Shakespeare, Freud, l’Amleto

(vignetta di Maria Torrigiani)

Carmelo Bene: “… la psicoanalisi

(che il bardo inglese ne sia il fondatore?)”.

L’anniversario per i 400 anni della morte di William Shakespeare, che si sta celebrando in tutto il mondo con una molteplicità di iniziative a lui dedicate nel corso del 2016, ce lo mostra ancora incredibilmente vivo e presente nella cultura e nell’immaginario contemporaneo.  Non solo le opere del drammaturgo inglese continuano ad essere studiate, lette e rappresentate in teatro o al cinema, ma citazioni, oggetti iconici, spunti narrativi tratti dai suoi lavori possono rintracciarsi anche nel serial televisivi più seguiti, nei prodotti della cultura pop o nella pubblicità, come mostra brillantemente questo brevissimo video del New York Times, pubblicato in italiano sul sito di Internazionale.

http://www.internazionale.it/video/2016/04/26/william-shakespeare

Del resto, come meravigliarsi di questa immortalità di Shakespeare: la materia di cui sono fatti i suoi personaggi e le sue storie sono intrecci vivi e pulsanti di passioni universali; amore, odio, desiderio, vendetta, gelosia, avidità di potere, tutti i sentimenti che si agitano nell’animo umano e muovono i comportamenti, trovano in lui un acutissimo esploratore.

Sigmund Freud nutrì sempre un profondo interesse ed ammirazione per gli artisti e le loro creazioni, ritenendoli in grado di esprimere in forma intuitiva ciò che la nuova disciplina da lui creata, la psicoanalisi, si riprometteva di esplorare in modo scientifico. Avido lettore fin dall’infanzia, con la tendenza ad indentificarsi in figure celebri per grandi imprese – la giovane madre aveva alimentato nel piccolo Sigmund, il figlio prediletto, una notevole autostima! – Freud a otto anni cominciò a leggere Shakespeare e vi ritornò ripetutamente nel corso della sua vita, considerandolo uno dei suoi autori prediletti. Nello studio della casa londinese di Freud, le opere di Shakespeare e di Goethe occupano il posto d’onore in biblioteca, collocate come sono nella sezione centrale, proprio dietro la sedia della sua scrivania. Christian Smith, studioso dell’Università di Warwick, ha indagato l’influenza formativa di Shakespeare su Freud: a suo avviso giocò un ruolo non solo nello sviluppo personale di Freud, ma si espresse in tutta la sua opera, nell’utilizzo di riferimenti shakespeariani sia come mezzo per spiegare certi concetti psicoanalitici, sia proprio per svilupparli. Tra lettere e scritti teorici, si contano 107 citazioni o rimandi di cui 16 nella sola Interpretazione dei sogni (1900), testo in qualche modo fondativo della psicoanalisi, approdo di anni di inquietudine e ricerca e di una sofferta autoanalisi. In alcune pagine del libro, per illustrare le dinamiche edipiche, Freud introduce la tragedia dell’Edipo Re sul mito classico di Edipo, e poi espone un’interpretazione dell’Amleto come moderno Edipo. Molte delle intuizioni elaborate da Freud su Amleto furono in seguito riprese dal suo allievo e biografo Ernest Jones in vari saggi, a partire dagli anni ’10 fino al celebre volume su Amleto e Edipo, diffondendo una lettura psicoanalitica del personaggio che venne molto apprezzata e che servì da spunto per numerose messe in scena – in particolare Sir Laurence Olivier la utilizzò nella celebre versione filmica del 1948, che rese popolare presso il grande pubblico l’interretazione di Amleto in termini di un conflitto psicologico edipico.

In un articolo di Joshua Rothman, apparso qualche anno fa sul New Yorker a commento di un libro su Amleto, si afferma che è sbagliato pensare che Freud abbia utilizzato il Complesso di Edipo per capire Amleto, ma piuttosto sarebbe stato l’Amleto ad aiutare Freud a capire – e forse persino ad inventare – la psicoanalisi. Un’affermazione paradossale, naturalmente, altrettanto quanto quella di Carmelo Bene che ho riportato all’inizio. Eppure, Freud riconobbe a Shakespeare di aver individuato una sintomatologia nevrotica rappresentandola mirabilmente in Amleto. Leggiamo nell’Interpretazione che se: “Nell’Edipo[Re], l’infantile fantasia di desiderio che lo sorregge viene tratta alla luce e realizzata come nel sogno, nell’Amleto permane rimossa e veniamo a sapere della sua esistenza – in modo simile a quel che si verifica in una nevrosi –soltanto attraverso gli effetti inibitori che ne derivano” p.246). Rispetto alla creazione del personaggio di Amleto, Freud scrive a Fließ il 15 Ottobre 1897: “Non penso ad un’intenzione deliberata di Shakespeare, ma ritengo piuttosto che un evento reale abbia spinto il poeta a tale rappresentazione, mentre il suo inconscio capiva l’inconscio dell’eroe” (p.307).

Sulla base dell’“evento reale” ipotizzato da Freud, James Shapiro – docente di Letteratura Comparata alla Columbia University – fonda una suggestiva argomentazione che darebbe ragione di una sorta di identificazione/rispecchiamento di Freud con l’autore dell’Amleto. Nella Interpretazione dei sogni, Freud aveva scritto: “Traggo dall’opera di Georg Brandes (1896 n.d.a.) su Shakespeare la notizia che il dramma è stato composto immediatamente dopo la morte del padre di Shakespeare (1601), quindi in pieno lutto, nella reviviscenza – ci è lecito supporre – delle sensazioni infantili di fronte al padre” (p.247).

Shapiro, nel 2010, ha pubblicato un libro dal titolo Contested Will: who wrote Shakespeare?, con l’intento di smontare le tesi di coloro che mettono in dubbio l’identità di Shakespeare, e individuano il vero autore dei suoi lavori in questa o quella figura di rilievo nel panorama culturale elisabettiano. Anche lo stesso Freud, da un certo momento in poi, si schiererà con i “negazionisti”, lasciando piuttosto interdetto Ernest Jones che non si capacitava del mutamento d’opinione del maestro. In particolare, Freud aderì allo schieramento degli “oxfordiani”, che ritenevano l’Earl of Oxford Edward De Vere fosse colui che si nascondeva dietro il nome di Shakespeare.

Freud, sostiene Shapiro, dalle informazioni tratte da Brandes si era convinto che alla creazione del personaggio di Amleto avesse contribuito, a livello psichico profondo, l’elaborazione di sentimenti ambivalenti e conflittuali da parte di un uomo – Shakespeare – che aveva da poco perso il padre, sentimenti che inconsapevolmente vanno ad intessere la creazione drammaturgica. Come risulta dalle lettere a Fließ, anche  Freud attraversò una lunga e profonda crisi dopo la morte del padre, avvenuta nell’Ottobre del 1896; proprio negli anni immediatamente successivi a questo evento, di pari passo con la propria sofferta autoanalisi, andò sviluppando alcune idee cardine per la nascente psicoanalisi, in particolare l’idea delle dinamiche edipiche della sessualità infantile. Nella stessa  lettera citata precedenrtemente, scrive: “[…] in me stesso ho trovato l’innamoramento per la madre e la gelosia verso il padre, e ora ritengo che questo sia un evento generale della prima infanzia” (p-306).

Quando gli studiosi di Shakespeare proposero una nuova datazione per la composizione dell’Amleto, precedente al 1601, il nesso ipotizzato da Freud tra lutto, reviviscenza di sentimenti edipici, creazione drammaturgica, rischiava di essere invalidato.

Notevole deve essere stata la sua  soddisfazione quando scoprì nella biografia dell’Earl of Oxford un dato che avrebbe fatto quadrare il cerchio: anche lui aveva perso il padre in giovane età, ergo era lui autore dell’Amleto e di tutta la produzione attribuita a Shakespeare! L’opinione di Shapiro, che ci appare alla fine piuttosto plausibile, è che nel rifiuto dell’identità di Shakespeare da parte di Freud giochini un ruolo  motivazioni psicologiche che si collegano al suo romanzo familiare – oltre, va da sé, la granitica fiducia che Freud nutriva nelle proprie intuizioni!

Bibliografia

Freud Sigmund, Lettere a Wilhelm Fließ (1877-1904), Torino, Bollati Boringhieri, 2008.

Freud Sigmund, (1899), OSF, 3.

Rothman Joshua, Hamlet: a love story, New Yorker, 14 Gennaio 2013.

Shapiro James, Contested Will: who wrote Shakespeare?, Simon & Shuster, New York, 2010.

Smith Christian, Shakespeare and Psychoanalysis: the formative influence of Shakespeare on Freud and the development of psychoanalysis, Conferenza al Freud Museum, London, 16 Gennaio 2013.