’incontro con Freud  fu, allo stesso dire di Fausto in una bella intervista condotta recentemente da Stefania Nicasi e pubblicata sul Sito della SPI, “fatale” e tale da imprimere da allora in poi l’impronta alla sua vita.  Alla fine degli anni 50 e i primi del 60, dopo una laurea in Medicina e Chirurgia  conseguita con una tesi sulle Stereotipie nelle psicosi, di cui uno dei tutor fu Dario De Martis con cui Fausto avrebbe in futuro saldato un sodalizio professionale culturale ed umano, ebbero inizio, condotte in contemporanea,  la specializzazione in quella che era ancora la Clinica delle Malattie Nervose e Mentali e la formazione psicoanalitica. Conseguì la specializzazione nel ’67, terminando poco dopo anche l’analisi di training intrapresa con Isidoro Isacco Tolentino.

La psichiatria Intanto assurgeva ad una autonomia di disciplina. Cazzullo, che terrà per decenni la scena universitaria e sanitaria, nel novembre del 63 ottenne che il Policlinico di Milano aprisse il primo reparto di psichiatria d’urgenza realizzato in un ospedale generale, il Padiglione Guardia II, ed offrì a De Martis la posizione di aiuto ospedaliero. Si consolidò in questi anni la collaborazione tra Fausto, divenuto nel frattempo assistente incaricato nello stesso Servizio di Psichiatria d’urgenza, ruolo che rivestirà sino al 1967, e Dario De Martis, più grande di lui di una dozzina d’anni, già suo tutor alla laurea, e di cui diventerà caro amico e collega. I due, che avevano da tempo cominciato a scrivere in collaborazione, firmeranno insieme uno dei libri più interessanti dell’epoca, “Sintomo psichiatrico e psicoanalisi. Per una epistemologia psichiatrica”, edito nel 1972 da Lampugnani Nigri, radicale critica alla “ratio nosografante” e di ogni idea idea “cosificante”, come loro stessi scrivono,  della sofferenza mentale in psichiatria; libro che piacque molto a Enzo Paci, nella cui rivista Aut Aut,  Fausto, sempre assieme a De Martis, aveva già pubblicato, un paio di anni prima, l’importante saggio “Schizofrenia e significati dell’alienazione”.  Quando, qualche anno dopo la vincita del concorso nazionale a cattedra nel 1965, De Martis accettò il posto di professore di Psichiatria a Cagliari, Fausto lo seguirà, divenendone nel 1969,  a soli 31 anni, l’aiuto. Dall’esperienza clinica e scientifica di questi anni ebbe origine il peculiare interesse psichiatrico e psicoanalitico per le psicosi.

Trasferitosi a Pavia nel 1971, Fausto proseguì la sua carriera psichiatrica divenendo nel 1980 professore ordinario di Psichiatria, ruolo che coprirà fino al 2009. Appartengono a quegli anni lavori all’avanguardia che anticipavano le grandi tematiche sociali del “campo istituzionale”. Lavori in cui è possibile avvertire l’ influsso della grande scuola della psicoterapia istituzionale francese (Tosquelles, Daumezon, Racamier), in cui prendono piede prime ma già profonde riflessioni sulle esperienze cliniche ed umane delle comunità terapeutiche e l’interesse per i gruppi;  lavori in cui brilla forte la luce di quello che resterà l’insegnamento di Fausto a testimonianza di una battaglia di riforma civile e sanitaria appassionata e coraggiosa. A lui  e a De Martis si deve la creazione della “scuola di Pavia”, ove in maniera antesignana, e oggi purtroppo solo un magnifico ricordo dei tempi andati, ebbe ruolo fondamentale la psicoanalisi e la sua cultura, in un fecondo rapporto aperto e interdisciplinare. Nel 1974, la “svolta”: l’intera clinica psichiatrica universitaria si impegna nell’Ospedale Psichiatrico di Voghera. Inizia un sistematico lavoro di “de-istituzionalizzazione”, di smantellamento della struttura manicomiale, di costruzione di una idea illuminata e non ideologica di psichiatria comunitaria e di rapporto tra “settore” e i primi servizi territoriali, di lavoro di re-integrazione: questa esperienza  descritta qualche anno dopo ne’ “Il Paese degli Specchi” (a cura di Fausto Petrella, Dario De Martis e Edgardo Caverzasi, Feltrinelli 1980) testimonia come, già prima della riforma “Basaglia”,  quella cultura di cui Fausto Petrella era portatore  rendesse possibile un radicale lavoro di riforma psichiatrica nel rispetto di ogni singola storia umana e personale.  In questo contesto Fausto, pur nel profondo sodalizio professionale e culturale con Dario De Martis, sviluppa sempre più una propria autonomia intellettuale e una sua notorietà sempre più conquistata e meritata. Intanto, In quella “scuola di Pavia” non del tutto a caso ma come germogli di una pianta, muovevano i primi passi e si formavano numerosi psichiatri e psicoanalisti alcuni di essi  destinati poi ad assumere ruoli importanti nella SPI. A partire da quel periodo, prese vita accanto a lui un ricchissimo consesso psicoanalitico di amici, di allievi e di collaboratori, tra i quali Francesco Barale, professore ordinario di Psichiatria e Direttore del Dipartimento di Scienze del Sistema Nervoso e del Comportamento dell’Università di Pavia, che lo ricorda con immutata stima e simpatia e che ha scritto con grande partecipazione queste note biografiche insieme a me. Appartengono alla folta schiera di amici e colleghi di quei memorabili anni,  Franco Fornari che fu suo supervisore a Milano, Adolfo Pazzagli a Firenze, Romolo Rossi a Genova, Tonino D’Errico e Maria Vittoria Turra a Napoli, Francesco Corrao a Palermo; insieme a loro, e con tutti gli altri, Fausto portò avanti una brillante militanza nella istituzione psicoanalitica, dapprima facendo parte del direttivo del Centro milanese con Musatti, poi come primo Presidente fondatore del Centro Psicoanalitico di Pavia, e più avanti Presidente della Società Psicoanalitica Italiana dal 1997 al 2001. Fu inoltre negli anni promotore prima e Presidente poi della Società Italiana di Psicoterapia Medica.

La sua solida competenza fu sempre soprattutto al servizio della Psicoanalisi cui dedicò tutta la sua passione, sviluppando concezioni antesignane volte alla definizione e approfondimento dell’ottica relazionale senza che tuttavia fosse disperso il focus pulsionale che caratterizza il pensiero di Freud. Maestro e guida per i tanti allievi, è stato sempre un formidabile promotore della cultura psicoanalitica. Aveva con Freud un rapporto strettissimo e fedele, ed ho sempre pensato che la sua ottica “relazionale” prendesse origine e significato da quella interlocuzione interna fra il corpus freudiano e le proprie esperienze, in un intimo e vivo “dialogo”.

Nel procedere delle sue vicissitudini personali, Fausto sentì il bisogno di una nuova analisi che intraprese con Davide Lopez. Terminata questa seconda esperienza che egli definirà “l’analisi della maturità”, si consolidò ulteriormente l’amicizia e la collaborazione scientifica con De Martis che vide tra l’altro la fondazione della rivista Gli Argonauti. Fausto non perse mai i suoi legami con il variegato mondo della Cultura e dell’Arte, come risulterà evidente dai lavori più recenti che lo hanno reso noto anche all’esterno della SPI. Collaborò a lungo con la storica Accademia di Brera, prestigiosa scuola di formazione di artisti, così come recentemente con il laboratorio di teatro sperimentale di Franca Graziano. Nell’ambiente letterario ed artistico fu ricco di amici, e Fausto non smise mai le sue ampie incursioni nel mondo della Filosofia e dell’Arte, con un posto speciale per la musica. E’ probabile che proprio dai grandi della epistemologia fenomenologica e dalla filosofia, Fausto traesse il senso di legami forti anche delle tradizioni e delle origini a fondamento della Psicoanalisi. In un suo lavoro: “Sulla Psicopatologia” del 1996, sottotitolato: “Caute riflessioni di uno psichiatra che non disdegna la psicoanalisi, di uno psicoanalista che non disdegna la psicopatologia:”,  scrive: “Ciascuno di noi ha un buon rapporto di continuità con i suoi padri spirituali e metodologici, e avverte di proseguire costruttivamente nella scia di una salda tradizione.” Indimenticabili i lavori che traggono spunto dalle sue predilezioni artistiche. Tra questi: La mente come teatro, Psicoanalisi, Mito, Rappresentazione. (Centro Scientifico Editore, 2011), una rielaborazione de La Mente come Teatro. Antropologia teatrale e psicoanalisi, dell’ 85. L’idea  de La Mente come Teatro era nata originariamente da un invito di Ferruccio Masini (presidente del Centro per la Sperimentazione Teatrale di Pontedera) affinché Fausto partecipasse a un incontro multidisciplinare, nel 1981, su “Musica Spettacolo, Possessione”. Ma il discorso  di lì si allargò ad altri scritti (poi rielaborati e raccolti in quel volume e presentati in varie sedi, tra cui il Centro Psicoanalitico di Napoli, su invito di Annamaria Galdo) fino a comporre una riflessione non solo sulla psicopatologia, ma sul funzionamento mentale nel suo complesso e sui temi cruciali della rappresentazione e della interpretazione, in una raffinata ottica di antropologia di ispirazione psicoanalitica. Non possiamo dimenticare, nell’estesa produzione di Fausto Petrella: “Sogno o son desto? Senso della realtà e vita onirica nella psicoanalisi odierna” (Franco Angeli, 2011), “Turbamenti affettivi e alterazioni dell’esperienza« (Raffaello Cortina, 1993) e “Fare e pensare in psichiatria. Relazione e istituzione” (Raffaello Cortina 1996, con Dario De Martis e Paolo Ambrosi), oltre che il poetico scritto sulla Gradiva, uno dei suoi temi prediletti. Ci piace ricordare infine il suo lavoro, da lui definito un “dramma lirico”, su Althusser, : “Osservarsi dall’abisso: le autobiografie di Louis Althusser” apparso sulla rivista Oltrecorrente (numero 3, marzo 2001),

L’ultimo dei suoi libri, per il quale nel luglio 2019 fu insignito del Premio Gradiva,  L’ascolto e l’ostacolo. Musica, discorso, immaginazione nel lavoro psicoanalitico, uscì nelle librerie, dopo una lunga gestazione, il 25 aprile del 2019, inaugurando la collana Psyché della casa editrice Jaca Book. In esso Fausto ha raccolto con molti interessanti ritocchi le riflessioni di tutta una vita su Psicoanalisi e Musica.

Purtroppo con la nascita del libro ebbe inizio anche un periodo di gravosi ricoveri per incalzanti accessi setticemici. Tra gli uni e gli altri, proprio nel gennaio di quest’anno, Fausto riuscì a presentare il suo libro, con immutata lucidità e arguzia a Pisa e all’accademia di Brera. Su iniziativa di Mimmo Schinaia, un’altra presentazione era prevista a Genova, presso il Palazzo Ducale, alla quale Fausto purtroppo non ha fatto in tempo a presenziare.

Fausto era una persona riservata, quasi schiva, ma della sua vita personale non possiamo non ricordare gli amori più cari. Le figlie del primo matrimonio con Alessandra Manzoni: Laura, la maggiore, architetta, che  lavora all’ONU e vive a Nairobi, e Silvia, fisioterapista a Pavia. Nel 90 sposò Vanna Berlincioni, nostra cara e apprezzata collega. Ancora studentessa di medicina, ad una lezione di  psichiatria la giovanissima Vanna fu “folgorata dalla parola di Fausto” e  conquistata dalla sua umanità. Uniti in un sodalizio non solo affettivo (con lei Fausto ha scritto molti interessanti lavori) hanno trovato l’uno nell’altro sostegno e rafforzamento. Hanno una figlia, Viola, di cui Fausto era oltremodo orgoglioso. E si vantava del fatto, me lo ricordo personalmente, che lei ancora bambina fosse in grado di scrivere piccoli versi in estemporanea. Mi commuove che lui tenesse appeso alle pareti del suo studio di casa un’illustrazione dei personaggi del Flauto magico che Viola fece a soli 4 anni. Viola é ora un’intraprendente  giovane architetta, impegnata nel design urbano di progetti di utilità e di innovazione sociale, come l’utilizzo di spazi abbandonati.

 

Non era un uomo facile, era critico, rigoroso, severo, ma sempre in maniera generosa e costruttiva. Gli si riconosce la grande intelligenza, la profondità di pensiero, l’atteggiamento non convenzionale, lo spirito libero. Doti per cui è ricordato con stima anche da colleghi non SPI.

Di lui ci resta un nostalgico rimpianto colmo di affetto e il patrimonio dei suoi scritti, mai banali, mai “alla moda”, che testimoniano della straordinaria estensione e duttilità dei suoi interessi, che mantengono infine  l’impronta del suo profondo amore per il pensiero freudiano di cui era un autentico e raffinato conoscitore e a cui ha dedicato tutta la sua esistenza. Opere che costituiscono  una miniera di pensiero e di affetti “di lunga durata”, che ci auguriamo venga raccolta ….

Ti abbiamo voluto bene, Fausto. Ars longa …..

A nome dell’Esecutivo Nazionale della SPI, Malde Vigneri