a Natale 2011, andar per teatri …

Anche quest’anno abbiamo pensato di farvi cosa
gradita nel presentarvi un pacchetto natalizio di proposte teatrali
interessanti che potrete godervi nel meritato periodo di riposo natalizio.

Per quanto riguarda il teatro, ho scelto due/tre
spettacoli interessanti per ciascuno dei "centri" della nostra SPI,
ovvero per ciascuna delle principali Regioni italiane.

Tutti gli spettacoli sono compresi nel periodo
festivo, a cavallo tra natale e l’Epifania (23/12/2011 – 10/01/2012).

A cura di Enzo Lamartora

 

Sogno di una notte di mezza
estate

Milano, Teatro Elfo Puccini

sogno_mezzestate.jpgAl Teatro Elfo Puccini, dal 13 dicembre al 22
gennaio, va in scena uno spettacolo diventato ormai un cult, il Sogno di una
notte di mezza estate, diretto da Elio De Capitani. L’intramontabile opera di
Shakespeare popolata da elfi e fate viene interpretata con sensibilità ed
energia da un cast di giovani attori, nella mise-en-scène si incrociano quattro
intrecci amorosi. L’opera è pregiata sia per la regia di De Capitani, ormai ben
navigato nella drammaturgia scespiriana, sia per l’allestimento scenotecnico,
improntato alla lezione magistrale di Bob Wilson. Interessante la tematica del
rapporto tra fantasie infantili e creatività.

Enzo Lamartora

 

 

Checoviana

Teatro Dei Filodrammatici

checoviana-intera-300x225.jpgLa regista uzbeka Karina Arutyunyan  prende spunto dai racconti di Anton Cechov
per il suo spettacolo Cechoviana. In una sera d’autunno,  la famiglia di un contabile festeggia il
battesimo della figlia. L’azione si svolge 
in un piccolo e tranquillo paesino 
russo,  dove in meno di 24 ore
e  senza preavviso la vita di tutti viene
sconvolta: i matrimoni falliscono, le amicizie si interrompono, i rapporti di
fiducia crollano. Tutti gli 11 personaggi si scoprono vittime e colpevoli di
tradimenti, bugie, imbrogli e inganni. Ottima rivisitazione, da parte di una
delle firme della giovane regia uzbeka.

L’intera vicenda ricorda la nascita della
psicoanalisi nel milieu culturale europeo del primo novecento, lo scandalo
della sessualità infantile e la scoperta della rimozione.

Enzo Lamartora

 

 

Favola

Teatro Franco Parenti

favola.jpgAl Teatro Franco Parenti di Milano va in scena
Favola, uno spettacolo scritto e interpretato da Filippo Timi, con la
partecipazione di Lucia Mascino. È la storia di due amiche che ogni giorno si
riuniscono in una tranquilla casetta americana degli anni Cinquanta. Tutto
sembra trascorrere nella normalità quando una serie di segreti scabrosi
perturberanno la quiete provocando inaspettate conseguenze.

´Ogni uomo è una trappola, alcuni sono trappole
taglienti, altri pozzi vuoti, altri meravigliosi come un veleno irresistibile,
ma di base, l’uomo ha l’omicidio nel cuore… Vivo in una farmacia, morirò pulita
come una supposta scaduta. C’è qualcosa dentro di me che vive, s’inaugura e io
mi sento come se non fossi stata invitata a questa festa.` ennesima, magistrale
interpretazione di Filippo Timi.

Lo spettacolo indaga il fondo pulsionale dell’uomo,
con particolare riferimento alle pulsioni appropriative e distruttive.

Enzo Lamartora

 

 

Chiove

Napoli, Teatro Nuovo

big_chiove_chiara_baffi_con_enrico_ianniello.jpgÈ davvero difficile esprimere
con parole che non appaiano svuotate di significato quello che suscita la
visione di uno spettacolo apparentemente semplice come questo diretto dal
regista Francesco Saponaro. Il linguaggio quotidiano, banale, appiattito
dall’ignoranza bieca in cui vivono Lali e Carlo, due dei tre protagonisti della
piece, nasconde una storia atroce, destabilizzante, che, proprio grazie alla
iperrealistica scelta registica, rende difficile restituire il tumultuoso e
spiazzante senso di tragedia che invece si respira nel veder sorridere,
cantare, mangiare chees burger e cioccolatini questi miserabili di Victor.
Lali, giovane prostituta, Carlo, suo compagno semi analfabeta e smidollato
magnaccia, e soprattutto Davide, l’apparente ancora di salvezza della ragazza,
che alla fine si rivela sua definitiva e subdola zavorra, vivono
nell’incoscienza del loro doloroso vivere, si illudono vicendevolmente di
essere, o almeno di sembrare, "normali". Ma forse, in questo mondo in cui il cibo,
l’amore, il sesso ed anche la cultura, sono prodotti da fast food, loro normali
lo sono davvero. Forse in loro noi vediamo noi stessi, solo in parte deformati.
Forse la loro vita non è così lontana da quella di un qualsiasi borghese
benpensante, o di un intellettuale. Tutto ciò è "Chiove" che Enrico Ianniello,
autore anche di questa bellissima traduzione in napoletano del testo "PLOU A
BARCELONA" del giovanissimo autore spagnolo Pau Mirò, interpreta nel ruolo di
Davide. Interessante lettura degli effetti dell’economia sulla personalita’ e
del "economico" sul "topico".

Enzo Lamartora

 

 

Gomorra

Teatro Stabile Di Napoli

gomorra.jpgLo spettacolo è tratto dall’omonimo romanzo di
Roberto Saviano. Tutto prende il via dal discorso che il giovane giornalista
napoletano tenne, nel settembre del 2006, a Casal di Principe, cittadina
dell’hinterland casertano, nota per le pesanti infiltrazioni camorristiche. In
un movimento circolare si rincorrono personaggi e vicende determinando un senso
di ricerca perenne di quello che non si riesce ad avere. Colonne di cemento,
tubi innocenti e sacchi di terra rappresentano il degrado urbano nel quale si
muovono i personaggi creati da Saviano che assalgono lo spettatore in un
alternarsi di scene e avvenimenti sempre imprevedibili. 

Lo spettacolo, come il libro, racconta due livelli
del crimine: quello più istintivo, animalesco, violento, costituito dal braccio
armato della camorra e quello imprenditoriale, che non si sporca mai le mani
direttamente e che ha interessi in tutto il mondo…

Una rappresentazione straordinaria di uno spazio
mentale allargato, governato senza alcuna capacità  "alfabetizzante".

Enzo Lamartora

 

Gianni Schicchi

Firenze, Teatro Puccini

gianni_schicchi_26_12-31_12_firenze.jpgChe sarà uno spettacolo unico si vede già dai
manifesti, dove il lato oscuro e quello perbene di Gianni Schicchi si sfidano
attraverso il volto di Alessandro Riccio. Se il volto buono è fotografico, la
singolare rappresentazione del lato cattivo è affidata alla matita di Clet
Abraham, lo street-artist fiorentino d’adozione, famoso per la sua geniale
rilettura dei segnali stradali (chi non ha presente l’omino che trasporta la
banda bianca del divieto d’accesso?).

Teatro e street-art si incontrano quindi in un
connubio nuovo e interessante nel panorama artistico fiorentino. Sarà, infatti,
Clet a curare le scenografie del nuovo spettacolo che Alessandro Riccio porterà
al Teatro Puccini.

Gianni Schicchi, liberamente tratto dall’omonima
opera di Giacomo Puccini, è una rivisitazione, in chiave comica, delle vicende
di Schicchi, nella quale imperano ritmo e risate e dove le straordinarie
qualità di attore comico trasformista di Riccio si uniscono ancora una volta
alla passione per le vicende storiche rilette in chiave dissacrante.

La storia è famosissima tant’è che Gianni Schicchi
è citato anche nel Canto XXX dell’Inferno dantesco. Nella Firenze trecentesca
l’importante famiglia Donati resta orfana del suo capostipite Buoso. La più
cupa disperazione della famiglia si trasforma in ricerca affannosa e isterica
del suo testamento. E la disperazione torna più cocente che mai alla scoperta
che tutta la ricchezza accumulata da Buoso è stata donata ai frati fiorentini.
La famiglia Donati non ci sta a cadere in rovina e affida a Gianni Schicchi la
soluzione del dilemma. Direi che lo spettacolo, tra le tante altre tematiche
sollevate, e’ un affresco efficacissimo della scissione, e del doppio.

Enzo Lamartora

 

 

La Bisbetica Domata

Parma – Nuovo Teatro
Pezzani  

la-bisbetica-domata_full.jpgLa bisbetica è una festa di trame incrociate,
scambi d’identità, manipolazioni linguistiche. In una Padova reinventata
dall’autore, viene descritta la vigorosa conquista dell’irrequieta Caterina da
parte del caparbio Petruccio , avventuriero veronese, che sposa e soggioga
l’intrattabile Caterina di Padova, attirato soprattutto dalla sua dote.

Non tutti sanno però che il testo shakespeariano è
contenuto in una cornice che rende i due protagonisti personaggi di una
rappresentazione teatrale cui altri personaggi assistono in scena. Una commedia
nella commedia, quindi. Precede il dramma un prologo in cui un calderaio,
Cristoforo Sly, è raccolto ubriaco da un signore reduce da una partita di
caccia, davanti ad un’ osteria in aperta campagna: Sly è portato al castello, e
gli fanno la beffa di trattarlo al suo risveglio come se fosse un gentiluomo
che dopo lungo tempo ha ripreso l’uso della ragione e lo fanno assistere a La
bisbetica domata.

Una buona messa in scena del tentativo della
"ragione" di "domare" l’inconscio, o della
"morale" scientifica corrente di domare la "strega"
freudiana.

Enzo Lamartora

 

 

La Cena         

Bologna -Teatro Dehon, 30
Dicembre –  08 Gennaio

la_cena.jpgLa commedia narra di un gruppo di amici che
organizza una cena dove ognuno deve portare il più cretino che trova. Il loro
imperativo è superare la monotonia e il tedio quotidiano.  Per qualche ora di puro divertimento farebbero
qualsiasi cosa. E in parte già la fanno. Si sono inventati un rituale tutto
loro: la cena dei cretini. Pierre Brochard e i suoi fidati amici hanno
escogitato un principio molto semplice, in grado di assicurargli, almeno una
volta alla settimana, grasse risate liberatorie. Si tratta sostanzialmente di
questo: invitare a cena un perfetto cretino, una di quelle persone idiote da
beffeggiare per la strada. E c’è pure un premio in palio: lo vince chi riesce a
portare l’idiota totale. Il mercoledì diventa così un appuntamento
irrinunciabile.

In questo caso l’oggetto della cena è il soggetto
diverso dalla gente cosiddetta comune, sia negli atteggiamenti che nel vivere
sociale.

Enzo Lamartora

 

 

Quello Che Prende Gli Schiaffi

Verona, Teatro Nuovo, 10
Gennaio – 15 Gennaio.

quello_che_prende_gli_schiaffi.jpgNell’ambito della rassegna GRANDE TEATRO
2011/12,  la compagnia Mauri/Sturno mette
in scena Quello che prende gli schiaffi;
libera versione di Glauco Mauri tratta dall’omonimo testo teatrale di Leonid Nikolaevic
Andreev con Glauco Mauri e Roberto Sturno.

Un uomo vuole fuggire dalla società nella quale
vive, dove tutto è dominato dall’egoismo, dall’indifferenza e dal denaro con
cui tutto si compra, anche i sentimenti più puri. E allora diventerà un clown!
Salirà su un palcoscenico da dove comincerà la sua nuova vita; potrà ridere del
suo dolore e potrà gridare la sua ribellione. È un pazzo? No! È uno di quei
rari uomini che sperano si possa costruire un mondo migliore. Un colpo di scena
metterà fine al suo sogno, ma in noi resta la commossa gratitudine per tutti
quelli che ancora credono in quelle cose alle quali non siamo più abituati a
credere.

Potrebbe essere, in fondo, la parabola della creatività
umana rispetto all’orizzonte più piatto e rassicurante del conformismo.

Enzo Lamartora

 

Natale In Casa Cupiello

Palermo, Teatro Biondo, 21
Dicembre –  08 Gennaio

Eduardo De Filippo definiva Natale in casa Cupiello
«una commedia affatata», cioè magica, perché ogni volta che gli capitava di
riprenderla, cosa che, in un arco di tempo di quasi cinquant’anni (dal 1931 al
1977), si è verificata moltissime volte, il gradimento del pubblico è stato
sempre altissimo.

Luca Cupiello, protagonista della commedia, come
ogni Natale prepara il presepe fra il disinteresse della moglie Concetta e natale_cupiello_0.jpgdel
figlio Tommasino, il quale gli ripete dispettosamente che a lui il presepe non
piace. Ci sono poi i continui litigi tra il fratello Pasqualino e Tommasino,
entrambi col vizio del furto. Ninuccia, l’altra figlia, ha deciso di lasciare
il marito Nicolino per l’amante Vittorio, e di scrivere una lettera d’addio;
Concetta, disperata, riesce a farsela consegnare. La missiva capita però nelle
mani di Luca che, ignaro di tutto, la consegna al genero, che viene così a
sapere del tradimento della moglie. Durante il pranzo della vigilia di Natale,
i due rivali, trovatisi di fronte per la sbadataggine di Luca, si scontrano
violentemente. Nicolino abbandona Ninuccia e Luca, resosi improvvisamente conto
della situazione, cade in uno stato d’incoscienza. Nel delirio finale, Luca
scambia Vittorio per Nicolino e fa riconciliare involontariamente i due amanti.

Per molti napoletani (forse anche per gli altri)
"Natale in casa Cupiello", più che essere una rappresentazione
psicoanalitica di qualcosa, rappresenta il riposo dalla pratica
psicoanalitica…

Enzo Lamartora

 

 

Hell In The Cave

Castellana (Taranto), 08
Dicembre – 06 Gennaio

hell-in-the-cave-momento-b.jpgUn cast di 50 attori e ballerini tutti pugliesi,
uno staff di creativi, tecnologie all’avanguardia, una rete territoriale di
collaborazioni tra professionalità del mondo dello spettacolo, dell’artigianato
e dei servizi: "Hell in the Cave – versi danzanti nell’aere fosco" nelle
Grotte di Castellana che, dopo la breve esperienza del 2008, torna in una veste
completamente rinnovata, per rimanere in pianta stabile per ben due anni nel
complesso carsico della provincia di Bari.

Nella splendida scenografia delle Grotte di
Castellana, Hell in the Cave ha un allestimento multimediale importante, capace
di abbracciare l’intero ambiente naturale come spazio scenico, dove le
dinamiche teatrali innovative cattureranno il pubblico per condurlo in una
straordinaria avventura nell’Inferno di Dante. Lo spettacolo affronta la prima
Cantica della Divina Commedia di Dante con rispetto e con la volontà di
renderlo accessibile al pubblico, in un contesto che ben si presta a suscitare
forti emozioni. Una rappresentazione straordinaria di ciò che si muove
nell’intestino carsico della mente umana.

Enzo Lamartora

 

 

Le Bugie Con Le Gambe Lunghe

Roma, Teatro Quirino
Vittorio Gassman, 06 Dicembre – 18 Dicembre

bugie2.jpgCommedia a tinte forti, polemica e ottimista
insieme, "Le bugie con le gambe lunghe" mette in scena l’eterno
conflitto tra verità e menzogna, apparenza e sostanza, libertà dell’individuo e
giudizio della comunità… l’infinita commedia umana. Le bugie con le gambe
corte sono quelle dei bambini, mentre quelle con le gambe lunghe sono quelle,
spiegava Eduardo, "che tutti noi dobbiamo aiutare a camminare per non far
cadere l’impalcatura della società". Il giovane Libero Incoronato, antieroe
alla maniera di Eduardo, un "uomo insignificante", un semplice, cavalca
menzogne e ipocrisie per coronare il proprio sogno: sposare l’amata Graziella,
la cui reputazione non è delle più nobili. Un classico della commedia e
della… psicoanalisi, giocato intorno alla necessità di mediare tra le istanze
proprie ed altrui, senza sfociare nella falsificazione del Sé.  

Enzo Lamartora

 

Il Mare

Torino, Teatro Carignano, 27
Dicembre – 08 Gennaio

biondo_mare.jpgPaolo Poli, insieme ai suoi "attori – mimi" porta
in scena "Il mare", uno spettacolo in due tempi tratto da alcuni
racconti di Anna Maria Ortese. Gli avvenimenti narrati sono visti attraverso il
ricordo struggente: l’infanzia infelice ma luminosa, l’adolescenza insicura ma
traboccante, l’amore sfiorato ma mai posseduto. Sentimenti che ricordano il
dispettoso rifiuto di Kafka e le illuminazioni improvvise di Joyce. Lo spettacolo, in scena al Teatro Carignano è
proprio come il mare, un andirivieni di onde che a tratti seguono correnti
contrapposte e a tratti vanno nella stessa direzione, in un unico grande
andirivieni. Il tutto è nell’inconfondibile stile inconfondibile di Paolo Poli,
fastoso e luccicante nei costumi di Santuzza Calì e nelle scenografie di
Emanuele Luzzati, ma anche nei balli e nelle immancabili canzoni.

Uno spettacolo coinvolgente; due "casi
clinici" (de)scritti in modo "sognante"…

Enzo Lamartora

 

 

Elektra

Torino, Teatro Carignano, 10 Gennaio – 22 Gennaio

elektra_pozzi.jpgElettra
figlia di Agamennone, vive a lungo fianco a fianco con gli assassini del padre,
la madre Clitemnestra e il suo amante Egisto, animata dall’attesa del ritorno
del fratello cui è affidato il compito della vendetta. In lei convivono la
baccante dionisiaca e la donna isterica, ma anche l’incontro tra mito e psicoanalisi,
alla ricerca di un ideale ricongiungimento tra l’uomo moderno e le sue antiche
origini.

Dopo il successo di Cassandra, Elisabetta Pozzi si
ripropone con una nuova, intensa interpretazione di un classico greco, sebbene
la vera ispirazione dell’opera non vada cercata nella Grecia di Sofocle, ma
nell’universo poetico di Shakespeare. Elektra infatti assomiglia molto di più
ad Amleto che alla sua omonima classica. La poesia è utilizzata da Hofmannsthal
per distruggere il concetto di azione. Amleto è il primo grande personaggio
moderno intento più a ragionare che a muoversi, il dubbio se essere o non
essere sta alla base dell’anelito di Elektra, che vuole uccidere ma non riesce
a farlo. L’azione le è negata, buona solo ad immaginare il matricidio ma incapace
di agire ella stessa. Un essere impossibilitato ad agire, chiuso in una
prigione, così appare in quel tempo a Hofmannsthal l’uomo contemporaneo, e così
vede se stesso.

Enzo Lamartora

 

La trilogia degli occhiali

Spettacolo teatrale  di Emma Dante

Roma al teatro Palladium dal
giorno 13 al 23 dicembre

Milano dal 10 al 15 gennaio
al teatro CRT

emma_dante.jpgEmma Dante è una regista palermitana. Come regista
ha realizzato: Battute d’arresto, Il sortilegio, Odissea progetto "Zen
insieme" finanziato dal Ministero degli interni con il patrocinio della
Prefettura di Palermo, Insulti 1°classificato al concorso
"Shownoprofit", La principessa sul pisello, Il filo di Penelope,
L’arringa, La favola di Farruscad e Cherastani, mPalermu spettacolo vincitore
del concorso "Premio Scenario" edizione 2001. "Premio Ubu"
2002, Carnezzeria "Premio Ubu" 2003, Medea, La Scimia, Vita mia,
Mishelle di sant’oliva, Cani di bancata, Il festino, Eva e la Bambola
performances per "Carmen Consoli in teatro" tour 2007/2008, Le Pulle,
La Trilogia degli occhiali. Ha curato la regia della Carmen di Bizet per la
stagione 2009-2010 del Teatro alla Scala di Milano, con la direzione di Daniel
Barenboim.

 

La trilogia
degli occhiali

Sono tre brevi spettacoli autonomi, sconvolgenti e
innovativi, secondo lo stile della regista, in cui sono messe in  scena le emozioni e i sentimenti, esasperati,
violenti, dolorosi, la nostalgia struggente, la povertà, la malattia, la
vecchiaia, l’impossibilità o l’incapacità di vivere il presente. 

Sono tre le storie: un mozzo in terraferma che
vagheggia il suo mare e la sua nave; un ragazzo immobilizzato dalla propria
malattia che vive sognando di essere il difensore di un castello visto dalla
finestra; e una coppia di anziani coniugi che rivive il proprio amore. Tutti i
personaggi portano occhiali, simbolo della difficoltà di vedere il mondo, se
non dal proprio specifico punto di vista, incarnando una visuale univoca.
troligia_3.jpg

Emma Dante in un’intervista ha dichiarato di
sentire la trilogia, tra i suoi lavori, come quello che più le sfugge
continuamente e per questo la tormenta; ogni sera nell’assistere all’opera
avverte qualcosa, come un urlo lacerante, qualcosa di imprigionato nel corpo in
cerca di espressione, che la pone sempre in una dimensione di sospensione e
ricerca.

Queste sensazioni dolorose, pur tuttavia, nella
loro incompiutezza, la pongono davanti a un lavoro non finito, come un punto di
arrivo ed insieme di partenza, quindi viva e fanno sentire l’opera stessa viva
e alla ricerca di definizione.  Ogni cosa
– dichiara Emma Dante – nasce dal buio e al buio; la necessità stessa a fare
teatro nasce in lei dall’esotrilogia_occhiali_2.jpgrcizzare la morte.

E’ chiaro che non si riferisce a una trattazione
sulla morte. Il suo è un teatro instabile, fisico, concreto, spesso esasperato,
che si rivolge al pubblico attraverso il corpo, vuol parlare alla sua pancia,
lo sconvolge, lo turba, lo interroga prima direi nelle carni poi nella mente.

Nello stesso tempo la sua è opera morale, una
chiarissima denuncia delle storture, un chiaro richiamo alla coscienza, individuale
e sociale, alta dello spettatore.

Siamo in un momento di desertificazione- dichiara-
i valori e il pensiero sono mortificati e ridotti a un grado zero. 

Il suo teatro è una messa in scena e una
rielaborazione di tutte le mancanze che vede intorno a sé. Tra le mancanze
annovera tutte le certezze e gli stereotipi e così si propone sempre con nuove
domande. Il suo è autentico teatro di ricerca.

Molti perciò sono i motivi di interesse per lo
psicoanalista, a partire dal suo modo specifico di trattare gli oggetti che
incontra sul suo percorso creativo per finire ai temi che affronteremo nelle
Giornate Italiane del 2012.

Credo che assistere al suo spettacolo possa essere
un interessante, stimolante, non tranquillizzante bel regalo di Natale.

Silvia Vessella